Agrigento

Falsi depositi fiscali di alcolici in Italia ed Europa: 16 fermi. Base operativa a Favara

Ieri mattina la Polizia Giudiziaria ha eseguito sull’intero territorio nazionale il fermo di 16 indiziati di delitto disposto dalla Procura della Repubblica di Agrigento.

Il complesso delle risultanze istruttorie ha permesso di individuare l’esistenza e l’operatività, in diversi luoghi d’Italia e d’Europa, di un’articolata e complessa organizzazione criminale a carattere transnazionale che, serialmente, dapprima istituisce e, poi, gestisce fittizi depositi fiscali di prodotti alcolici, per mezzo dei quali viene simulata la movimentazione di ingenti quantitativi di bevande alcoliche (birra e spiriti), verso tali depositi che, in realtà, ivi mai materialmente giungono.

La strategia criminale,  ha consentito ad una pluralità di soggetti esteri, “clienti” dell’organizzazione criminale oggetto di indagine, di beneficiare, economicamente e finanziariamente, dell’apparente trasferimento delle merci in Italia (presso i vari depositi fiscali fittizi).

Sono stati accertati migliaia di falsi trasporti di prodotti alcolici presso i depositi fiscali fittizi italiani, che hanno consentito ai “clienti” (depositi fiscali mittenti, dietro ai quali si possono celare le società produttrici di alcolici oppure grandi centri di distribuzione commerciale) dell’organizzazione criminale di determinare le condizioni per la creazione di cospicue “sacche di evasione fiscale” in relazione a prodotti alcolici realmente esistenti che,  risultando cartolarmente trasferiti verso i depositi fiscali fittizi, possono essere totalmente rivenduti “in nero” ( ovvero senza accisa; senza IVA, senza Imposte Dirette) nel Paese produttore d’origine e/o in altri Paesi d’Europa.

In Italia, dal punto di vista fiscale, rimangono i rappresentanti legali dei depositi fiscali italiani oggetto d’indagine (verso cui fittiziamente e solo cartolarmente vengono spedite le merci) e il carico di un ingente debito fiscale ( in specie accisa ed Iva) destinato comunque a rimanere insoddisfatto a causa della loro insolvenza (come accade usualmente nel caso delle cosiddette “cartiere”).

In estrema sintesi il consorzio criminale simulava che ingenti quantitativi di bevande alcoliche venissero ricevuti dai propri depositi fiscali attraverso l’inserimento nel sistema informatizzato EMCS di documenti amministrativi e-AD falsi.

Per una ragione molto semplice: in verità, nulla è mai giunto presso i depositi italiani verso cui, apparentemente, vengono inviati gli alcolici in parola!!!

Per meglio comprendere gli interessi economici che orbitano intorno al fenomeno delle fittizie movimentazioni di prodotto alcolico, di cui all’odierno provvedimento di fermo, è sufficiente osservare che se la merce movimentata durante le indagini fosse stata immessa in consumo “in nero” in Italia, l’accisa evasa sarebbe stata pari a circa € 55’000’000,00 in corrispondenza di un quantitativo totale di birra e superalcolici pari a Lt. 88 milioni circa. A questa cifra, già di per sé considerevole, vanno aggiunti circa € 13’000’000,00 di I.V.A. oltre, chiaramente, a tutte le Imposte Dirette che ne conseguono.

Per quanto il sodalizio abbia in Italia diversi associati (i vari amministratori dei depositi fiscali fittizi ed i loro numerosi collaboratori), i reati-fine (falsi seriali) venivano posti in essere con la collaborazione determinante di soggetti operanti all’estero  che, in specie, entravano in contatto con i clienti esteri, contrattando e offrendo l’illecito “servizio” commerciale, ricevendo in cambio lauti compensi che, poi, spartivano con gli altri associati, di volta in volta interessati alle false spedizioni di alcolici presso i vari depositi fiscali fittizi.

Di fatto, dunque, alla stregua dello stato attuale delle indagini, dietro ogni singolo deposito fiscale fittizio, istituito e/o operativo in Italia, ruotava un numero sempre maggiore di soggetti che, a vario titolo, contribuivano alla realizzazione del piano criminale, consistente, come più volte sottolineato, nell’attestare falsamente la ricezione di prodotti alcolici che, con elevata probabilità (rectius certezza), veniva immesso “in nero” nel mercato europeo, con evidente vantaggio dei clienti che con l’organizzazione venivano in contatto beneficiando (in termini di evasione d’imposta) del “servizio” dalla stessa offerto.

Le indagini hanno avuto origine dalla concessione, nel settembre del 2014, della licenza per l’apertura di un deposito fiscale di prodotti alcolici nel comune di Favara (AG) a favore di un cittadino belga.

In breve tempo, già prima facie, il volume degli alcolici, “formalmente” gestiti (rectius in apparenza materialmente ricevuti) dal deposito in parola, risultava incompatibilmente superiore alla sua capienza fisica, considerando, tra l’altro, che non risultava nessuna successiva cessione dei prodotti de quibus.

Sicché, da un primo monitoraggio effettuato si appurava che, a fronte di quanto riportato all’interno del sistema di controllo comunitario EMCS, in base al quale le spedizioni risultavano prima inviate e poi consegnate, nulla giungeva presso il suddetto deposito.

Il prosieguo delle indagini dall’ottobre 2014 ha permesso di individuare 45 indagati, 16 dei quali come detto sottoposti a Fermo del Pubblico Ministero per gravissimi titoli di reato:

Art. 416 cp ( associazione pere delinquere), 476 e 479 ( falsità in atti pubblici), 43 T. U. Accise.

I gravi precisi e concordanti indizi di colpevolezza, raccolti in esito alle indagini di Polizia Giudiziaria, hanno determinato la Procura della Repubblica di Agrigento ad emettere il provvedimento  restrittivo della libertà personale  sussistendo tutte le esigenze cautelari previste dal codice di rito.

Le indagini per i reati in contestazione, come detto con diversi indagati ai più diversi livelli di responsabilità, non si sono concluse, essendo in corso ulteriori accertamenti per individuare eventuali altre responsabilità.

I particolari dell’operazione verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà lunedì 4 luglio alle ore 10.15 nella sala riunioni della Procura della Repubblica di Agrigento.

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