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Blitz “Catene spezzate”, una degente (minore) scrive: “Qua è peggio di una casa degli orrori”

di Redazione
Pubblicato il Gen 19, 2016
Blitz “Catene spezzate”, una degente (minore) scrive: “Qua è peggio di una casa degli orrori”

Maltrattavano fisicamente e psicologicamente alcuni minori, inabili psichici, affidati, per la vigilanza, assistenza e sostegno psicologico, ad una comunità alloggio di Licata sottoposta a sequestro preventivo. Ormai è nota la vicenda del blitz scattato stamani che ha portato all’arresto di una assistente sociale, responsabile della gestione della struttura, e posta ai domiciliari.

L’ordinanza cautelare è stata firmata dal Gip del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella su richiesta della Procura della Repubblica. Nell’ambito dell’operazione, (condotta dai carabinieri e denominata “Catene spezzate”, sono complessivamente otto le persone iscritte nel registro degli indagati) emergono particolari davvero inquietanti.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Agrigento, Ignazio Fonzo, e dal sostituto Alessandro Macaluso, è iniziata grazie alla segnalazione degli insegnanti della scuola che frequentavano i  disabili. Sono state le professoresse ad accorgersi del malumore dei ragazzi. Poi l’elemento che ha convinto la preside a chiamare i carabinieri: il disegno di uno di quei ragazzi in cui veniva raccontata una storia fatta di streghe, bambini picchiati, gente legata con le catene e terribili violenze.

Ecco cosa scrive in una lettera una giovane ricoverata alla sua insegnante per raccontare le vessazioni patite da altra degente all’interno della comunità: “ … ieri ero tranquilla poi sono andata in bagno e ho visto omissis che si mangiava la cacca e poi omississ l’anno legata con lo schoch mani e piedi e bocca e li hanno messo una coperta di sopra gli facevano guai le mettevano le mollette nel naso gli davano schiaffi gli altri pieni di medicinali e io avevo paura volevo chiamare i carabinieri ma non ci sono riuscita ora ho tanta paura che mi fanno del male”.

Qualche giorno dopo altra missiva: un nuovo scritto descrittivo delle sofferenze patite all’interno della comunità: “qua è peggio di una casa degli orrori”.


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