L’inchiesta sull’appalto torrette anti-incendio: la black list c’è

L’inchiesta sull’appalto torrette anti-incendio: la black list c’è

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Torretta antincendio

La black list c’è ed è stata sequestrata. Inutile girarci intorno.
Ed è in mano ai magistrati della Procura della Repubblica di Palermo coordinati, nella specifica vicenda dal procuratore aggiunto Dino Petralia.
Nomi, cognomi (almeno una dozzina), cifre e motivo. Inutile girarci intorno tra smentite e boatos. Resta da stabilire chi c’entra e chi no, ma questo è compito dei giudici, non certo dei giornalisti. La storia dell’inchiesta sull’appalto delle torrette anti-incendio in Sicilia (oltre 32 milioni di euro) è vera, preoccupante (per molti) e autentica. Resta da chiarire (e Grandangolo adesso non ha elementi per farlo) se l’imprenditore Massimo Campione, titolare della Sistet srl ha deciso di collaborare o fornire versioni sul possesso della lista destinate al vaglio della magistratura. Ma non c’è solo la lista. Questo lo capiscono tutti.
I magistrati inquirenti lavorano sull’extra lista (tanto il documento con nomi e cognomi è un dato acquisito). E cioè, oltre all’appalto delle torrette anti-incendio esistono altre situazioni di corruttela e tangenti? E’ questo il punto cruciale di una vicenda destinata a far sobbalzare sulla sedia colletti bianchi e meno bianchi.
Non bisogna essere maghi per comprendere che l’imprenditore agrigentino è stato messo davanti ad un fatto dal quale non può uscire: se collabora non può fermarsi alla dozzina di nomi elencata sulla lista. Pacifico. Chiarissimo. Senza essere maghi o indovini. Ecco, da questo bivio si esce solo con la verità. E la serietà dei magistrati inquirenti ci induce a ragionare che siamo davanti all’anticamera di un terremoto politico giudiziario.
Grandangolo questa storia l’aveva ricostruita così, ripresa integralmente da Sudpress che ha anche intervistato (l’ottima Simona Scandurra) il professor Dario Lo Bosco: “Una indagine della Procura di Palermo, coordinata dal Procuratore Bernardo Petralia, su un appalto per le torrette di avvistamento antincendio in Sicilia, ha dato una svolta inaspettata su un vasto giro di tangenti alla Regione che sta fa facendo tremare amministratori e politici di mezza Isola.
Settimane fa all’aeroporto di Palermo gli agenti della polizia giudiziaria hanno fermato l’imprenditore agrigentino Massimo Campione, dell’omonima impresa di costruzioni, strade e impianti eolici. Nella borsa dell’imprenditore, sottoposto a minuziosa perquisizione, è saltata fuori una cartella dattiloscritta con una serie di nominativi tra funzionari pubblici e politici di riferimento, accanto ai quali erano dettagliatamente segnate copiose somme di denaro e relative date di consegna. Alle contestazioni successive, Campione, che è fratello di Marco Campione, manager di Girgenti Acque, ha cercato di smussare gli angoli, sostenendo che gli stessi fossero solo appunti senza importanza alcuna. Un fatto che non ha convinto gli investigatori che hanno subito proceduto alla successiva perquisizione degli uffici e dell’abitazione dell’imprenditore agrigentino. Secondo le prime indiscrezioni, è saltato fuori materiale ritenuto dagli inquirenti “molto interessante”.
Al primo posto della lista rintracciata figura il nome dell’agrigentino Dario Lo Bosco, docente universitario originario di Raffadali, già presidente dell’autorità Portuale di Messina, dell’Ast e delle Rfi, la rete ferroviaria.
Accanto a Lo Bosco, una serie di nomi di politici siciliani e di affari collegati a forniture: di qui il grande riserbo, in considerazione del fatto che lo spettro dell’indagine si è allargata a insospettabili settori della Regione che interessano le Ferrovie, i porti e la Protezione civile”.
E quindi, un mese fa circa, Massimo Campione dell’omonimo gruppo imprenditoriale, a capo della Sistet S.r.l., è stato fermato dalla Polizia, appena uscito dal budello che dall’aeroporto Falcone e Borsellino conduce verso l’autostrada. Un controllo affatto casuale.
I poliziotti non erano in servizio per rituali controlli stradali ma cercavano proprio lui, appena atterrato in Sicilia proveniente dal continente. Probabilmente gli agenti già sapevano cosa cercare e sembra fuori di dubbio, ma questa è una supposizione peraltro alquanto fondata, che le attenzioni riversate sul patron della Sistet fossero da tempo attivate.
Le indagini, come detto da tempo avviate, avevano puntato dritto un vecchio appalto multimilionario riguardante la realizzazione di torrette anti incendio in tutta la Sicilia e la Sistet S.r.l. “progetta, realizza, installa e si occupa della manutenzione di sistemi di telecontrollo, automazione industriale, telegestione, telesorveglianza, monitoraggio di incendi boschivi, hardware, software, reti Lan, controllo di processo, telemetria, realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica ed impianti di cogenerazione per la produzione congiunta di energia elettrica e termica”. Il controllo effettuato su Massimo Campione ha fatto saltar fuori un foglio contenente appunti perlomeno sospetti: un elenco di nomi con accanto date, cifre. Una sorta di libro mastro che sembrerebbe indicare dazioni di tangenti. Le cifre, sembrerebbero alquanto cospicue: centinaia di migliaia di euro. Stupefacente che Massimo Campione tenesse un così documentato promemoria, ma tant’è.
I controlli sono proseguiti in Questura, presenti i magistrati della Procura della Repubblica di Palermo, coordinati dall’aggiunto Bernardo Petralia, ed inevitabilmente è stato chiesto conto e ragione della lista e del significato delle relative annotazioni.
