Agrigento

Faraone:” Le garanzie di Alfano per una Sicilia sottosopra”, l’intervista per Grandangolo

Il nostro Diego Romeo ha incontrato, ed intervistato, il sottosegretario all’istruzione del Governo Renzi, Davide Faraone. Quest’ultimo, in giro per la Sicilia a presentare il suo primo libro, ha risposto a diverse domande. 

Ci eravamo rassegnato con la pietra tombale di “Buttanissima Sicilia” di Buttafuoco, Davide  Faraone, mi pare, lei stia sollevando questa pietra tombale con “Sottosopra” mettendoci dentro, credibilità, coraggio radicale, il pacchetto delle riforme renziane. Ma i siciliani che sono sempre quelli del “61 a 0” capiranno?

“Lei ha fatto una osservazione assolutamente pertinente, nel senso che in quel libro si prendeva atto di una condizione di disagio, però se ne usciva di fatto rassegnandosi. Il mio libro invece parte sicuramente da una situazione oggettiva che in Sicilia le cose non funzionano ma anziché rassegnarsi vuol mettere tutto sottosopra per creare le condizioni di far funzionare la Sicilia così’ come sta funzionando il resto del Paese da quando Renzi è presidente del Consiglio. Si tratta di mettere in campo una serie di idee innovative che ci facciano cambiare le cose.

Durante la presentazione del libro diceva che la coalizione del PD può essere un nuovo “61 a 0”. Questa visita di Renzi in Sicilia è stata salutata in modo furente da Musumeci che parla di “accattoni, ruffiani e farisei attorno a Renzi”, Falcone capogruppo FI indica Renzi come uno scippatore, per esempio, dei fondi Pac per circa un miliardo, Gianfranco Miccichè addirittura lo accusa di “vannamarchismo”. Visto che il giornalismo di questi tempi rischia l’irrilevanza vogliamo evitare l’irrilevanza della politica col rispondere a questa serie di gravissimi rilievi?

“Quello che ho potuto constatare girando con Renzi la Sicilia, in quel giorno, è il grande entusiasmo dei siciliani e sentire Musumeci e Falcone che parlano, denotano un centrodestra marginale in questo momento in Sicilia e si limitano a dire “No” senza fare delle proposte. Stanno vivendo, devo dire, la stessa sindrome che per anni ha avuto il centro sinistra negli anni passati, un centrosinistra minoritario e che diceva sempre no a proposte che potevi non condividere ma dovevi ribattere con una idea di società diversa. Dunque, per noi, è un buon segnale.”

C’entra anche la rivalità Musumeci-Faraone per la presidenza della Regione? Musumeci si è dichiarato. E Faraone?

Io mi sto occupando, anche con la presentazione del libro, di cambiare la gente di questa Regione e di cambiarne la classe dirigente. Noi dobbiamo puntare su una classe dirigente he faccia un salto generazionale, che abbia voglia di essere coraggiosa e mettere in campo idee diverse rispetto a quella cui siamo stato abituati in questi anni. Dobbiamo uscire da condizioni minoritarie per cui non dobbiamo festeggiare quando abbiamo soldi comunitari in più perché quando ci arrivano è perché siamo in difficoltà, dobbiamo mettere in campo azioni nuove. E io mi sto occupando di questo. Poi, è chiaro, ci sarà il momento in cui queste idee avranno teste e gambe per camminare. Ancora è presto per parlare di questo.

A proposito, nel PD è entrata gente della vecchia generazione, democristiana toutcourt, ha rilevato Cuffaro mandandovi in tilt e addirittura siete stati costretti a rivedere i tesseramenti. Come la mettiamo, saranno palla al piede o nuova linfa?

Noi dobbiamo chiedere alle persone che vogliono entrare nel PD dove vogliono andare e non da dove vengono. Non mi interessano le appartenenze, mi interessa capire quale è il percorso che vogliono compiere per migliorare la Sicilia. Abbiamo avuto una percentuale straordinaria nelle scorse elezioni europee, in Sicilia un po’ meno, e a quella percentuale corrisponde una nuova classe dirigente e quindi non possiamo pensare al vecchio gruppo dirigente e alle percentuali più alte. Il vecchio gruppo dirigente deve avere il coraggio di aprirsi alla società, non c’è una transumanza degli elettori. Passare da una forza che è al 16% ad una forza che è al 40% vuol dire che si sono spostati elettori che prima votavamo da un’altra parte. E’ il segreto per vincere.

Nel granaio siciliano, tradizionalmente democristiano, il ministro Alfano che garanzie offre , quale credibilità e concretezza in appoggio al referendum e a tutto il resto?

Al di là del granaio posso dire senza Alfano e questa maggioranza messa in campo a Roma tutte le riforme che abbiamo fatto non sarebbero state fatte. Quindi do merito ad Alfano per aver rotto con Berlusconi per andare avanti con coraggio nella sua direzione. Tutto il resto, poi, si vedrà.

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