Agrigento

PD, un disastro chiamato Agrigento: lo stato di salute del Partito Democratico alla Festa dell’Unità

Riproponiamo l’articolo di Giuseppe Castaldo, scritto per il mensile S, in cui si tenta di approfondire e tastare lo stato di salute all’interno del Partito Democratico agrigentino in occasione della Festa dell’Unità che si sta svolgendo a Catania. Questo è quello che viene fuori.

La Festa nazionale dell’Unità si sta svolgendo, per la prima volta dalla nascita del Partito Democratico, in Sicilia. Dal 28 agosto, infatti, è partita la kermesse che si protrarrà fino all’11 settembre. I giardini di Villa Bellini di Catania ospiteranno la convention del PD.

All’indomani di questo importante appuntamento, in cui si (ri)discuteranno ideali politici e imminenti strategie, si è tentato di esplorare, con particolare attenzione alla provincia di Agrigento, lo stato di salute del Partito Democratico e in che modo si arrivi alla festa dell’Unità.
Il risultato che ci appare non è poi così tanto sorprendente: un Partito Democratico, quello nell’agrigentino, frastagliato, quasi balcanizzato, composto da vere e proprie correnti capeggiate da esponenti politici più o meno navigati che, come spesso avviene, tentano di “mostrare i muscoli” in quel gioco di potere ormai tanto conclamato. Uno dei principali problemi che ha vissuto, e continua a vivere, il Partito Democratico agrigentino è un lento ma significativo distacco con le realtà quotidiane.
In un contesto sociale particolare come quello agrigentino il Partito Democratico ha sciupato più di un’occasione per poter rinnovarsi al proprio interno non dando spazio e libertà a personalità giovani ed emergenti (Epifanio Bellini su tutti).

Una evidente e palese mancanza di progettazione politica e un riluttante investimento sul capitale umano che questa provincia può fornire sta alla base di quello che, ad oggi, appare un fallimentare tentativo di ricostruzione. Proprio quest’ultimo termine potrebbe, in maniera sintetica ma efficace, descrivere la situazione interna al Pd agrigentino.
L’elezione del segretario Giuseppe Zambito, subentrato ad Emilio Messana, è sicuramente stata un’occasione gettata al vento. Una crescita della segreteria e del partito pari a zero e, senza non poche polemiche, un evidente stato di insofferenza mostrato dai più autorevoli esponenti politici del PD agrigentino. Proprio a queste figure sono riconducibili le correnti di cui si accennava poc’anzi. A questo punto una domanda sorge in maniera spontanea: chi sono i punti di riferimento di suddette correnti nell’agrigentino e quali le loro imminenti strategie?
Proviamo a fare il punto.
Angelo Capodicasa, classe 1949, è sicuramente l’esponente democratico con più esperienza. Primo Presidente della Regione proveniente da sinistra, nel 2000; vice-ministro alle infrastrutture nel secondo governo Prodi, nel 2006. Eletto la prima volta agli inizi degli anni 80, Angelo Capodicasa rappresenta uno dei leader delle correnti interne al Partito Democratico. Dopo esser stato, inizialmente, vicino alle posizioni di Matteo Renzi oggi tende più a percorrere la strada “dalemiana”. La sua influenza in provincia di Agrigento è notevole e, questa sua attività critica nei confronti delle posizioni del governo, si ripercuote anche su tutto il territorio. Capodicasa, inoltre, si è più volte espresso in aperto contrasto con il SI per il Referendum Costituzionale, posizione in netta contrapposizione con le linee guida nazionali.

A contendere idealmente, ma non troppo, lo scettro di “leader” nell’agrigentino è il favarese Tonino Moscatt. Quest’ultimo rappresenta, forse, l’eccezione alla regola in quanto ad espressioni giovani e “fresche” provenienti dalla provincia di Agrigento. Appartenente alla corrente dei “Giovani Turchi”, nata nel 2010 dall’unione della nuova generazione dei democratici. Moscatt, rispetto a Capodicasa, vanta un elettorato che si concentra maggiormente sulle zone di provincia piuttosto che sui grossi centri anche grazie all’influenza di non poco conto che possiede Giovanni Panepinto, suo primo promotore e deputato all’Assemblea Regionale Siciliana. Un dato di non poco conto è rappresentato dal fatto che, al primo mandato, gli siano stati affidati importanti ruoli operativi come quello di presiedere la Commissione parlamentare difesa. Inoltre, non sono poi così segrete i rapporti di estrema vicinanza con il guardasigilli Orlando, al presidente Dem, Matteo Orfini e al senatore Francesco Verducci, presente peraltro in commissione vigilanza Rai.
Altra zona di influenza, che però si inserisce appena uno scalino sotto in termini di influenza, è quella che fa riferimento a Maria Iacono. Ex sindaco di Caltabellotta, nel 2013 è stata la prima donna agrigentina ad approdare in Parlamento. La posizione dell’on. Iacono è tuttavia alquanto ambigua, sintomo di un evidente periodo di “osservazione” delle dinamiche che presto potrebbero cambiare. Nella logica di una strategia attendista, Maria Iacono non è nuova nell’esprimere posizioni di forte legame con la Cgil, con la quale peraltro ha portato avanti diverse iniziative anche di critica nei confronti del Jobs Act, salvo poi rimarcare, con non troppa foga, il suo SI per il referendum incassando anche l’appoggio del capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato.
Tra i meno chiacchierati ma, anche grazie ad una storia politica che ha avuto alle spalle il padre, tra i più influenti c’è Giuseppe Lauricella, figlio del più noto Salvatore, ex presidente dell’Ars e competitor di Bettino Craxi per il posto di segretario del PSI. Lauricella, originario di Ravanusa, è una figura sui generis del PD: giurista, costituzionalista ha ottenuto l’elezione nel 2013 vincendo sul campo le Parlamentarie, ottenendo un discreto successo. Le sue fortune politiche hanno origine, oltre che dalla caratura del padre, anche grazie ad una forte vicinanza alla senatrice Anna Finocchiaro che, in più di un’occasione, si è imposta nel far candidare proprio Lauricella. Ad oggi le sue posizioni sono difficilmente comprensibili e prevedibili seppur sembri molto vicino a Pippo Civati.
Dunque, il quadro generale nell’agrigentino è fortemente frastagliato e, sostanzialmente, due sono le figure/correnti carismatiche di riferimento e, peraltro, in forte contrasto fra loro.  Il PD agrigentino ha bisogno di ritrovare la sua Unità.
Un primo passo di ricucitura dei rapporti è, forse, rappresentato dall’elezione di Silvia Licata, esponente dell’associazione Volontari di Strada, a segretario cittadino di Agrigento: una figura da sempre vicina alle problematiche quotidiane e ai risvolti sociali.

La strada da percorrere è ancora lunga.

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