L’Akragas, le critiche e ….. Lello Di Napoli. A chi non piacerebbe...

L’Akragas, le critiche e ….. Lello Di Napoli. A chi non piacerebbe vincere?

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Mister Raffaele Di Napoli

L’ennesimo pareggio casalingo, ottenuto domenica contro il fanalino di coda Melfi, ha lasciato sicuramente qualche strascico di polemica e sicuramente un’amarezza generale. A chi non piacerebbe vincere? 

Ci colpiscono le critiche, soprattutto quelle rivolte all’allenatore agrigentino. Ancora non si capisce, per quale oscuro motivo, Agrigento rimanga una delle piazze più esigenti del panorama calcistico siciliano ma, se si attuasse una verifica sui numeri, il dato che emergerebbe sarebbe controverso. Attenzione, qui non si vuol mica lasciar passare la filastrocca “Non bisogna lamentarsi perché ad Agrigento non c’è calcio da 30 anni”, come spesso qualche dirigente ha decantato forse per limitare qualche responsabilità. No, non la pensiamo affatto così. Le critiche costruttive nel calcio , così come nella vita, fanno sempre bene. Ma, prima di lanciarsi in pindarici giri di parole e puntare il dito verso qualcuno, bisognerebbe capire come stanno effettivamente le cose.

L’Akragas, negli ultimi 5 anni, ha vissuto sicuramente un periodo di crescita se si consideri il contesto generale. Investimenti, grandi sponsor, scalate dall’Eccellenza (più di 20 anni di permanenza), scalata a sorpresa dopo appena una stagione in Serie D (un campionato che l’Akragas non giocava dagli anni 90) e, finalmente, Lega Pro. Una categoria difficile, caratterizzata da infiniti problemi sia economici, sia logistici che organizzativi. Il primo anno, cioè la scorsa stagione, l’Akragas ha pagato sicuramente l’inesperienza ma, una volta riordinate le cose, è stata protagonista di una cavalcata nella seconda parte di stagione a dir poco straordinaria, centrando la promozione e regalano a Pino Rigoli, oggi attuale tecnico del Catania, il premio di miglior allenatore della Lega Pro.

Quest’anno, la musica cambia. Bisogna avere memoria nelle cose, sempre. Mese di giugno, gli agrigentini sono alle prese con rinnovi societari, capitali in fuga, una situazione stadio incomprensibile e l’incertezza di non presentarsi neanche alla griglia di partenza.  Poi, l’ennesimo sacrificio della dirigenza, in primis Marcello Giavarini. La nostra testata, quando c’è stato di criticare anche il patron licatese, non si è mai tirata indietro (esempio conferenza flash di quest’estate). Ma, analizziamo la situazione: dove sono gli imprenditori agrigentini? Dove sono i capitali del nostro tessuto imprenditoriale? Gli investimenti? E ancora.

Dal punto di vista squisitamente imprenditoriale ci chiediamo, in questa categoria, dove possano essere i guadagni di una società o di un gruppo dirigenziale che investe i soldi in questo settore. E, ancora più nello specifico, un dato risalta ad Agrigento più degli altri. In categoria come Eccellenza e Serie D, forse spinti dall’entusiasmo di perseguire buoni risultati o comunque propositi di promozione, l’Esseneto registrava picchi di spettatori degni di ben altri palcoscenici. Ricordate la sfida in casa con il Savoia dell’allora tecnico Vincenzo Feola? Bene, un ricordo che appare lontano. Negli ultimi due anni, con avversari di gran lunga più blasonati per storia e titoli, non si è più rivista una cosa del genere: eppure, ad Agrigento, non sono più squadre come San Giovanni Gemini, Raffadali, Campofranco (con tutto il rispetto per queste compagini) a calcare il prato dell’Esseneto. Il risultato, però, non sempre è scontato. Anzi. Da questo punto di vista Agrigento ha registrato non uno ben due passi indietro, anche per una serie di coincidenze e fattori risultati decisivi. Ma, la sostanza è: si possono registrare appena 600 paganti in una giornata importante come quella di domenica scorsa, in cui giochi una partita fondamentale per la tua classifica? Numeri da Teatro Pirandello. 

In conclusione, ritornando al principio, a chi non piacerebbe vincere? E francamente ci pare quantomeno discutibile puntare il dito nei confronti dell’allenatore Di Napoli. Un tecnico giunto con qualche diffidenza nell’ambiente Akragas ma che, per chi lo vede quotidianamente, si è fatto apprezzare per il lavoro sul campo e, ancor di più, per quell’onestà interiore che mostra. La conferenza stampa di domenica nel post gara di Melfi ne è la prova.

La squadra è giovane, la più giovane della Lega Pro, presenta dei limiti evidenti con un attacco sterile e poca esperienza. Ma ha anche fatto vedere cose buone, soprattutto, ha fatto vedere di essere un gruppo, nella vittoria e nella sconfitta.

Questo è un merito che appartiene esclusivamente a Lello Di Napoli. La strada per la salvezza è ancora lunga e in salita ma di certo non compromessa.

 

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