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Racalmuto, “L’imprenditore Lillo Romano è stato vittima della mafia”

Il Pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Maria Teresa Maglino, ha chiesto la condanna a nove anni di reclusione per l’imprenditore racalmutese Lillo Romano 59 anni imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri, nell’udienza che si  è svolta in tribunale, la difesa ha cercato, invece, di smontare la tesi accusatoria.

Per la pubblica accusa non ci sarebbero dubbi: Romano avrebbe contribuito a rafforzare Cosa nostra dapprima favorendo il gruppo capeggiato Maurizio Di Gati, suo compaesano e alla decadenza di quest’ultimo, ha aderito ai diktat di Giuseppe Falsone.

Impietosa la ricostruzione effettuata dal Pm Maligno che ha ripercorso tutte le tappe della vicenda e puntando molto sulle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, soprattutto quelle di Ignazio Gagliardo risultato per un lungo periodo dipendente ed estortore di Romano.

Nell’arringa difensiva invece, l’avvocato Pennica, uno dei difensori di Lillo Romano, ha cercato di evidenziare l’integerrima condotta ddel suo assistito. “Calogero Romano non  ha mai dato alcun apporto all’associazione di cui, anzi, è stato vittima per anni essendo stato costretto a pagare il pizzo alle famiglie di Racalmuto”.

Questo, in sintesi, il pensiero di Pennica.

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