Mafia, il questore Longo: “Lotta a Cosa nostra non si è mai fermata”

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Mafia, il questore Longo: “Lotta a Cosa nostra non si è mai fermata”

di Redazione
Pubblicato il Mag 30, 2016
Mafia, il questore Longo: “Lotta a Cosa nostra non si è mai fermata”

“La lotta alla mafia non si è mai fermata. Anche nel corso del 2015 e in questo inizio 2016 importanti risultati sono stati conseguiti sia in termini di disarticolazioni di organizzazioni mafiose sia in termini di aggressioni ai patrimoni illeciti”. Lo ha detto il questore di PALERMO Guido Longo alla Festa della Polizia. “Nell’agosto del 2015 sono stati tratti in arresto ben 11 soggetti accusati a vario titolo dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e favoreggiamento aggravato dalla modalità mafiosa per aver agevolato la latitanza del noto boss Matteo Messina Denaro – dice Longo – e ancora:  tra il 2015 e i primi mesi del 2016 sono stati disposti sequestri patrimoniali per un valore complessivo di circa 21 milioni di euro ad imprenditori collusi con esponenti di “famiglie mafiose” di questa provincia,  attivi nel settore edile, da anni operanti soprattutto nel lucroso campo dei lavori appaltati da enti pubblici in Sicilia. Ma molto altro si sta facendo”.

“Ciò ha determinato, di certo, la ricerca di nuovi equilibri, di nuove geometrie finalizzate al mantenimento dello stato di latitanza del citato ricercato. Ma anche in questo campo non abbiamo arretrato di un passo, la sua cattura è e resta l’obbiettivo primario che ci siamo prefissati!, lo dobbiamo alla parte sana di Castelvetrano, lo dobbiamo ai cittadini onesti di tutta la provincia di Trapani, lo dobbiamo a noi stessi – aggiunge Longo – C’è bisogno del contributo di tutti, c’è bisogno di una forte presa di coscienza”.  “La mafia e i suoi capi – sottolinea – si sconfiggono con la ribellione, con la rabbia di chi sa di essere nel giusto, con le  reazioni coraggiose di chi ha detto no al racket delle estorsioni, elemento fondante della mafia, senza cadere in quella sorta di derubricazione culturale del “pizzo” al rango di regalia. Non c’è impresa libera se non si è liberi dal giogo mafioso”.


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