Un faccia a faccia durato parecchie ore, mentre quasi contemporaneamente altro personale di Polizia andava a perquisire la sede della Sistet, in via Imera ad Agrigento, sede storica del Gruppo Campione spa. Drammatico il confronto con i magistrati con questi ultimi protesi verso laricerca della verità e sulsignificato reale degli appunti e delle relative cifre messe accanto ad ogni nome. Nomi eccellenti – si dice senza trovare alcuna conferma ufficiale – non solo di dipendenti regionali e professionisti ma anche di politici e “grand commis” come quello di Dario Lo Bosco.
Il suo è l’unico nome certo uscito fuori dai boatos e su lui sono concentrate le attenzioni investigative degli inquirenti che hanno compreso molto bene – confortati dai risultati, anche videoregistrazioni, di precedenti indagini che hanno aperto una breccia considerevole nel muro di complicità e compiacenze – di trovarsi davanti ad una vicenda molto delicata che potrebbe produrre terremoti dentro gli ovattati ambienti della politica siciliana e dell’imprenditoria.
Non si conosce, al momento, quale percorso giudiziario sia stato scelto dall’imprenditore Massimo Campione ovvero se abbia scelto la via della collaborazione (sollecitata peraltro dai suoi familiari ed avvocati) oppure quella della chiusura totale e della liceità dei suoi comportamenti.
Di sicuro gli inquirenti hanno già iniziato una serie di verifiche e controlli, interrogando anche alcune persone che dell’appalto per la realizzazione di torrette anti incendio sanno qualcosa.
Il resto della storia è ancora tutto da scrivere.”
Simona Scandurra ha intervistato il prof. Lo Bosco. Ecco il resoconto: Una bomba ad orologeria deflagrata ieri. L’unico nome sinora emerso tra quelli della presunta blacklist è quello del supermanager pubblico prof. Dario Lo Bosco. Lo abbiamo sentito e si dichiara estraneo ed esterrefatto. Chi ha fatto trapelare il suo nome e perché solo il suo.
Il noto imprenditore agrigentino Massimo Campione viene intercettato e fermato dalla polizia a bordo della sua auto, nei pressi dell’aeroporto di Palermo. Sembrerebbe un banale controllo di polizia stradale.
Viene identificato e successivamente, (si presume con una motivazione logica fondata ed autorizzata), perquisito.
Tra i documenti rinvenuti e che hanno catturato l’attenzione degli investigatori, un libro mastro, una lista con nomi eccellenti di politici, si mormora di senatori e funzionari pubblici.
La notizia conquista le prime pagine di numerosi giornali e anche telegiornali di tutta la Sicilia, Quello che appare chiaro è che c’è un’indagine in corso su Massimo Campione presso la Procura della Repubblica di Palermo, concentrata in particolare su un appalto per le torrette di avvistamento antincendio in Sicilia.
La ricostruzione fatta da alcuni organi di stampa riferisce esplicitamente che la lista di nominativi e cifre rinvenuta tra i documenti di Campione non sarebbe altro che una sorta di memorandum contenente cifre e beneficiari di mazzette.
Qualcosa che gli investigatori evidentemente già cercavano, risultando alquanto strano che da un banale controllo di polizia stradale si passasse alla perquisizione e quindi al sequestro di documenti.
Dalla procura nessuna conferma ma neanche alcuna smentita.
Tra i nomi della lista delle presunte mazzette consegnate, uno fra tutti, il primo, e l’unico ad essere trapelato, è quello di Dario Lo Bosco docente universitario originario di Raffadali, già presidente dell’autorità Portuale di Messina, dell’Ast e delle RFI.
Lo Bosco dall’altro capo del telefono appare meravigliato e quasi ironicamente stupito per una vicenda che definisce “pirandelliana”.
Impossibile distinguere tra realtà e finzione perché assicura Dario Lo Bosco a Sudpresss nulla lo lega all’imprenditore Campione, agrigentino come lui, un conoscente sempre considerato persona perbene, prima di oggi.
“Questa vicenda è del tutto inspiegabile. Non solo lo trovo assurdo, ma non capisco a che titolo io avrei potuto partecipare a fatti distorsivi dell’interesse pubblico su torrette antincendio. Noi abbiamo miliardi di investimenti come Ferrovie dello Stato e li facciamo nella massima trasparenza e legalità. Io mi occupo proprio di questo settore- ed aggiunge- non vorrei che dietro questa cosa ci fosse anche dell’altro…”.
Non specifica Lo Bosco, ma appare abbastanza meravigliato per una vicenda che sente quasi come un complotto nei suoi confronti. E’ vero che in quella lista ci sono nomi eccellenti, alcuni davvero importanti, molto più di lui “E allora perché sarebbe uscito soltanto il mio nome?” aggiunge.
“Campione non si è mai iscritto ad albi né di Ferrovie, né di Ast né di Autorità portuale” lo dice con fermezza il presidente che, subito dopo la notizia, ha fatto fare un controllo a tappeto dai suoi più stretti collaboratori anche a Roma perché cerca di capire come mai un imprenditore, che lui afferma di aver incontrato solo un paio di volte, avrebbe dovuto appuntare il suo nome insieme a quello di molti altri in una lista.
“A che titolo e che vantaggio avrebbe potuto avere?- aggiunge- è una cosa pazzesca”
I dubbi su questa vicenda che il presidente definisce “paradossale” sarebbero adesso anche sulla vera entità del nome.
“E’ vero che in alcuni giornali fosse indicato il cognome Bosco e in altri, proprio il mio Lo Bosco, siamo sicuri che si tratti di me?”
Tasselli messi insieme “grossolanamente o appositamente secondo il presidente Lo Bosco:
“E’ assurdo che mi si metta in mezzo per una vicenda squallida come questa. E’ una vicenda che ignoro, non so nemmeno qual è l’ente interessato ed in tutte le società che presiedo questo imprenditore non ha mai partecipato a gare”.
Adesso è grande l’attesa per conoscere gli altri nomi della presunta “Blacklist”.

