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Omicidio Vivacqua: la sentenza spiega il perchè del delitto

Ventidue udienze per stabilire chi ha ucciso Paolo Vivacqua, nel suo ufficio di Desio, la mattina del 14 novembre 2011 dal killer che è scritto nella sentenza “era già all’interno dell’ufficio all’arrivo di Paolo, lo ha freddato alle spalle, cogliendolo alla sprovvista sparando dal basso verso l’alto”. Processo indiziario dal momento che “l’’omicidio non ha avuto testimoni diretti, non è stata trovata l’arma del delitto, non sono stati trovati reperti biologici significativi, non è stato possibile accertare il volto o la fisionomia degli autori del fatto attraverso le telecamere collocate nelle vicinanze del luogo del delitto, non vi sono state dichiarazioni confessorie né etero accusatori” – scrivono i giudici – aggiungendo che “la circostanza che la pubblica accusa e le parti civili abbiano fornito moventi differenti non scalfisce il granitico quadro indiziario emerso a seguito dell’istruttoria dibattimentale”. Quadro indiziario che “ravvisa nell’interesse economico un plausibile movente dell’azione omicidiaria: un interesse profondo, scaturente dal desiderio di poter manovrare le ingenti ricchezze del Vivacqua, e ciò sarebbe stato possibile soltanto dopo la sua eliminazione fisica”.

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