Le priorità del 2017: giro d’orizzonte con i segretari dei sindacati agrigentini

Le priorità del 2017: giro d’orizzonte con i segretari dei sindacati agrigentini

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Giro d’orizzonte di Diego Romeo con i segretari dei sindacati agrigentini: Gero Acquisto (Uil), Massimo Raso (Cgil), Maurizio Saia (Cisl)

Per voi quali sono le priorità fra le tante emergenze agrigentine?

Acquisto: “Le faccio una premessa: Noi della Uil lavoriamo quotidianamente e ringrazio tutti i dirigenti provinciali di categoria che mi assecondano in questo lavoro che le assicuro, al netto di quello che vuol far passare qualcuno, è un lavoro molto impegnativo e difficile, sia per i servizi che eroghiamo sia per la crisi che tocchiamo con mano sia all’interno che all’esterno del sindacato. Noi siamo a disposizione di tutti coloro che reclamano giustizia sociale e legalità perché da questo si deve partire per cementare sviluppo e opportunità. Purtroppo il 2016 ha segnato un fenomeno nuovo per le nostre realtà comunali, quella del dissesto di molti comuni, un fatto che ci addolora perché si mette a rischio la serenità di lavoratori e famiglie. Purtroppo non voglio fare polemiche sterili, ma il federalismo fiscale comunale alla fine si è rivelato un flop. La storia politica, economica e sociale dei comuni siciliani è molto diversa da quella dei veneti o dei lombardi, senza mano pubblica le amministrazioni rischiano di crollare, è giusto un freno agli sprechi, ma se i provvedimenti sono: l’abbandono dello Stato centrale o della regioni, per i comuni autofinanziarsi con le tasse locali è praticamente impossibile. Tra le priorità c’è  L’Università di Agrigento che  continua,  con mille difficoltà, ad avere corsi di laurea sono ridottissimi, il Presidente del Cupa Armao ha dimostrato con il sindacato un rapporto franco e corretto e una strada da seguire, ma è chiaro che anche l’Università per vivere ha bisogno di iscritti e di soldi. Se adesso si prospettano ulteriori tagli, ci sono ingiunzioni di pagamento per svariati milioni di euro, allora la strada si fa stretta. L’Università ad Agrigento non può chiudere perché è uno degli ultimi baluardi che ci sono rimasti. Le potrei elencare tutta una sfilza di priorità su cui lavoreremo nel 2017, sapendo che il nostro è un ruolo diverso da quello politico, ci portiamo dietro ancora la questione Rifiuti, Contrattisti Enti locali, e tante altre problematiche su cui questa Uil agrigentina ha fatto grandi battaglie”.

Raso: “La grande vera emergenza di questa provincia si chiama lavoro! La sua quantità e la sua qualità. Ce lo dicono ogni anno tutti gli indicatori, sia quelli statistici (Istat, le varie classifiche dei giornali economici…) che quelli empirici (Inps, Cassa edile, Camera di commercio…): occupiamo stabilmente gli ultimi posti della graduatoria nazionale per reddito, affari e lavoro, occupazione, disoccupazione, quantità di lavoro nero, di lavoro povero, persino di pensioni povere: la metà delle oltre 102.000 pensioni pagate dall’INPS non superano 1000 euro mensili e, di queste, la metà è in un range tra 500 e 700! Basta farsi un giro  la sera in tanti paesi della provincia per vedere fisicamente lo spopolamento di questi paesi, l’assenza di giovani…Un disastro! Poi vi sono tante altre emergenze e problemi irrisolti (penso alla gestione di acqua e rifiuti in primo luogo ma anche alle questioni socio-sanitarie, alla vicenda del Cupa…) , ma quello del lavoro e dell’occupazione mi sembra il più rilevante e condiziona anche il resto della condizione più generale della provincia. Lavoro, diritti e lotta alla mafia: non a caso il 2017 lo cominciamo il 4 gennaio con Susanna Camusso, a Sciacca, dove ricordiamo il 70° dell’assassinio di Accursio Miraglia, esattamente per delineare il quadro d’azione per l’anno nuovo”.

