Sport

Vincenzo Nibali nella storia

Vincenzo Nibali con la figlia sul podio

Vincenzo Nibali sei nella storia.

E nessuno dovrà più dire che “si è bravo, ma Coppi e Bartali erano le stelle”, “va forte, ma non ha il guizzo geniale di Pantani”.

Caro Vincenzo, squalo d’oro di Messina, oggi sei nella storia, punto e basta. E un giorno su di te faranno un film, scriveranno libri e ti citeranno come uno dei pochi re di uno sport, che, come lo giri giri, ha in sè la quintessenza della vita. E tu lo hai dimostrato.

Fino a una settimana fa boccheggiavi, in una tappa a cronometro che ti aveva confinato nelle retrovie di quei posti che non fanno la differenza. Lì la valanga dei detrattori. Di noi cronisti, che siamo tanto abili a saltare sul carro del vincitore e a scendervi in tutta fretta, quando questi fa un leggero scivolone. Ma il ciclismo è come la vita. Ha molta, molta più fantasia di noi. Si parlava di un tuo ritiro. E tu eri arrabbiato: “voglio concluderla questa esperienza, costi quel che costi”. Sei rimontato in sella, tra la diffidenza di tanti e il bordone coeso della tua squadra. C’era a fianco a te il tuo alfiere più fedele: Michele Scarponi. E’ un gregario lui, ma si sa, in questo sport tanto ostile quanto romantico, se non ci fossero gli angeli da retrovia, non si farebbero gli eroi.

La diciannovesima tappa, quella decisiva, sul colle dell’Agnello, a due passi dal Monviso, la terza cima alpina più alta, fa la tua storia. In mezzo si intrufola la sorte. L’olandese in maglia rosa, Steven Kruijswijk cade tra le nevi tardive di primavere. Tu acciuffi la salita e vai a conquistare la cima. Lo fai con la calma del campione e con quella rabbia necessaria perchè il destino soffi vento alla tua poppa. Nibali il campione, Nibali lo squalo d’oro è tornato.

Tutti in coro, cronisti compresi, abbiamo scordato la disfatta di pochi giorni primi. Che importa. Rieccolo il campione messinese, quello che non si concede evanescenze, l’uomo dal curriculum sportivo praticamente immacolato, Vincenzo con un palmares che fa a pugni con la sua faccia da ragazzo pacato e di non troppe parole. Davanti a te però c’è un furetto, il colombiano Chavez, che va a installarsi in cima alla competizione. La sua ambizione dura giusto ventiquattrore. La penultima tappa del giro, la carovana rosa fa una puntata in Francia, per poi sbucare nel Bel Paese, a Sant’Anna di Vanadio. Ti voterai per sempre a questa santa matriarca? Hai quaranta secondi di distacco dalla maglia rosa, pochi se poggiati sul filo del tempo reale, un’eternità quando ci si gioca un passaggio nella storia. Scarponi, amico e gregario, batte la strada, ti risparmia fremiti e sudori. Quando mancano due cime e dieci km all’arrivo tu scatti. Scarponi, da buon comprimario, si fa da parte, Chavez tenta di inseguirti. Una due volte. Ma non ce la fa. Tu corri lontano, verso la cima, verso la maglia rosa, verso la storia. Ed in quei momenti, sfido chiunque a dire il contrario, sei entrato per sempre nell’empireo di questo sport. Per un attimo ci hai fatto rivedere Girardengo, Coppi, Bartali e Pantani.

Poi ce li hai fatti scordare e sei esistito solo tu: Vincenzo Nibali, lo squalo d’oro di Messina, il campione che, come tutti i campioni, può somigliare solo a se stesso. Ti sei appropriato della maglia con una ferocia buona e te la sei portata addosso gongolante fino alla passerella finale di Torino. Lì ad aspettarti i sono i tuoi genitori, persone perbene (devi alla loro volontà di trasmetterti un sogno), tua moglie Rachele e la piccola Emma “dai capelli rossi”.

Tua figlia te la sei portata sul podio. Lei piangeva e tu eri quasi imbarazzato da quella valanga di gente che gridava il tuo nome. Eppure, caspita, prima di questo hai vinto un altro Giro, una Vuelta ed anche il Tour. O

ggi, sul podio, un po’ rincorrevi la manina di tua figlia e un po’ cercavi di festeggiare come un campione dovrebbe. Dagli occhi lucidi, però, usciva la timidezza del bravo ragazzo, del giovane dalle origini umili che, se è arrivato fin lassù, lo ha fatto a suon di talento e km ingoiati. Emma aggrappata alla tua gamba e tu con un occhio a lei e un altro alla maglia.

Questa immagine resterà nella storia, come vi resterai tu, squalo d’oro di Messina. Da oggi, finalmente, senza temere confronti, senza più sentirti a un passo esatto dagli eroi veri. Perchè da oggi anche tu sei uno di loro.

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