Agrigento

Agrigento, Cgil:” I beni confiscati alla Mafia sono il segno tangibile dello Stato”

Ieri abbiamo partecipato con grande interesse alla iniziativa dei giovani di Licata dell’Associazione “A testa Alta”, che hanno l’indubbio merito di aver , con determinazione, posto il tema dell’assegnazione dei “beni confiscati alla mafia”.

Oggi vediamo, con piacere, (dalla prima pagina de “La Sicilia”) che il Prefetto, stavolta con un tempismo perfetto – ha inoltrato una circolare ai Sindaci per sollecitarli a fare il loro dovere.

I beni confiscati alla criminalità organizzata, rappresentano un patrimonio di enorme valore non solo per l’oggettivo prestigio patrimoniale di tali immobili, ma soprattutto per il loro grande significato simbolico: sono, infatti, il segno tangibile dell’azione dello stato contro le mafie.
La legge n. 575/1965 s.m.i. e il D.lgs 159 del 6 settembre 2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché delle nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136) individua i Comuni quali destinatari di diversi beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, da utilizzare per fini istituzionali o sociali.

Ai sensi dell’art. 48 comma 3 lett. c del nuovo Codice, gli Enti Territoriali sono tenuti a predisporre apposito elenco da pubblicare e aggiornare periodicamente.

Ma il tema vero è quello dell’assegnazione e dell’uso sociali di questi beni, che sono in grado di dare occupazione e risposte sociali.

Ma occorre anche dire che spesso questi beni non sono in condizione di essere immediatamente utilizzati: per questa ragione quando mesi fa la Regione emanò un apposito avviso ci siamo fatti carico di “pubblicizzarlo” presso i Comuni della Provincia di Agrigento sollecitandoli a fare proposte. Risultato: solo pochissimi  Comuni hanno prodotto istanza, occorre riproporre tale avviso ed occorre che, stavolta, i Comuni non perdano le occasioni.

         Così come non occorre perdere 1 centesimo dei fondi dedicati a tale scopo nella Programmazione dei Fondi Europei 2014/2020!

 

Altra questione che abbiamo cercato di porre (ma qui il Prefetto, ci duole costatare, non ha avuto lo stesso tempismo e giacciono nei suoi uffici le nostre richieste di incontro!)  è quella delle aziende confiscate alla mafia, che è stato il tema della nostra campagna “Io riattivo il lavoro”  a sostegno di un disegno di legge che giace colpevolmente inesitato nelle aule parlamentari.

A differenza dei beni, qui ci sono Lavoratori in carne ed ossa ed attività economiche che possono essere o meno rilanciate e che vengono, spesso,  gestite da Amministratori giudiziari senza esperienze manageriali che si limitano a fare i liquidatori di queste Aziende.

Su tutto questo, ci auguriamo che – adesso – si accendono i riflettori affinché si faccia definitiva chiarezza sulla consistenza di questi beni e si proceda ai bandi per una loro rapida e trasparente assegnazione.

Il Prefetto, fatta la circolare, adesso vigili sul rispetto della Legge e, soprattutto, convochi un “tavolo” per discutere di tutto questo e determinare una svolta che ci faccia recuperare il terreno perduto.

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