Bancarotta Windjet: il “sistema Pulvirenti”

Bancarotta Windjet: il “sistema Pulvirenti”

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Operazione Icaro Windjet

Dopo quasi 4 anni dal tramonto della Windjet, il collasso della compagnia aerea porta agli arresti domiciliari i suoi vertici: il Presidente Antonino Pulvirenti e l’Amministratore delegato Stefano Rantuccio.

Bancarotta fraudolenta, questa l’accusa avanzata dalla Procura di Catania a conclusione dell’inchiesta avviata nel 2012. Sopravvalutazione del marchio, debiti con l’erario, bilanci truccati, perizie “di comodo”, simulazione di ricambi e altre operazioni inesistenti per intascare somme di denaro: queste le principali manovre del “sistema Windjet”.

L’operazione “Icaro” condotta dalla Guardia di Finanza di Catania e coordinata dalla Procura fa luce sulla gestione contraffatta della compagnia aerea che, improvvisamente, per forte crisi di liquidità, nel 2012 lascia a terra migliaia di passeggeri e sul lastrico 500 lavoratori. Le radici del crack sono già presenti nel 2005 quando la compagnia aerea di Pulvirenti dichiara un bilancio attivo di 10 milioni di euro, contando in realtà 600mila euro in passivo: condizione che gli avrebbe già impedito di volare. Dunque, se nel 2009 la Windjet si presenta sul mercato come la prima compagnia per vendite di biglietti, tanto da far interessare Alitalia al suo acquisto (trattativa che poi non è mai andata in porto), è solo uno specchio per le allodole. Il marchio viene iscritto nel bilancio del 2014 con un valore di soli 319 euro, numeri incredibilmente lievitati in un anno, considerato che nel 2005 la Windjet sulla scorta di una perizia che la Procura ritiene “di comodo” viene stimata appunto per 10 milioni di euro.

La cessione a Meridi s.r.l.

Tra le operazioni fraudolente contestate dalla Procura etnea, la Windjet avrebbe truccato il proprio bilancio, nascondendo le effettive perdite. E’ sulla stima dei fittizi 10 milioni di euro che viene venduta nel 2006 alla società di gestione di supermercati Meridi S.r.l. (del gruppo della famiglia Pulvirenti). Nel 2009 Windjet ricompra il marchio a un prezzo maggiore di quello reale, sottraendo così ai creditori 2 milioni e 400mila euro. Un modus operandi che continua anche negli anni successivi tant’è che nel gennaio 2012 la compagnia di Pulvirenti contrae un muto con il Credito Etneo Banca di Credito Cooperativo per restituire 1,8 milioni a Finaria che aveva pagato i suoi debiti: un’operazione definita dagli inquirenti “distrattiva perché Windjet era già in dissesto e proprio in quel momento incapace di contrarre un mutuo”. Lo stato economico-finanziario della società, inoltre, è desumibile dall’ammissione alla procedura di concordato preventivo liquidatorio dal Tribunale Fallimentare di Catania nel 2013 con un passivo di oltre 238 milioni di euro e con debiti verso l’erario per oltre 43milioni di euro.

L’aereo incidentato

Nell’ottobre 2010 in fase di atterraggio all’aeroporto di Palermo l’aereo Windjet msn 2424 viene gravemente danneggiato, rottami che però vengono valutati dalle società estere Dale Aviation Ltd e Powerjet Aviation Service Ltd oltre 21 milioni di euro a fronte di un valore riconosciuto dalla società assicuratrice per poco più di 600mila euro. Così, altre rimanenze di magazzino negli anni successivi vengono incredibilmente sovrastimate tramite “perizie di comodo” per un totale di oltre 30 milioni di euro.

La complicità degli organi di controllo

Componenti dell’organo sindacale che avrebbero dovuto vigilare, come i responsabili della società di revisione Bompani audit Srl, secondo la Procura, hanno invece concordato e retrodatato le relazioni di revisione da allegare ai bilanci relativi agli anni dal 2008 al 2011 così da nascondere il dissesto in cui versava la società. La Procura ha intercettato, a questo proposito, diverse mail in cui l’amministratore delegato Stefano Rantuccio avrebbe suggerito loro di attenuare i rilievi critici. Un contesto complesso, per cui il colonnello Manna ha fatto riferimeno a una “consapevolezza e complicità degli organismi di controllo”.

Acquisti di costosi ricambi e fatture gonfiate

L’amministratore delegato Stefano Rantuccio, con l’aiuto del fratello Biagio (anche questo indagato), si sarebbe appropriato di oltre 270mila euro provenienti da somme precedentemente trasferite da WindJet su conti di società estere attraverso fatture gonfiate giustificate con la “manutenzione di aeromobili e acquisto di costosi ricambi”. Dopo poco tempo, le somme sarebbero rientrate in Italia mediante bonifici su conti personali e accrediti su carte prepagate intestate a prestanomi rumeni,

I soggetti coinvolti

17 indagati, sequestro di somme per oltre 5,6 milioni di euro, 5 provvedimenti di diveto temporaneo ad esercitare attività imprenditoriali e professionali. Arresti domiciliari per Antonino Pulvirenti (Presidente del Consiglio di Amministrazione di Wind jet) e Stefano Rantuccio (Amministratore delegato). Gli altri indagati a piede libero: Angelo Vitaliti, Vincenzo Patti, Paola Santagati, Giuseppe D’Amico, Gianni Cominu, Biagio Rantuccio, Matko Dadic, Gregoire Lebigot, Karl Rickard, Sarah Patti, Gianmarco Abbadessa, Luciano Di Fazio, Gianluca Cedro, Remo Simonetti, Giulio Marchetti. Diveto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e professionali per Antonino Pulvirenti, Stefano Rantuccio, Angelo Vitaliti, Vincenzo Patti, Paola Santagati.

Le indagini sono state svolte dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catania in stretta collaborazione con i consulenti tecnici nominati dall’Autorità Giudiziaria con il supporto del Nucleo Speciale di Polizia valutaria e dirette dai magistrati del gruppo per i reati contro la criminalità economica della Procura distrettuale di Catania. Presenti alla conferenza stampa il Procuratore Reggente Angelo Patanè, la dott.ssa Alessia Natale, la dott.ssa Alessandra Tasciotti, il dott. Alessandro Sorrentino, il colonnello della Guardia di Finanza Roberto Manna.

 

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