Demolizioni a Licata, «la Procura sta applicando la legge. Dovremmo esserne grati...

Demolizioni a Licata, «la Procura sta applicando la legge. Dovremmo esserne grati e invece…»

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L'avvocato Catania con altri aderenti ad A testa alta

L’intervista ad Antonino Catania, presidente di A testa alta, l’associazione che a Licata e nel resto della provincia agrigentina sta svolgendo una grande opera di denuncia e sensibilizzazione.

Negli ultimi giorni non si parla d’altro che delle demolizioni a Licata. Che sta succedendo da quelle parti?

La città di Licata è presa d’assalto dai media nazionali che inevitabilmente la mettono sotto una luce negativa. Quotidianamente, nei TG e nei vari contenitori, passano in rassegna le immagini che ritraggono bambini, a Torre di Gaffe, vigliaccamente usati come “scudi umani” contro le ruspe o quelle dell’occupazione dell’aula consiliare del Municipio messa in atto da numerosi ex proprietari di manufatti abusivi acquisiti al patrimonio comunale e in attesa di demolizione, in esecuzione di sentenze emesse da un giudice penale e passate in giudicato. Ma ci sono altri fatti allarmanti, e inaccettabili, giustamente ripresi dai media nazionali, che rischiano di trasmettere l’idea che un’intera comunità sostenga, in modo incondizionato, questa battaglia contro le demolizioni.

A quali fatti ti riferisci?

Mi riferisco alle minacce subite dalla ditta incaricata di eseguire le demolizioni. Di fronte a un fatto così grave, anche perché quelle minacce avevano quasi raggiunto lo scopo di far allontanare la ditta, ci si attendeva un segnale forte da parte delle istituzioni e della classe politica locale. E invece? Quasi tutti, e sottolineo quasi, sono rimasti talmente freddi da chiudersi nel silenzio. Altro fatto è la denuncia alla Procura di Caltanissetta, presentata da un’associazione locale, nei confronti dei Magistrati della Procura di Agrigento, del Prefetto e del Sindaco. Sia chiaro, la possibilità di presentare un esposto è lasciata aperta a chiunque, com’è ovvio, e ognuno si assume le sue responsabilità. Ma nessuno ha fiatato.

E di quali reati si sarebbero macchiati i magistrati, il prefetto e il sindaco? Sono colpevoli di voler far rispettare le regole?

In sostanza, sì. Ma senza entrare nel merito dell’esposto, la cosa che ci ha maggiormente sorpresi è che, anche in questo caso, non tutti, ma la quasi totalità dei politicanti e degli “opinionisti” locali sempre pronti a pontificare sciocchezze, abbia aperto bocca per dire come stanno le cose e per far capire ai cittadini qual è la posta in gioco.

Come stanno le cose?

A Licata, nell’ottobre del 2015, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento e Comune hanno siglato un protocollo d’intesa, sulla scia di tante esperienze positive che si sono registrate nel resto d’Italia, da Aprilia a Vibo Valentia, da Palermo a Civitavecchia e così via. In sostanza, la Procura ha richiesto una semplice collaborazione agli uffici comunali per eseguire gli ordini di demolizione contenuti in sentenze passate in giudicato. È una cosa assolutamente normale, più che legittima. Il Magistrato che cura l’esecuzione di sentenze recanti l’ordine di demolizione può richiedere la collaborazione della pubblica amministrazione, senza che ciò equivalga tecnicamente a delegare a terzi l’esecuzione dell’ordine emesso dal giudice penale. Insomma la Procura sta solo applicando la legge. Di questo dovremmo essere grati tutti e invece…

E invece?

…continua a crearsi parecchia confusione. Si parla di denunce contro Magistrati di Agrigento, Prefetto e Sindaco, figure di riferimento principali sulle quali fare affidamento. Dispiace tanto, perché non tutti i cittadini, specialmente in territori difficili come quello di Licata, sono in grado di discriminare il contenuto e la modalità con la quale viene fornita una notizia del genere.

Chi protesta contro le ruspe, sostiene che un ordine di demolizione eseguito a distanza di parecchi anni non sia più valido. Che ne pensi?

È valido ed efficace. Non si applica in questo caso la disciplina della prescrizione, proprio perché l’ordine di demolizione ha natura giuridica di “sanzione amministrativa”, ancorché irrogata dal giudice penale una volta accertato il reato edilizio. A parte una pronuncia di merito isolata di segno contrario, annullata dalla Cassazione, il punto è più che assodato in giurisprudenza.

Altro motivo di protesta, riportato nei media nazionali, è che, in passato, a Licata, vi siano stati favoritismi o interventi ad hoc per salvare alcune case e villette abusive. Si parla anche di centri commerciali sorti al posto di spiagge.

Questa preoccupazione non è assolutamente sbagliata, anzi. I cittadini licatesi ricordano ancora l’inchiesta giornalistica dal titolo “Fuorilegge”, mandata in onda dalla RAI nel 2002, e che documentava lo scempio urbanistico di Licata con le sue villette abusive, molte delle quali appartenenti a dirigenti e a politici locali, in attesa di una demolizione che non arrivava mai. A distanza di 14 anni quelle immagini gridano ancora vendetta. Se ci sono altri abusi, è solo questione di tempo. Bisogna avere fiducia nella giustizia. Prima o poi arriva per tutti. Ma, si badi, questo non può rappresentare un motivo per sospendere le demolizioni in corso. Semmai, bisogna denunciare eventuali favoritismi e vigilare affinché stavolta si arrivi fino in fondo e che a “pagare” quindi non siano soltanto coloro che non hanno “santi in paradiso”.

