Licata assurda e abbandonata

Licata assurda e abbandonata

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Licata dopo il nubifragio

Una città in pieno disfacimento: fisico e morale.

Rivederla, ad ogni autunno e alle sue prime piogge, puntualmente in questo stato dalla Plaia a piazza Gondar, come la caricatura tragica d’una Venezia senza gondole, grida indignazione contro le nostre classi dirigenti degli ultimi trent’anni almeno – e potremmo magari andare oltre. Senza tuttavia esimerci da responsabilità nostre, di cittadini elettori.

Gli amministratori di Licata li abbiamo eletti e rieletti noi per lunghi anni. Chiudendo gli occhi sullo sfascio urbano di una città che si sviluppava in modo abnorme e sbagliato, cambiandone la fisionomia e oltraggiandone il territorio, perlopiù cosparso di costruzioni abusive, alcune sanate e altre no. Nell’ambiente urbano come in quello delle coste e delle colline. Prendiamoci i danni ora. Come ce li siamo presi in passato, con i vari stati di calamità naturali dichiarati.

È assurdo: tutte le volte che piove dobbiamo assistere a scene da Sos generale per non annegare nell’acqua e nel fango. Ed è anche assurdo che, in tutto questo tempo, non sia stato trovato rimedio ai danni causati dalle classi politiche del passato; che non si sia mai aperto un dibattito pubblico, un’inchiesta consiliare, e non ci sia mai stata un’iniziativa dei cittadini di buon senso sulle responsabilità amministrative nella storia di questa città.

Le fognature otturate, le fognature inadeguate (o del tutto inesistenti) a far fronte alle piogge copiose per impedire gli allagamenti di molte zone e quartieri nevralgici sono ormai un problema. Storico sì, ma oggi prioritario. Per cui, se Licata è così da tempo, ciò non vuol dire che così deve rimanere. E noi non abbiamo ancora visto alcun programma politico di un candidato sindaco che proponga come affrontare il problema fognario a Licata. Come risolverlo.

Non sono casi isolati purtroppo quelli dei danni di cui abbiamo notizia – di famiglie evacuate dalle proprie abitazioni. Non sono immagini – quelle del Fondachello e di piazza Gondar, ora anche di corso Serrovira, via Palma e del quartiere Africano – che vediamo per la prima volta. Eppure, continuiamo a guardarle e a proporci di migliorare (come pure è giusto) la superficie della città. Senza mai scendere sotto, in profondità, e considerare che molti dei suoi guai vengono dalle fognature inefficienti, da quei sotterranei in cui per tanti anni s’è come nascosta la sua (nostra) storia pubblica.

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