Omicidio Burgio a Palma di Montechiaro, Tuzzolino rivela: “E’ stato Peppe Condello”

Omicidio Burgio a Palma di Montechiaro, Tuzzolino rivela: “E’ stato Peppe Condello”

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Peppe Condello, Vincenzo Priolo e Carmelo Burgio

Grandangolo lo aveva anticipato in tempi non sospetti ed è stato facile profeta. 

Sul versante di Palma di Montechiaro, vi era in corso una guerra compiuta a colpi di micidiali mitragliette e pistole calibro 9 parabellum. Scrivevamo il 27 gennaio 2012: “Palma di Montechiaro si è svegliata con l’incubo della guerra di mafia. Dopo anni di malcelato silenzio, vendette e rancori repressi, bocconi amari dati ed inghiottiti, si staglia nuovamente imperioso il rischio carneficina. Come quello di venti anni fa quando le strade della città del Gattopardo vennero lastricate di cadaveri e sangue. Un sospetto più che fondato. Alimentato fortemente dalla duplice esecuzione che ha avuto per vittime Giuseppe Condello, 41 anni, schedato mafioso e ritenuto appartenente al gruppo egemone della Stidda e Vincenzo Priolo, 27 anni, precedenti penali per droga, abituale frequentatore del primo e ritenuto il suo autista-factotum. Che nel mirino dei killer avversari, probabilmente appartenenti alla fazione opposta, quella di Cosa nostra, ci fosse Condello, questo è fuori di dubbio. Anche se, poi, a ben vedere entrambe le vittime sono state assassinate con sette colpi di pistola calibro 9. I loro corpi, come è noto, sono stati trovati nei pressi di un cavalcavia di contrada Ciccobriglio, lungo la vecchia strada per Campobello di Licata, in territorio di Palma di Montechiaro. Si sospetta che le vittime  avessero un appuntamento proprio in quel punto con i loro assassini. Il gruppo di fuoco dopo aver portato a termine la missione di morte e aver gettato nel burrone i due corpi avrebbe spostato l’auto, una Fiat Grande Punto, allontanandola di due chilometri circa dal luogo del duplice omicidio e incendiandola per cancellare ogni traccia. L’incendio dell’autovettura potrebbe assumere un significato particolare: la volontà di cancellare ogni traccia magari perché dentro quell’auto è salito anche l’assassino”.

Poi, abbiamo ribadito il concetto, il 7 luglio successivo, comprendendo ancor meglio che c’era un filo diretto con la Germania di Mannheim, con questo articolo: “Dopo il sequestro di un vero e proprio arsenale, una mitraglietta Uzi, una pistola calibro 9 parabellum, tutte con matricola abrasa e una pistola calibro 22 oltre che diversi caricatori e munizioni, trovato nella disponibilità di Angelo Sortino, pregiudicato 49enne di Licata, hanno trovato nuovi impulsi le indagini su due efferati crimini, di sicura matrice mafiosa, compiuti a Palma di Montechiaro. In particolare l’attenzione degli investigatori è  puntata sull’omicidio di Calogero Burgio, ucciso, a Palma di Montechiaro, nel novembre 2011 con un kalashnikov nonché il duplice omicidio di Giuseppe Condello e Vincenzo Priolo compiuto utilizzando proprio una mitraglietta Uzi ed una calibro 9”.

Una pista portava dunque fino alla città di Mannheim dove da anni si è insediata una folta comunità di emigrati agrigentini e trapanesi che hanno investito parecchio denaro. Anche su questi flussi finanziari sono in corso indagini. Mannheim è ormai diventato uno snodo ferroviario e portuale decisivo per l’intera Germania.

Una conferma, indiretta, di quanto già scritto arriva dal pentito più sui generis che la storia giudiziaria italiana abbia mai avuto: l’architetto Giuseppe Tuzzolino.

L'architetto Giuseppe Tuzzolino
Giuseppe Tuzzolino

 

Quest’ultimo racconta agli inquirenti che l’omicidio di Calogero Burgio sarebbe stato commesso, con una mitraglietta, da Giuseppe Condello, a sua volta assassinato un anno dopo. E a commissionare l’omicidio Burgio sarebbe stato un boss palmese residente a Mannheim. Le ragioni? Uno sgarro che Burgio avrebbe commesso ai danni del boss tedesco palmese.

Dichiarazioni quelle di Tuzzolino che sono al vaglio dei pm della Direzione distrettuale antimafia che sono alle prese anche con le risultanze investigative dell’operazione Vultur.

Saro Meli, alias "U puparu"
Saro Meli, alias “U puparu”

Infatti, il blitz che ha azzerato il gotha mafioso di Camastra portando in cella Rosario “Saru” Meli detto “u puparu” ebbe origine proprio partendo dal duplice omicidio di Condello e del suo autista Vincenzo Priolo compiuto il 27 gennaio del 2012. Inchiesta che qualche tempo fa aveva consigliato il capo della Squadra mobile di Agrigento di convocare due sospettati di Camastra che sono stati iscritti nel registro degli indagati, e che hanno preferito non rispondere alle domande degli investigatori.

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