Saia: “Parlare ad Agrigento di priorità è molto difficile, mancano troppe cose per fare una scaletta di precedenze. È facile comprendere come in questa provincia sia difficile creare e trovare lavoro, manca un tessuto produttivo efficace che riesca a produrre ricchezza. Le uniche attività che vanno bene ad Agrigento sono la gestione del servizio idrico e quella dei rifiuti. Un business per pochi a danno dei cittadini, i cui costi sono elevatissimi”.

Il dialogo con l’amministrazione agrigentina come procede? Avete sollecitato e realizzato degli incontri ma le “carte” ve le hanno fatte vedere? Per esempio quelle dei fondi governativi promessi?

Acquisto: “Mi pare che abbiamo chiamato in causa il Sindaco Firetto e la sua Giunta solo per gravi e giuste motivazioni. Abbiamo chiesto un incontro come UIL a settembre sul bilancio perché l’Assessore al ramo ha fatto dichiarazioni che hanno allarmato tutti su un nuovo piano di riequilibrio, dopo il precedente piano di armonizzazione, e visti i precedenti a Porto Empedocle abbiamo teso la mano nell’interesse di tutti, dai lavoratori agli agrigentini. Abbiamo avuto un primo incontro ma ancora i numeri non sono usciti fuori. Il nostro ruolo è ad adiuvandum e rispettoso dei ruoli ma per collaborare bisogna essere in due, spero che il primo cittadino abbia capito il nostro ruolo,perché finora ci sono stati degli atteggiamenti un po’ troppo supponenti e di sfida che in questo momento sono assolutamente fuori luogo. Ci aveva assicurato che a breve da quell’incontro avremmo avuto le carte sulla situazione economica dell’Ente, ma ad oggi nulla è mutato, noi come Uil ad inizio 2017 torneremo alla carica. Per i  fondi governativi promessi? Niente”.

Raso: “Dialogo? In un anno e mezzo ci siamo visti 4 volte! Una volta per il “parcheggio pluripiano”; una volta per il bilancio ed un paio di volte sulla questione degli operatori ecologici… siamo ben lontani dall’avere scelto la via di un percorso concertativo e di confronto. La Cgil ha chiesto più volte e su tanti temi l’avviso di un confronto, ma non c’è nulla da fare, l’Amministrazione forse ritiene di essere sufficiente a se stessa! Da quello che leggiamo ha problemi persino con la sua stessa maggioranza! Sul “patto per la Sicilia” ma sull’insieme dei fondi annunciati dal Governo Nazionale abbiamo chiesto che si potesse realizzare una sorta di “cabina di monitoraggio” permanente … per passare dall’annuncio al cantiere, ma ancora aspettiamo! Sul Bilancio le carte promesse non arrivano mai… eppure sarebbe utile sapere come  si compone il bilancio e come rendere partecipativo lo stesso”.

Saia: “Da qualche tempo abbiamo avviato confronti con l’amministrazione comunale, abbiamo contezza delle difficoltà economiche del Comune di Agrigento, ma anche di quella degli altri comuni della provincia. Serve un’azione amministrativa rigorosa ma anche creativa che sfrutti i fondi comunitari per rendere più gradevoli ed efficienti le nostre comunità”.

Senza dubbio in questo anno e mezzo di nuova sindacatura è venuto fuori un certo stile di immagine cittadina. C’è una ricerca di bellezza, piaccia o no, che non sempre si traduce in benessere visivo. Fra i tanti esempi e può sembrare una sciocchezza, l’acqua che scorre sulle pareti dei muretti di cinta in piazza San Giuseppe, nelle giornate ventose si trasforma in doccia ostacolando l’ingresso nelle abitazioni. E poi che ne dite di questa imposizione di atmosfera natalizia con altoparlanti che diffondono musica? A me ricorda una “laicità” nordcoreana, manca solo  la voce del “caro leader”.

Acquisto: “Mi limiterei a darle solamente risposte di natura sindacale sugl’argomenti che trattiamo come sindacato, a titolo strettamente personale le posso dire che  l’impronta Firettiana all’immagine di Agrigento di oggi, oltre a non notare particolari passi in avanti, quel poco che ha fatto non è di mio gradimento”.

