Licata, i conti del Pd con l’area moderata

Licata, i conti del Pd con l’area moderata

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Pino Galante ed Angelo Cambiano, ballottaggio Comune di Licata

Uniti, com’erano due anni fa, avrebbero vinto di nuovo al primo turno. Divisi vanno al ballottaggio. Ma è, quello attorno all’ex vicesindaco Cambiano e allo sfidante Galanti, il blocco politico ancora dominante a Licata. Questo blocco non aveva e non ha alternative di governo. Una vasta area di centro o di centrodestra che a forza di essere maggioranza ha messo radici inestirpabili nel terreno e nel tessuto sociale della città.

Il Partito democratico, attorno a cui poteva nascere un’ipotesi d’alternativa, è stato il primo a riconoscere questa forza, la sua incapacità di poterla contrastare, ed è corso ai ripari alleandosi con uno dei due contendenti. Ma la dote elettorale che ha portato a Galanti serve per ora più alle speranze del partito di non uscire ancora una volta dalla scena amministrativa che al candidato sindaco sostenuto. Il dottore Galanti sarebbe andato lo stesso al ballottaggio senza quei voti. Ma, a prescindere dall’esito della sfida finale tra lui e Cambiano del 14 e 15 di giugno, il Pd non potrà fare a meno di interrogarsi sulle sue difficoltà oggettive e su quelle, storiche, di una sinistra che non riesce a Licata ad attirare consensi. Solo due consiglieri comunali, e  in virtù degli apparentamenti, uno in meno rispetto alle ultime elezioni.

Non è bastato nemmeno il nuovo corso renziano, lo spostamento del partito nell’area di centro, a invertire una lunga tradizione di sconfitte e a creare delle crepe nel blocco politico moderato che, pur diviso e in competizione, continua a riscuotere la fiducia dei licatesi. Qualcosa vorrà pur dire se le ultime vittorie di formazioni o coalizioni di centrosinistra risalgono a più di vent’anni fa, con Carmelo Incorvaia eletto deputato ed Ernesto Licata sindaco. E se addirittura a quarant’anni fa (elezioni del 1975) risale la maggiore rappresentanza numerica della sinistra in Consiglio comunale.

Altre epoche, ormai. Epoche consegnate alla storia. Nel 1975 e nel 1976 il Pci otteneva il suo massimo storico, prima alle elezioni comunali e subito dopo alle nazionali. E Leonardo Sciascia scriveva il suo simple discours per Palermo, firmato da 150 personalità dell’arte, della cultura e delle professioni, e veniva eletto consigliere comunale del capoluogo. Carica da cui presto si dimise ma che fu l’inizio del suo impegno diretto in politica. Semplice discorso contro il malgoverno. Al Pd di oggi, alla sinistra residuale che sopravvive al suo interno e a Licata, serve molto di più di un semplice discorso. Servono uno scatto culturale e un impegno forte che non sappiamo quanti dei suoi iscritti e dirigenti siano ancora disposti a sostenere.

 

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