Anno giudiziario Messina: Palazzo di giustizia e Corte gravi questioni aperte

Anno giudiziario Messina: Palazzo di giustizia e Corte gravi questioni aperte

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Anno giudiziario Messina 2016

La lentezza della giustizia che “condiziona negativamente, su un piano più generale, lo sviluppo dell’economia, scoraggiando gli investimenti”; i problemi del distretto di Messina che “continua a registrare una situazione difficile”; il mancato impiego dei fondi per un nuovo Palazzo di giustizia “una grave inadempienza, nei confronti dell’amministrazione giudiziaria e dell’intera città” e la paventata soppressione della Corte d’appello di Messina.

Sono questi gli argomenti al centro della relazione del primo presidente della Corte d’Appello di Messina Michele Galluccio in occasione dell’inaugurazione dell’anno giidiziario. Affronta subito la questione della giustizia troppo lenta che non riesce a dare risposte ai cittadini: “Il nodo fondamentale - afferma - se si vuole finalmente affrontare e risolvere il problema della lentezza dei giudizi, èe resta quello di fronteggiare, una volta per tutte, l’arretrato di migliaia di cause, e di ridurre, in contemporanea, in maniera drastica la domanda di giustizia, sottraendo all’area dell’intervento penale le materie di scarsa rilevanza ed incentivando al massimo forme di mediazione/conciliazione per le minimali vicende civilistiche”.

Nel settore penale “il problema fondamentale è la lungaggine dei processi penali che restano macchinosi ed estremamente complessi, per qualsiasi tipo di illecito”. Anche se “il problema più grave, è quello della prescrizione dei reati”.

Secondo il presidente Galluccio “Appare estremamente urgente un intervento legislativo che finalmente estrometta dalle aule giudiziarie i reati minori e se ne impedisca, per il futuro, l’accesso. La strada da percorrere è quella di una consistente depenalizzazione”. Passando ai problemi dei distretto di Messina il presidente Galluccio evidenza che si “continua a registrare una situazione difficile, a causa delle scoperture negli organici”.

Una crisi aggravata dai vuoti di organico del personale di cancelleria: “Gli uffici giudiziari risentono della contrazione della spesa, non essendo da tempo bandito alcun concorso per l’assunzione di personale amministrativo, al cui fabbisogno si sopperisce con unità di personale proveniente da altre amministrazioni”.

Questione centrale è, ancora una volta, l’edilizia giudiziaria: “continuano a mancare le aule di udienza – afferma Galluccio – le stanze per i magistrati e il personale, gli archivi; nel piano cantinato, emergono problemi di salubrità e sicurezza: insomma, nulla di nuovo”.

Il nodo da sciogliere è sempre la mancata realizzazione di un nuovo palazzo di giustizia: “da 20 anni, 15 milioni di euro aspettano di essere spesi e ogni anno si sperpera più di un milione e mezzo di euro per pagare canoni di affitto, in alcuni casi per immobili non idonei all’uso”.

Le speranze sono ora riposte nella proposta dell’attuale amministrazione comunale che “ha prospettato – a seguito di interlocuzione avviata con il ministero della Giustizia e il ministero della Difesa – la possibilità dell’utilizzo delle aree dell’Ospedale Militare”.

Il presidente Galluccio invita l’amministrazione comunale “a che, senza indugio, percorra le tappe dell’iter, definito dalla legge, ponendo tutti i soggetti della vicenda, che si trascina da troppi anni, di fronte alle rispettive responsabilità, al fine di avere risposte rapide ed affidabili, sia sull’an che sui tempi del raggiungi-mento dell’obiettivo”.

Infine la paventata chiusura della Corte d’appello di Messina. “La Corte di Appello di Messina – afferma – ha sicuramente i numeri che ne imporrebbero il mantenimento”. Appare, allora, “scelta contraddittoria quella, per un verso, di elevare Messina al rango di città metropolitana e “per altro verso, quella, di privare la dodicesima città d’Italia, per popolazione, della istituzione della Corte di Appello. La soppressione della Corte di Appello di Messina – conclude – lungi dal colpire un ufficio giudiziario che costituisce un ramo secco nella pianta complessiva della geografia giudiziaria, determinerebbe piuttosto – per rimanere nella metafora – l’abbattimento di un albero d’ulivo secolare e maestoso e, come tale, meritevole di rispetto”.

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