Raso: “L’immagine ha finito con il riguardare solo il centro, non vedo nessuna nuova attenzione per le periferie e, in generale, penso che abbia ragione “satira agrigentina” cui la Giunta fornisce sempre nuovo materiale: l’ultima questione quella dei cartelloni stradali. Io non mi iscrivo al Club dei criticoni sempre e comunque, ma nemmeno a quello dell’ “abbonu è, abbonu è” come lo chiama qualche mio amico di facebook. Da una Giunta nata sull’entusiamo di “AgrigentoManifesta”, di quel fiume di giovani che chiedeva un nuovo modo di fare politica ci aspettavamo molto di più”.

Saia: “Senza dubbio l’amm.ne Firetto, sta provando ad imprimere un’azione diversa rispetto al passato, questo non significa che ci stia riuscendo ma bisogna apprezzare gli sforzi in questa direzione, anche se preferirei una maggiore partecipazione e condivisione da parte di cittadini e di associazioni a scelte di interesse generale importanti per la città”. 

Il Parco archeologico è diventato non solo un bancomat ma un ministero con portafoglio. Non pensate che anche il Parco debba dotarsi di una sua etica di elargizione e che debba rispondere a delle priorità?  Per esempio tutelare il convegno pirandelliano coi suoi ritorni anche economici e non spendere sessantamila euro per un Natale di facciata ad usum delphini? E con attori utilizzati come  per un teatro di pronto soccorso?

Acquisto: “E’ giusto valorizzare ma credo che ci sia bisogno di  un equilibrio nelle risorse per tutte le attività che promuove l’ente”.

Raso: “L’Ente Parco ha fatto tante cose pregevoli e tante ne potrà fare non appena saranno definitivamente concluse le iniziate operazioni di scavo che ci restituiranno il Teatro. Convengo che debba darsi una sua politica che si muova in sinergia con quella del Comune ma che non finisca per pagarne solo i conti.  Ma perchè mai dovrebbe occuparsi del Convegno Pirandelliano o della gestione del PalaCongressi? Di questi dovrebbero occuparsene altri che però non hanno le risorse per farlo ovvero il Comune o la Regione che è la vera latitante sia delle politiche di sviluppo che di quelle di valorizzazione delle risorse culturali. Non parliamo solo del Comune! C’è una Regione che, con Crocetta, ha fatto passi indietro. Potrei fare un lungo elenco di questioni irrisolte o che sono peggiorate rispetto a come le hanno trovate! Un esempio per tutti? Le Terme di Sciacca”.

Saia: “I beni archeologici che insistono sul territorio di Agrigento, possono diventare lo strumento di svolta della nostra economia che dovrà essere, lo sosteniamo da anni, improntata sul turismo. Il mio apprezzamento va al direttore del Parco il quale sta cambiando radicalmente il modo di fruire il grande patrimonio culturale che Agrigento possiede avviando, tra l’altro, una serie di iniziative riavvicinando simbolicamente la città moderna e quella antica”. 

Da anni si continuano a spendere centinaia di migliaia di euro per un cartellone teatrale ad uso di alcune centinaia di abbonati. Gli altri 59 mila agrigentini sono tagliati fuori per tante ragioni. Non vi sembra che sia tempo ormai di capovolgere queste impostazioni divisive e facilitare una gestione della cultura teatrale che non manca alla città? Come non manca, lo si è visto, quella musicale che sta ottenendo un suo spazio. O dobbiamo fondare un sindacato attori non professionisti?

Acquisto: “Occorre puntare sulle nostre risorse e sui nostri attori . Questa è l’indicazione di buon senso  che occorre dare”.

