Radiografia a Cosa nostra palermitana: 14 mandamenti e 79 famiglie

Radiografia a Cosa nostra palermitana: 14 mandamenti e 79 famiglie

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A Palermo Cosa Nostra e’ organizzata in 14 mandamenti e 79 famiglie e punta su traffico di droga, estorsioni e il tentativo costante di “infiltrazione” nella cosa pubblica grazie anche ad imprenditori e funzionari compiacenti. E’ la fotografia contenuta nella relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia. “Si avverte un clima d’instabilita’ – si legge nel documento di oltre 200 pagine – in cui le scarcerazioni degli affiliati potrebbero contribuire a rimettere periodicamente in discussione lo status quo, oltre che sotto il profilo delle alleanze, in alcuni casi frutto di strategie di inclusione verso consorterie storicamente antagoniste, anche per ridurre, in una prospettiva di sopravvivenza dell’intera organizzazione, la vulnerabilita’ verso l’azione repressiva”. Per la Dia tuttavia “altrettanto significative appaiono le condotte adottate dall’ala militare di cosa nostra che, nonostante i contraccolpi subiti, continua a perpetrare azioni di tipo coercitivo e predatorio: numerose operazioni di polizia concluse nel periodo in esame hanno, infatti, dimostrato come permanga costante il ricorso a tali attivita’ criminose, funzionali, come accennato, a “marcare” il territorio, ad accreditare i capi emergenti e ad acquisire liquidita’ per il sostentamento del sodalizio”. In provincia di Palermo l’organizzazione criminale permane in uno stato di costante ridefinizione degli assetti e delle zone di influenza, dovuto anche alle scarcerazioni di esponenti di primo piano. “Queste vicende non sembrerebbero, tuttavia, aver scalfito la tradizionale architettura unitaria e verticistica, articolata in famiglie e mandamenti. I rispettivi capi – secondo la Dia – conserverebbero, infatti, la carica anche durante lo stato di detenzione, delegando l’ordinaria amministrazione a specifici reggenti “.

La flessibilita’ dei mandamenti mafiosi e la maggiore autonomia acquisita da alcune famiglie hanno trovato ulteriore, recente conferma, nell’ambito dell’indagine “Grande Passo 3″ L’operazione ha accertato sia l’esistenza, all’interno del mandamento di Corleone, di fratture determinate da correnti contrapposte – riconducibili rispettivamente a Bernardo Provenzano e Salvatore Riina – sia l’animosita’ delle famiglie dell’Alto Belice, traPalermo ed Agrigento, ambiziose di costituirsi in un’autonoma articolazione territoriale. L’indagine ha pure evidenziato l’affermazione della nuova famiglia di Chiusa Sclafani. “Sulla base delle risultanze investigative del semestre, l’attuale mappatura geo-criminale vede ora – sostiene la Dia – il territorio suddiviso in 14 mandamenti (di cui 8 in citta’), nell’ambito dei quali sono incardinate 79 famiglie”. Cosa nostra continua a prediligere una politica di mimetizzazione e silente infiltrazione del tessuto economico-sociale, anche attraverso il ricorso a pratiche corruttive: “la pervasivita’ della corruzione sul territorio, sebbene non immediatamente riconducibile a sodali di cosa nostra, emerge dall’operazione “Black List”, che ha evidenziato un sistema di inquinamento delle procedure di gare d’appalto, in cui funzionari regionali, abusando dei loro poteri, si erano offerti di risolvere obiezioni tecniche artatamente create al fine di indurre un imprenditore agrigentino a versare somme di danaro”. Numerose, inoltre, secondo la DIA le operazioni che hanno consentito di documentare una serie di condotte estorsive ed usurarie, indicative di una endemica situazione di assoggettamento22 e di forte pressione sull’imprenditoria locale. Ulteriori riscontri investigativi confermano la propensione del sodalizio criminale ad inserirsi nel settore delle opere pubbliche, facendo ricorso a societa’ di comodo o ricercando e coltivando un rapporto diretto con imprenditori assoggettati o compiacenti, al fine di creare vere e proprie joint venture occulte. “Ci si riferisce a quella tendenza, in piu’ occasioni dimostrata giudiziariamente – afferma la Direzione Investigativa Antimafia – , di una certa imprenditoria spregiudicata che instaura con il mafioso forme di collaborazione finalizzate ad incrementare i propri interessi economici, facendo appunto leva sull’appoggio delle famiglie, in grado di escludere dal mercato eventuali competitor”.

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