Terremoto in Centro Italia, terrore tra studenti agrigentini: “Eravamo nel panico”

Terremoto in Centro Italia, terrore tra studenti agrigentini: “Eravamo nel panico”

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Attimi di terrore per alcuni studenti agrigentini, saccensi e licatesi, presenti a Camerino, località colpita nelle ultime ore da una serie di terremoti. I giovani, iscritti alla locale università, hanno assistito al terribile evento, ma, fortunatamente, a parte un forte spavento, non hanno subito alcun danno fisico. Camerino, dicevamo, città medievale, piena di vita e di giovani che oggi è una città fantasma. Piazza della Vittoria, fino a qualche ora fa una delle entrate al centro storico, è in macerie. Uno degli edifici che incorniciava l’accesso è crollato creando un cumulo di materiale che ingombra l’ingresso. Mentre scende il buio, il paese – il più grande tra quelli colpiti nel maceratese – diventa spettrale: nessuno può entrare, agenti della guardia di finanza controllano gli ingressi della città che sorge su un’altura. Il timore, come in passato, è l’arrivo degli sciacalli. Tutte le stradine sono bloccate con fili rossi e bianchi. Camerino porta già i segni del terremoto dello scorso agosto: l’ufficio postale era ospitato in un prefabbricato, collocato saggiamente lontano dai vicoli antichi. Tra i pochi a girare ancora in serata, spesso confortati dai militari, ci sono quasi solo studenti stranieri, iscritti all’unversità fondata in epoca medievale. Molti studenti italiani hanno potuto tornare dai genitori, tra cui proprio quelli provenienti dalla provincia di Agrigento, ma quelli stranieri si sono ritrovati bloccati. E la cerimonia di laurea di alcuni, prevista tra una settimana, diventa un appuntamento non più così sicuro.

La testimonianza di una studentessa di Licata, E.G., iscritta alla Facoltà di Farmacia: “A Camerino eravamo nel panico per chi come me ha vissuto per la prima volta l’esperienza di un terremoto si è trattato di un qualcosa di terribile. E’rimasto tutto al buio, abbiamo iniziato a sentire solo urla, panico e gli edifici che venivano giù. Fortunatamente non mi sono fatta niente”.

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