Calunnia contro magistrato assolto dal Gup: non è imputabile

Calunnia contro magistrato assolto dal Gup: non è imputabile

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Il Tribunale di Caltanissetta

Giuseppe Sanfilippo, di Burgio, è stato condannato con sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Agrigento il 28 maggio 1999, presieduta da Anna Maria Ciccone, a ventuno anni e sei  mesi di reclusione, per l’omicidio del giovane Carmelo Pinelli, commesso a Lucca Sicula il 17.03.1999.

Dopo essere tornato in libertà per avere espiato interamente la pena, è stato nuovamente sottoposto a processo per il delitto di calunnia per avere accusato la dott.ssa Anna Maria Ciccone, Presidente della Corte Assise di Agrigento, di avere insabbiato il processo, di avere occultato prove a lui favorevoli e di averlo condannato sulla base di prove false.

Sanfilippo, da sempre protestatosi innocente, già dai primi anni di detenzione, dal carcere ha presentato una serie innumerevole di richieste di revisione del processo in cui è stato condannato per l’omicidio di Pinelli, nonché degli esposti al Consiglio Superiore della Magistratura denunciando una serie di presunte irregolarità di cui si sarebbe resa responsabile l’allora Presidente della Corte di Assise di Agrigento.

Proprio in relazione ad una di queste istanze ed in considerazione delle gravi accuse mosse in danno del Magistrato, il Presidente della Corte di Appello di Caltanissetta, su richiesta del Sostituto Procuratore Generale presso la medesima Corte, ha disposto la trasmissione degli atti alla locale Procura della Repubblica per il reato di calunnia a carico del Sanfilippo.

Il relativo procedimento, approdato innanzi al Gup del Tribunale di Caltanissetta, David Salvucci, si è concluso con l’assoluzione di Sanfilippo, difeso dagli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, dal reato di calunnia.

In particolare, già dalla prima udienza ed in vista della richiesta del giudizio abbreviato, il difensore aveva prodotto una mole considerevole di documentazione, acquisita mediante indagini difensive, presso gli istituti di pena, le cancellerie e lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, volta a provare che il Sanfilipo fosse effettivamente convinto della verità delle accuse mosse in danno del magistrato, essendo le stesse anche il frutto dello stato psichico in cui lo stesso versava a causa della detenzione vissuta come ingiusta.

Il Gup, dopo avere disposto una perizia medico-legale volta ad accertare la sussistenza della piena capacità di intendere e di volere, sulla base dei sui risultati, ha assolto il Sanfilippo in quanto non imputabile.

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