Pubblichiamo una smentita, nonostante sia stato già fatto, ad opera del prof. Lo Bosco tramite il suo legale

Pur in presenza di smentite e interviste pubblicate da questo giornale in relazione alle vicende legate all’inchiesta della Procura della Repubblica di Palermo sull’appalto delle torrette anti-incendio, ci scrive l’avvocato Carlo Zaccagnini che assiste il prof. Dario Lo Bosco la seguente lettera:
“In relazione a quanto pubblicato da alcuni organi di informazione siciliani, il Prof. Ing. Dario Lo Bosco, Presidente di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), esprime disagio e disappunto per essere stato accomunato a situazioni e persone che nulla hanno a che fare con la sua etica personale e professionale e smentisce tassativamente le voci su qualsiasi coinvolgimento in inchieste della Procura della Repubblica di Palermo su presunte tangenti per appalti relativi a torrette antiincendio, rilevando la sua assoluta ed inequivocabile estraneità ai fatti. Il Prof Lo Bosco sottolinea non solo di non essere a conoscenza di alcuna indagine a suo carico e di non aver mai intrattenuto rapporti professionali con il Sig. Massimo Campione, ma che la ditta Sistet allo stesso riconducile o altre del Gruppo di cui tale Ditta fa parte non hanno mai partecipato a gare bandite da RFI, né sono iscritti ai Sistemi di Qualificazione. Inoltre, la Sistet e le altre Imprese del Gruppo non hanno nemmeno avuto subappalti ferroviari come certificato dalle competenti Direzioni societarie. Storicamente Sistet ha vinto nel mondo ferroviario un solo appalto di telefonia ad Ancona nel 2001 bandito da Ferrovie dello Stato SpA (non esistendo a quel tempo Rfi). Pertanto, esprime disagio e disappunto per essere stato accomunato a situazioni e persone che nulla hanno a che fare con la sua etica personale e professionale (AST che è pure citata dal Giornalista fra le Società di cui il Prof Lo Bosco è amministratore, notoriamente non si occupa di appalti di opere pubbliche).
Il Prof Dario Lo Bosco ha già dato mandato ai propri legali di porre in essere ogni più opportuna azione utile al fine di tutelare la propria immagine e quella di Rfi che si onora di presiedere, valutando pure a questo scopo ogni ulteriore azione, per danni comunque cagionati”.

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