Prostituzione nell’agrigentino: “faceva andare la moglie con uomini per soldi”, chiesta condanna

Prostituzione nell’agrigentino: “faceva andare la moglie con uomini per soldi”, chiesta condanna

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Tribunale di Agrigento

Il pm Andrea Maggioni ha chiesto la condanna a tre anni nei confronti di un uomo di Camastra, Lillo Pirrera, 49 anni, principale accusato del processo che vede coinvolte con lui circa una ventina di persone in un presunto giro di prostituzione che avrebbe coinvolto medici, professionisti e anche un’avvocato. L’uomo è accusato di induzione e sfruttamento della prostituzione perchè avrebbe fatto prostituire la moglie chiedendo denaro in cambio.

Secondo quando dichiarato da testimoni nelle udienze scorse  “il marito organizzava gli incontri sessuali a pagamento, sui prezzi si poteva concordare. Partiva da 50 euro ma si poteva scendere fino a 35″. Secondo l’accusa l’uomo avrebbe fatto prostituire la moglie e alla fine avrebbe chiesto ai clienti se fossero soddisfatti. L’indagine è stata condotta dai carabinieri insospettiti dal tenore di vita del 49enne, originario di Camastra, sulla carta disoccupato e nullatenente ma che in realtà aveva in uso case e auto. La vicenda risale al 2009 quando scattarono le manette per Pirrera. Questo nello specifico l’elenco dei coinvolti nell’inchiesta: Giuseppe Frangiamore, 51 anni, Calogero Di Fede, 60 anni, Domenico Sperlinga, 50 anni, Lorenzo Vaccaro, 42 anni, Giovanni Francesco Lo Leggio, 50 anni, Salvatore Saia, 63 anni, Giuseppe Paci, 36 anni, Vincenzo Monteleone, 58 anni, Vincenzo Baio, 41 anni, Giuseppe Antona, 60 anni, Pino Tondo, 53 anni, Angelo Profeta, 67 anni, Giuseppe Burgio, 36 anni, Giovanni Picone, 51 anni, Vincenzo Mattina, 64 anni, Rosaria Randisi, 61 anni, Carmelo Falco, 36 anni, Giuseppe Gambino, 44 anni, e Vincenzo Gallea, 70 anni. Per 16 imputati è stato chiesto il non luogo a procedere, mentre sono stati chiesti 3 anni di reclusione per Di Fede, Sperlinga e Vaccaro. Per gli altri si è chiesto il non luogo a procedere per avvenuta prescrizione.

La moglie del camastrese ha dichiarato di essersi concessa, dietro pagamento di denaro, 50 euro, perchè “obbligata a farlo per miseria, servivano i soldi”.

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