“ContemporaneA” in cerca di una rivoluzione


Montanelli soleva ricordare quello che una volta gli confidò De Gasperi: “Da parte del potere politico l’unico modo di rispettare la cultura è quello di ignorarla.” Sembra una battuta incredibile ma la conferma viene dai più prossimi politici degasperdemocristiani che ci hanno governato finora insieme ad una vera o presunta egemonia, oggi, definitivamente sinistroide. Per non andare lontano, si vada a leggere il documento sulla nuova fase politica che il sindaco Zambuto vuole aprire con la città. Di cultura non si trova nessuna “sfumatura di grigio”. Ancora, si vada a leggere l’intervista al vicepresidente del Consiglio comunale, Giuseppe Di Rosa sull’ultimo numero di Grandangolo dove ci confida che non gli vogliono dare le carte della Fondazione Pirandello (chissà se per motivi rivoluzionari o controrivoluzionari). Oppure date una occhiata ai cartelloni teatrali del Pirandello che rivelano come il cosiddetto potere sia consapevole che la collettività è disabituata a pensare (si nutre qualche dubbio sugli agrigentini?) e quindi la cultura che farà passare attraverso i media sarà ancora più rozza e primitiva, strettamente legata ai valori istintivi, superficiali e antagonistici, tipici della civiltà borghese in decadenza, che non ha niente di meglio da offrire per realizzare profitti. E intanto ad Agrigento tutti fanno e facciamo cultura, sventagliate di spettacoli dove Pirandello viene sottoposto a macelleria teatralnostrana, iniziative pittoriche, libri, fiere, esplosioni di blog, siti giornalistici e quant’altro. Tutto questo, un necessario preambolo per notificare una bella sorpresa cui siamo andati incontro nel leggere sul sito di “El Aleph”, la resurrezione di vecchie letture come “Aden Arabie” di Paul Nizan sollecitata dagli scrittori della rivista elettronica, parecchi dei quali ritroviamo nella rassegna “ContemporaneA” di Gero Miccichè, ieri sera al suo primo appuntamento con “Il demone a Beslan” di Andrea Tarabbia. E la sorpresa appare più consistente quando, navigando in “El Aleph” ci si imbatte in questi propositi: ”In collaborazione con la Libreria Capalunga, anche quest’anno la rivista letteraria El Aleph ha selezionato 5 scrittori che in questo inizio di millennio hanno vissuto i loro vent’anni (l’età della formazione universitaria, del primo approccio al mondo del lavoro, l’età in cui l’occhio si fa più analitico e la società in cui si vive assume contorni più netti in tutte le sue zone d’ombra) e che ancora oggi non smettono di raccontare. Li abbiamo scelti per portarli ad Agrigento e testimoniare che quella nata tra gli anni ’70 e ’80 non è una generazione inerte, imbelle, apatica, opportunista. Passando attraverso i loro libri freschi di stampa, attraverso le idee di cui li hanno inseminati, attraverso il dialogo che delle idee è piazza d’incontro e raffronto. Li abbiamo scelti per voi e per voi li diffonderemo in televisione. Non per questo riteniamo di essere rivoluzionari: noi contiamo soltanto di portarvi tramite la narrativa un barlume di quella Verità che Sciascia andò cercando per un’intera esistenza. Perché la letteratura è rivoluzionaria solo se porta alla luce la Verità nascosta nel marasma delle cose, altrimenti è vano diletto. Perché, come diceva qualcuno un pò migliore di noi, soltanto “la Verità è sempre rivoluzionaria”.. Oddio, rivoluzionaria? Una cosa però è certa, la differenza tra i nostri tempi e quelli di Marx e Lenin sta nel fatto che oggi l’unità l’avvertiamo “come un’esigenza ontologica, vitale, di sopravvivenza spirituale dell’uomo, e non soltanto come un’istanza politica di liberazione o di giustizia sociale. La divisione ormai è penetrata nel più profondo del nostro essere, nella modalità dei nostri rapporti più o meno quotidiani e non soltanto nelle condizioni formali, estrinseche della nostra esistenza. Non dobbiamo vergognarci di questo, poiché l’ammetterlo è già il primo passo verso la liberazione. Questa situazione infatti è diventata assolutamente insopportabile, nel senso cioè che nessun tipo di benessere (fisico, materiale, economico…) ci permette di sopportarla. La coscienza della divisione è diventata troppo forte perché ci si possa tranquillizzare con la rassegnazione. Non ci si può rassegnare a una cosa che uccide lentamente. L’uomo è fatto per vivere e per vivere nella pienezza dell’essere: il suicidio non può essere una scelta di ordinaria amministrazione. Un antidoto che “El Aleph” ricerca annualmente organizzando “ContemporaneA” che giunta a questo traguardo potrebbe allargarsi ad altre arti del “vivere” e “sopravvivere”. Per il 2012 questo il calendario degli incontri: [05/08] – Corrado Melluso & Roberto Mandracchia – Storie di martiri, ruffiani e giocatori (Caratteri Mobili) presso Casa Sanfilippo, ore 19; [08/08] – Tommaso Giagni – L’estraneo (Einaudi); presso Giardino del Museo Archeologico, ore 19; [19/08] – Giusi Marchetta- l’iguana non vuole (Rizzoli) presso Foyer del Teatro Pirandello, ore 19; [25/08] – Antonio Puglia – Touch faith (Arcana) presso casa natale di Luigi Pirandello, ore 19. Un breve intervento critico sarà riservato per ogni incontro ad alcuni giovani talenti agrigentini, fra cui:Beniamino Biondi (Poeta e critico) Rogero Fiorentino (Giornalista), Loris Magro (Critico), Dario Piparo (scrittore).







