Agrigento: verità letteraria e verità giudiziaria si affrontano “sulla strada della legalità”

Agrigento: verità letteraria e verità giudiziaria si affrontano “sulla strada della legalità”

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Salvatore Nocera Bracco con Enzo Nocera

Il pubblico presente al Caffè letterario
Il pubblico presente al Caffè letterario

Appena una settimana fa il caffè letterario “Sulla strada della legalità” proposto dalla questura di Agrigento aveva toccato “cime poetiche” con le esternazioni di un agguerrito drappello di poeti agrigentini.

Presente la dirigente Chiara Sciarabba, già siamo alla terza puntata che stavolta tocca “cime abissali” con due libri  apparentemente lontani ma che a ben pensare i loro titoli  (“Gli strateghi del male” e “Le ragioni del fuco”) risultano alla fine, anche per ammissione dei loro autori, straordinariamente contigui.  Una contiguità accettata, sempre pericolosa come fosse una convivenza mafiosa, letteraria e antropologica, umanissima fino allo sconfinamento negli “abissi” e nelle “cime” della coscienza dell’uomo. Se il lettore più avveduto sta già pensando al famoso “Cime abissali” romanzo di Alexander Zinoviev,  è sulla buona strada per comprendere  come i due libri presentati  non solo obbligano  a rimettere in questione tutto ciò che appartiene alla realtà nostrana dell’anno di grazia 2016, ma ci pone domande stringenti (come le poneva Zinoviev sulla realtà sovietica) su tutto il «culto della società» che, in altre forme, è un carattere dominante anche del mondo occidentale. Mutatis mutandis, lo scrittore poliziotto della catturandi, Imd, e l’attore-medico-scrittore- Salvatore Nocera Bracco se ne fanno i portavoce con “Gli strateghi del male” il primo e con “Le ragioni del fuco” il secondo. IMD e Nocera Bracco non sono sconosciuti ai caffè letterari, il poliziotto scrittore era già stato protagonista di un incontro letterario due anni fa e Salvatore Nocera era stato ospite come chansonnier proponendo una delle sue ballate, “Bastardi”, che è diventata un piccolo cult. Ed elementi sonori riecheggiano negli “strateghi del male”. “I.M.D. – è stato detto – nel suo giallo intrigante dove non mancano i cenni a servizi più o meno segreti o più o meno deviati, si lascia guidare ad ogni capitolo dalle parole di Franco Battiato che dopo aver letto il libro ha commentato: “L’autore ha definito il libro un prodotto della sua fantasia. A me sinceramente è sembrato come vero. Comunque senza volerlo e senza averlo scelto, mi sono ritrovato ancora una volta tra testi di mie canzoni”.

Caffè letterario, momento musicale
Caffè letterario, momento musicale

Oggi, IMD, presta servizio presso la sezione criminalità straniera della Squadra Mobile. Ha partecipato agli arresti di latitanti del calibro di Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Pietro Aglieri, Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Gianni Nicchi e altri.

Pluridecorato, è stato promosso per ben tre volte al grado successivo per merito straordinario. Per Dario Flaccovio ha pubblicato i romanzi Catturandi (2009), 100% sbirro (2010, scritto con Raffaella Catalano), Dragoni e Lupare (2012), La Catturandi. La verità oltre le fiction (2015).

Per Edizioni Leima ha scritto il romanzo Il vurricatore (vincitore del Premio speciale “Tra le righe della legalità” nell’ambito del Festival dell’editoria Kaos) mentre per la Caracò Edizioni ha contribuito al saggio dal titolo “Dove Eravamo”, curato dal giornalista M. Perna.

Nel 2010, a Roma, gli è stato assegnato il Premio Nazionale Paolo Borsellino per l’impegno profuso in difesa e per la promozione dei valori della libertà, della democrazia e della legalità. E ricordando le parole di Paolo Borsellino (“Non mi sento difeso dallo Stato”)  in risposta ad uno studente vicentino che glielo chiedeva, il cronista ha ripetuto la domanda a IMD che non ha avuto tentennamenti nella risposta:” Io non ho una risposta. Io mi sento Stato, mi sento cioè un appartenente allo Stato, un appartenente alla società… Per esempio, tra giorni,   dovrò andarmi a difendere dalla  querela di una persona a cui durante una perquisizione avevo sequestrato una pistola e ventimila euro  che mi risultavano illeciti. E allora che fa lo Stato non mi difende?  Lo Stato fa lo Stato nelle sue massime forme io faccio il mio mestiere. Non mi sento abbandonato né tradito, io sono pragmatico, cioè so  quello che c’è attorno, ho rapporti diretti con l’autorità giudiziaria, non ho bisogno, anche se mi piacerebbe tanto avere alle spalle qualcuno sopra di me che mi fa da scudo, non ho bisogno perché la legge già mi protegge per quello che deve, mi piacerebbe come uomo e come dipendente pubblico sapere che alle mie spalle c’è un apparato così forte, così sano da poter dire non ti preoccupare, vai tranquillo, ci siamo pure noi. Molte volte ne ho consapevolezza, altre volte meno, ma questo non mi spinge a  cambiare il mio atteggiamento né come uomo né come  professionista.”

Di altra caratura, ma sempre pericolosamente contigua e antropologicamente lontana da come siamo abituati a narrarcela, il libro “ Le ragioni del fuco” il cui protagonista viene così pennellato: “Augusto, più che ricordare, vive nel presente il suo passato: gli anni della contestazione giovanile, l’incidente, le amicizie. Non è Augusto a riportare a galla i ricordi, sono loro che gli fanno visita; vagano nella sua memoria frammentata, ricostruendola attraverso una serie di voci frastornanti che giornalmente lo ossessionano: sono quelle di Alfredo, di Alma, di Ludovico e di Andrea, amici ormai lontani ma costantemente presenti. Intanto sotto al gigantesco eucalipto, a qualche decina di metri di distanza, le api ronzano e fanno il miele. I fuchi, inutili dopo le nozze volanti, vengono cacciati via. È il preludio di una morte imminente.” Come si può arguire dopo il pirandelliano “pupo io, pupo lei, pupi tutti” l’autore sembra conclamare il suo “fuco io, fuco lei, fuchi tutti”.

La conferma ci viene anche dal suo prefatore, l’italianista e critico letterario  Rino Caputo che scrive: ”Il fuco diventa così la metafora della vita stessa, vivere significa, contemporaneamente, dare esistenza e darsi la morte. E alla fine, com’è giusto che sia in un’opera ben riuscita, si prova sollievo, pur senza dimenticare le brutture e le purezze, i dolori e i piaceri. Insomma, ancora una volta, la catarsi”.

Altre  e continue catarsi , s’intende, Salvatore Nocera Bracco va a cercarsi che non siano presentazioni di suoi libri o spettacoli canori. Fanno parte del suo ricercato repertorio anche le donazioni  di una Associazione medica di cui fa parte e che lo spingono talora a partire per dare vita ai bimbi africani. Anche il fuco ha le sue ragioni che l’ape regina non conosce.

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