Omicidio Finocchiaro: compagno fermato, nel 2000 ammazzò un ‘rivale’

Omicidio Finocchiaro: compagno fermato, nel 2000 ammazzò un ‘rivale’

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Vincenzo Di Mauro e la vittima Luana Finocchiaro

Si chiama Vincenzo Di Mauro il trentasettenne fermato dai carabinieri per l’omicidio di Luana Finocchiaro. Nel 2012 era stato arrestato dai carabinieri della tenenza di Misterbianco per lesioni personali nei confronti della vittima. L’uomo, sorvegliato speciale, era stato posto ai domiciliari, ma dopo tre giorni la donna aveva ritirato la denuncia e lui era tornato in libertà. In caserma ieri notte Di Mauro ha negato ogni coinvolgimento nel delitto, dichiarandosi innocente.

“E’ una tragedia infinita, non smetteva di picchiarla e più volte lo aveva denunciato”, ripete il fratello della donna.

Vincenzo di Mauro, era stato arrestato da carabinieri e condannato a 11 anni di reclusione, per omicidio, scaturito per gelosia. Secondo l’accusa, il 17 luglio del 2000 assassinò un suo vicino di casa, Francesco Tirendi, di 47 anni, perchè aveva insidiato la sua fidanzata allora diciassettenne. Secondo l’ accusa, Di Mauro non sopportava le avance che il vicino di casa aveva più volte fatto alla giovane con la quale aveva una relazione e per questo, dopo averlo più volte minacciato, lo avrebbe ucciso. Durante un violento alterco con Tirendi lo avrebbe picchiato, gli avrebbe chiuso la testa in un sacchetto di plastica e infine lo avrebbe strangolato con una corda. Le indagini dei carabinieri furono coordinate dall’allora sostituto procuratore Dora Catena.

Il figlio della coppia, un bambino di 4 anni, sarebbe stato in casa quando, secondo l’accusa, Vincenzo Di Mauro, avrebbe strangolato la sua ex convivente, Luana Finocchiaro, 41 anni, nella sua casa di Misterbianco. I carabinieri ritengono probabile che il piccolo dormisse e che non si sia accorto dell’accaduto. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Di Mauro, che è in stato di fermo per omicidio, avrebbe poi portato via il bambino, che è dai nonni paterni, in buone condizioni e che non saprebbe della morte della madre. La Procura ritiene che tra i moventi del delitto, oltre la gelosia, ci sia proprio la ‘gestione’ del piccolo.

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