Allora perché manca una presa di posizione chiara e netta da parte della politica e delle istituzioni locali?

Direttore, corro il rischio di dire banalità. Difficile per i tanti politicanti in giro assumere (apertamente) questa posizione. Per la maggioranza di loro, il condono dell’abusivismo edilizio è, da sempre, un chiodo fisso: garantisce i voti e le poltrone. Nel 2002, Licata, come adesso, fu al centro dell’attenzione mediatica, e ciò che impressionò i media di allora fu la mentalità diffusa che vedeva la politica solo come uno strumento per “risanare” e legalizzare gli illeciti edilizi. Oggi è cambiato poco o quasi nulla: anche adesso si parla di un disegno di legge e si chiede la sospensione delle demolizioni in attesa di una nuova regolamentazione.

Non è una banalità proprio perché è tragicamente vero. Questa via è praticabile secondo te?

Non sembra praticabile. In associazione, abbiamo esaminato gli emendamenti proposti al disegno di legge n. 841. A nostro avviso, si traducono in un condono mascherato a beneficio di pochi e in danno dell’ambiente, delle nostre coste; presentano anche non trascurabili aspetti di incostituzionalità e di contrasto con fondamentali norme dello Stato, laddove si afferma che l’avvenuta acquisizione di diritto al patrimonio comunale dell’immobile abusivo non osta alla presentazione della domanda di “riesame”. Cioè, chi ha perso definitivamente e irrimediabilmente la titolarità del bene immobile, perché passata al patrimonio comunale e quindi divenuta un bene comune di tutti, può riprendersi l’immobile e sanarlo. Non sembra una norma conforme ai principî di ragionevolezza o di certezza del diritto. Ma, lo sottolineo, è un nostro pensiero. C’è da augurarsi che all’Ars si esamini il testo con la dovuta attenzione e che ritorni al mittente.

A nessuno si può negare il diritto di sperare in un miracolo…

Certo. Ma occorre anche spiegare, specialmente a chi oggi protesta contro le demolizioni, che i “miracoli” li compiono i santi e non i politicanti, su ordinazione. Nessuna soluzione normativa, tra quelle sin qui proposte, potrebbe garantire agli ex proprietari di manufatti abusivi, definitivamente e irrimediabilmente acquisiti al patrimonio comunale e oggetto di un ordine di demolizione adottato dal giudice con sentenza penale passata in autorità di cosa giudicata, di riottenere la titolarità di un manufatto realizzato a meno di 150 metri dal mare, e di condonare in qualche modo l’abuso commesso. Un provvedimento del genere, che costituirebbe un vero e proprio condono, solo ad annunciarlo condannerebbe la Sicilia a subire nuove ondate di cemento abusivo.

Eppure c’è chi ha continuato a occupare le villette da demolire e pensa di avere un diritto a continuare ad abitarle.

Bisogna essere chiari. Allo stato della normativa vigente, il proseguimento dell’occupazione dell’immobile abusivo, nonostante l’ordine di demolizione, rappresenta un’occupazione “sine titulo”, cioè l’occupazione di un bene che appartiene ad altri, cioè al Comune e quindi alla collettività, a tutti noi. La legge prevede addirittura il pagamento di un’indennità al Comune. In questi casi, è bene spiegarlo, l’occupazione del manufatto non costituisce un “titolo preferenziale”, né può porsi a fondamento di un diritto, di un “vantaggio” rispetto a chi, come fa la stragrande maggioranza dei cittadini, rispetta e vuole rispettare le regole e la normativa urbanistica.

Qual è la posizione di A testa alta?

Sin da subito abbiamo condiviso la posizione di Sindaco. Capiamo anche che la situazione, per lui, non sia delle più favorevoli, ma deve sapere che la stragrande maggioranza dei cittadini è dalla sua parte perché la  città di Licata non può più permettersi di mantenere il triste primato, non solo nella provincia di Agrigento, per volumetria abusiva realizzata e deve salvaguardare e promuovere la bellezza delle sue coste. Cambiano ci fa solo “incavolare” quando dice che è alle redini della città solo da 9 mesi, dimenticando che ha fatto parte di quella stessa amministrazione che ha proposto la vendita degli immobili abusivi con diritto di prelazione in favore dei precedenti proprietari responsabili dell’abuso, che siamo riusciti a fermare e che è poi è stata bollata come illegittima dalla Regione; non dice che ha svolto le funzioni di primo cittadino dal gennaio 2013 fino all’insediamento del Commissario Straordinario, nell’agosto 2014. È una dimenticanza che siamo disposti a perdonargli. Del resto, oggi afferma che questa vicenda degli immobili abusivi in attesa di demolizione è stata utilizzata come promessa elettorale da troppo tempo ed è ora di cambiare registro. Plauso al Sindaco. Mantenga questa linea.

 

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