Agrigento, un poliziotto in incognito racconta la “Catturandi”

Agrigento, un poliziotto in incognito racconta la “Catturandi”

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Alessi,Fabiano e la presentatrice Terrasi

Alessi,Fabiano e la presentatrice Terrasi
Alessi,Fabiano e la presentatrice Terrasi
Catturandi copertina
Catturandi copertina
Alza ancora il tiro e il tono il “Caffè letterario” promosso dal questore di Agrigento Mario Finocchiaro e dall’”Associazione Emanuela Loi” il cui presidente, Fabio Fabiano, è uno dei poliziotti-scrittori protagonisti di questa rassegna giunta alla sua seconda edizione.
E lo fa con un poliziotto in incognito della sezione “catturandi”. Di lui sappiamo solo l’essenziale in uno scarno comunicato ufficiale: I. M. D. è l’acronimo con cui è conosciuto il poliziotto palermitano in incognito, scrittore, criminologo e sindacalista. Laureato alla facoltà di Scienze politiche all’Università di Palermo, Master di II livello a Roma in Criminologia e Scienze della pubblica amministrazione, è un investigatore della Squadra Mobile di Palermo. Ha partecipato insieme ai suoi compagni della sezione catturandi all’arresto di boss mafiosi tra i quali Giovanni Brusca, Bernardo Provenzano, Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Vito Vitale, Gianni Nicchi. Pluridecorato, promosso tre volte per merito straordinario, oggi si occupa di mafie straniere e di prostituzione. Per Dario Flaccovio Editore ha già pubblicato: “Catturandi” (2009), “100% sbirro” (2010 con Raffaella Catalano), “Dragoni e Lupare” (2011) e più recentemente “La Catturandi, la verità oltre la fiction. Segreti e misteri delle indagini antimafia”. Ieri sera, I.M.D. è stato ospite di questa rassegna “ Sulla strada della legalità” e ha presentato il suo libro “Catturandi” con prefazione del magistrato Nino Di Matteo. Ad ascoltare le risposte che ha fornito al moderatore Enzo Alessi, c’era il solito folto pubblico che sta seguendo con interesse le vicende degli “eroi senza nome” che stanno reggendo a loro rischio e pericolo, nell’abnegazione e nel nascondimento, la lotta alla criminalità organizzata. Esperto in intercettazioni, il poliziotto in incognito che abbiamo conosciuto va fiero, fra le altre cose, di un singolare cimelio. Si tratta di un sigaro, “anzi due sigari che presi a Giovanni Brusca durante la sua cattura. Uno l’ho fumato, l’altro me lo tengo come ricordo”. Impossibile non chiedere a IMD, esperto in intercettazioni cosa pensi lui, con la sua vita sempre a repentaglio, della trattativa Stato-Mafia e soprattutto delle recenti intercettazioni che hanno sconvolto la politica siciliana. IMD non si scompone più di tanto.
“Visto che se ne sente parlare è una cosa positiva. Dobbiamo temere quando non se ne parla, cioè quando non ci sono le indagini e i processi, per cui io sono molto pragmatico, non mi sconvolge nulla e non mi sorprende niente perché in tanti anni di polizia mi sono occupato quasi sempre di intercettazioni e ho sentito di tutto e di più. Abbiamo arrestato mafiosi, consiglieri comunali, politici siciliani e nazionali per cui le lascio immaginare cosa è venuto fuori. Quindi fino a quando ci sono le indagini questo è un paese che ha una speranza. Quando le indagini non ci sono più perché non ce lo permetteranno di fare significa che abbiamo perso ogni speranza. Da poliziotto dico va bene, ci può stare perché fa parte, diciamo, delle dinamiche di casa nostra cercare contatti. Un signore che si chiamava Pantaleone molti anni fa scrisse un libro sui rapporti della mafia e la politica, è un libro che dovrebbe essere letto a scuola, come dovrebbe essere letta la sentenza che riguarda Dell’Utri. Se i ragazzi leggessero questi due libri capirebbero che trattative, rapporti mafia-politica, rapporti con le istituzioni e la burocrazia sono il pane quotidiano della mafia, per cui va bene, ci lavoriamo”.
Di questa straordinaria vicenda che ha interessato Crocetta , il giornalismo e la politica che idea se ne è fatta? La gente comune pensa che ormai ci sia un livello “altro” e non più “terzo” , una sorta di “Grande sorella” che esautora perfino le procure.
“Questa intercettazione di cui è venuto in possesso L’Espresso, qualcuno ha commesso sicuramente un reato, perché se è una intercettazione che fa parte di un procedimento penale e non è pubblica significa che è secretata. Quindi se ce l’ha un giornale qualcuno ha violato il segreto di ufficio, se invece ce l’ha L’Espresso e non faceva parte di un procedimento penale è pur sempre un reato. Sarebbe una intercettazione acquisita illegittimamente perché tra quelle che vanno cassate, perché non entrano nel procedimento. Come la vogliamo girare qualcuno ha commesso un reato. Allora, io non posso e non voglio entrare nel merito dell’intercettazione, dico semplicemente che non possono essere pubblicate in questa maniera”.
Insomma è una sporca faccenda della solita storia italiana.
“La nostra storia è stata sempre fatta di episodi sporchissimi, dall’unificazione d’Italia fino a oggi abbiamo un macello di cose sporche. Però come dicevo prima l’importante è che vengano fuori. Importante è che noi le scopriamo e che la gente in qualche maniera ne venga a conoscenza. Il problema è dopo avere acquisito l’informazione, cosa succede? Le risposte le dobbiamo avere dal processo, non conosco i dettagli, so che l’intercettazione che investe la privacy di una persona deve essere autorizzata da un decreto rilasciato da un giudice per cui tutto quello che viene dal di fuori è sicuramente un illecito e un reato. Aspettiamo di capire come si è venuti in possesso di queste intercettazioni e chi è il responsabile”.
Il pubblico della Rassegna
Il pubblico della Rassegna
Numerosi i rappresentanti delle forze dell'ordine
Numerosi i rappresentanti delle forze dell’ordine

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