“Rumore di sciabole o solita ginnastica militare?”, Intervista all’On. Tonino Moscatt

“Rumore di sciabole o solita ginnastica militare?”, Intervista all’On. Tonino Moscatt

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Il nostro Diego Romeo ha incontrato, questa settimana, il deputato nazionale del Partito Democratico, originario di Favara, Tonino Moscatt. Ecco di seguito l’intervista completa, uscita sull’ultimo numero di Grandangolo in edicola:

On. Moscatt, capisco che non sono tematiche semplici e che servirebbe più spazio per analizzare ogni aspetto, ma da capogruppo alla Camera in commissione Difesa per il suo partito, non posso che chiederle il quadro di oggi proprio sulla Difesa e magari accostato alle parola sicurezza …

Il quadro internazionale continua a essere caratterizzato da profonde trasformazioni ed imprevedibilità. La persistente minaccia di Daesh, il moltiplicarsi dei conflitti e l’instabilità nella regione mediterranea e nel vicino oriente, le perduranti ondate migratorie, nonché le divergenti azioni dei vari attori della Comunità Internazionale nella gestione delle crisi, caratterizzano un quadro delle relazioni internazionali e della sicurezza in rapido e sensibile deterioramento soprattutto in aree molto prossime all’ Italia e all’ Europa. I rischi e le minacce che siamo oggi chiamati a fronteggiare spaziano da quelle tradizionali e simmetriche, attualmente incentrate sul fianco est dell’Europa e caratterizzate da dinamiche che echeggiano la guerra fredda,  a quelle legate alla disgregazione di entità statuali lungo il fianco sud, a quelle asimmetriche terroristiche sempre crescenti e provenienti da direzioni e dimensioni diverse. Il quadro dei rischi per la sicurezza è, quindi, particolarmente complesso e l’unica vera certezza sembra sia data dalla relativa indeterminatezza dei possibili attori e dei possibili luoghi dei futuri conflitti. Inoltre non sono trascurati ulteriori rischi quali la nuova proliferazione nella disponibilità di armi di distruzione di massa e soprattutto la minaccia costituita dall’offesa cibernetica, oggi ancora apparentemente non palesatasi in tutta la sua potenziale gravità, ma la cui pericolosità non va assolutamente sottovalutata. Quale conseguenza di questo quadro geopolitico e geostrategico discende che lo Strumento militare futuro dovrà possedere le capacità necessarie per:  capire le cause della moderna conflittualità e le esigenze derivanti dall’evoluzione degli scenari internazionali; prevenire l’insorgere e il consolidamento di situazioni di rischio o di minaccia per il Paese;  intervenire tempestivamente, precisamente ed efficacemente per la gestione delle situazioni di crisi e per l’eliminazione di eventuali minacce alla sicurezza e agli interessi del paese. In generale una parte del  “Libro Bianco” ha posto le basi per l’avvio di una complessa opera di riforma e di adeguamento delle nostre Forze armate, nonché per una ampia e matura riflessione in merito ai temi della sicurezza internazionale e della Difesa”.

Epperò. da giorni si parla di alcuni dei nostri ragazzi italiani inviati in Lettonia a presidiare il confine russo … che succede? Prepariamo una guerra?

No, no, la tranquillizzo e chiarisco la situazione perché mi rendo conto sia stata offuscata da notizie o affermazioni inesatte. Si tratta di un contingente di 140 soldati militari italiani Nato inviati al confine orientale dell’Europa con la Russia. Su questo tema si è fatta molta polemica, specie dal M5s e dalla Lega, ma è stata una decisione dell’Organizzazione atlantica che risale alla riunione di Varsavia dello scorso luglio e presa sulla base di tensioni con Mosca che non accennano ad attenuarsi. Vorrei ricordare che durante le ultime settimane la Russia ha dispiegato sistemi di missili vicino alle frontiere dell’Alleanza. Ciò nonostante, mi creda, parliamo di forze di rassicurazione non definitive e a rotazione, proprio per non dare l’idea che si ricrei una cortina da guerra fredda. A guidare a rotazione la missione, sono Canada, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. In sintesi, il Canada ha chiesto se l’Italia poteva contribuire e noi abbiamo detto sì, però sapete bene che la politica dell’Italia è per il dialogo con la Russia e l’invio di soldati italiani al confine russo non si può ritenere affatto una politica di aggressione verso Mosca ma, semmai, di rassicurazione e difesa dei nostri confini come Alleanza atlantica”.

In attesa del referendum costituzionale del 4 dicembre è tutto un gran parlare del “Si” o del  “No”. Recentemente lo stesso sottosegretario Faraone ad Agrigento era molto possibilista sull’affermazione del sì che lui, insieme al Partito democratico, sostiene. Aspetti, forse sarebbe meglio dire.. una parte del Partito democratico …

Sul referendum costituzionale, il discorso è semplice. Almeno lo è per me. Chiarissimo e semplicissimo. Ed in parole semplici, oltre certi dettati ingarbugliati alla Zakelbreski, vorrei dire che gli effetti del sì apporteranno solo benefici ai cittadini, a noi tutti. Vedete, oggi non c’è proprio ragione di votare no ed in barba a quello che si paventa sui rischi per la democrazia – inesistenti – il si al referendum farà solo del  bene all’Italia. Almeno che non si decida, buttando alle ortiche i futuri benefici che dà questa riforma, di voler votare no per antipatia a Renzi o per cercare di destabilizzare il governo. Allora in quel caso si voti pure no!
E’ vero che la Riforma costituisce uno spartiacque
tra cambiamento e nostalgia della Prima Repubblica. Chi propone un progetto di Riforma diverso, come D’Alema o Quagliariello, ha come obiettivo far naufragare questa riforma, senza costruire nemmeno una alternativa. Ci mancherebbe! Che non si venga a dire che questa riforma non è buona, quando siamo arrivati al punto, finale, di poter scrollarci di dosso quello che, anche chi oggi è per il no come Lega e M5s, qualche tempo fa denunciava. Tra le tante cose oggi abbiamo la possibilità di superare il cosiddetto “bicameralismo paritario” che ridurrà il costo degli apparati politici e renderà l’attività del Parlamento più rapida ed efficace. La Camera dei Deputati darà e toglierà la fiducia al governo, il Senato rappresenterà prevalentemente le istanze e i bisogni dei comuni e delle regioni con soli 100 rappresentanti invece dei 315 attuali e, perlopiù, a costo zero. Ma anche: abbassare il quorum per la validità dei referendum abrogativi perché se richiesti da ottocentomila elettori, non sarà più necessario il voto del 50 per cento degli aventi diritto, ma sarà sufficiente la metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche; l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti”, perchè ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative. Si eviterà dunque la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale. Col Si verrà soppresso il Cnel – Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro – costosissimo e nato per sostituire la Camera delle Corporazioni e che
in un regime post-corporativo non ha più utilità; Il governo  sarà più stabile, non avrà più poteri rispetto a quelli che gli attribuisce la Costituzione attuale, ed  i  disegni di legge attuati che propone avranno una corsia preferenziale con discussione e votazione che avverranno entro un termine ben stabilito. Sarà inoltre limitato il potere di legiferare direttamente tramite decreti-legge. Può bastare? Perché potrei continuare. Ad ogni modo gli effetti di questa riforma sono tanti. E’ vero, si poteva fare meglio. Ma sempre si può fare meglio. Noi non abbiamo la presunzione di essere perfetti, però voglio dire che sicuramente abbiamo lavorato tanto e questa riforma ha un valore importante con positività evidenti”.

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