Raso: “Il cartellone rispecchia ed è figlio della direzione artistica di cui si è dotata la gestione del Teatro e a me non sembra sia peggiore di altre stagioni. Certo il Teatro non è per tutti, ma questo non solo ad Agrigento. Ma già oggi si sono fatti passi avanti rispetto al coinvolgimento delle scuole a prezzi contenuti. Il Teatro Pirandello non è solo il Teatro della Città di Agrigento ma credo ambisca, legittimamente, ad esserlo della provincia. Certo molto si potrebbe fare ancora per dare maggiore visibilità al Teatro non professionistico o, al contrario, per costruire esperienze professionali stabili di Teatro: ma non dobbiamo montarci la testa, esperienze analoghe hanno difficoltà persino in grandi città…  esiste il tema di come e di quanto spendiamo per sostenerle le attività culturali…Abbiamo avuto governanti che hanno sostenuto che “con la cultura non si mangia”! Anche sulla musica non siamo all’anno zero, anzi mi pare che siano cresciute esperienze davvero interessanti se penso al Wine & soul festival o a quello che si fa nello “spazio Temenos”: sono tutte cose che vanno sostenute e fatte conoscere meglio”.

Saia: “Quando parliamo di teatro, lei mi fa ricordare la recente scoperta del teatro antico di Akragas che certamente influenzerà positivamente il futuro della città è certamente dei suoi abitanti. Per quanto riguarda il teatro Pirandello, mi aspetterei un maggiore coinvolgimento delle eccellenze agrigentine, mi piacerebbe una grande scuola di teatro, penso sia nel dna degli agrigentini”. 

Avvertite  un qualche senso di colpa per la “104”?

Acquisto: “Assolutamente no. Le dinamiche di chi attraverso truffe e raggiri ha ottenuto benefici e agevolazioni vanno perseguiti legalmente e deve essere fatta chiarezza da parte della magistratura su questa brutta pagina agrigentina”.

RASO: “E perchè mai? Noi, la Cgil, la Flc (il sindacato scuola della Cgil) ci siamo costituiti “parte civile” in quel processo! Abbiamo sostenuto sin dalla emersione dello scandalo che si dovesse fare chiarezza fino in fondo: è assurdo che una legge nata per tutelare chi ha maggiore bisogno di aiuto venga usata esattamente per il suo contrario! E’ disgustoso quello che è successo e chiediamo con forza che venga fatta giustizia”!

Saia: “La legge 104 è uno straordinario strumento di welfare, purtroppo i furbi da queste parti non mancano e per molto tempo sistemi clientelari hanno creato solo ingiustizie. Mi auguro che al più presto la magistratura debelli tutte le ingiustizie derivate dall’utilizzo ingannevole e distorto della legge”. 

A livello nazionale che ve ne sembra di questa rottamazione che si è trasformata in restaurazione? Del roboante no agrigentino al referendum che lettura date?

acquisto: “Come Uil mi auguro che a parte l’aspetto politico, Il premier Gentiloni continui il dialogo intrapreso negli ultimi mesi da Renzi dal quale sono usciti fuori il rinnovo di alcuni Ccnl e un dialogo sul sistema pensionistico Italiano. Del roboante no agrigentino al referendum faccio una premessa: Il nostro Segretario Generale Carmelo Barbagallo  ha fatto le giuste valutazioni su eventuali indicazioni di voto agli iscritti UIL, su un tema, quale la Costituzione, è giusto che ognuno abbia un’idea libera. Io come molti amici della Uil provinciale abbiamo votato no, perché questa riforma secondo me e altri dirigenti presentava troppi punti oscuri al sistema. Sa, non sempre il sì vuol dire sic et simpliciter, cambiamento e il no restaurazione. Resto dell’avviso che questa Costituzione abbia bisogno dei piccoli restyling, ma non uno stravolgimento, anche perché con questa riforma venivano meno i pesi e i contrappesi e in un momento di forte populismo e leaderismo esasperato sarebbe stato il peggiore modo per fare uscire l’Italia dal guado. Ad Agrigento come del resto in tutta Italia oltre all’aspetto del merito della riforma ha assunto principalmente valore l’aspetto politico di protesta contro Renzi e tutti gli amministratori regionali, vedi Crocetta e a cascata su tutte le provincie, Agrigento è stata in linea alla protesta collettiva”.

Raso: “La “rottamazione” (che parola vergognosa) è servita a Renzi per affermarsi ed ha col to nel segno di chi non voleva più le “vecchie facce”, ma ha finito per sostituire una oligarchia con il suo “cerchio magico toscano” assai più scadente ed autoreferenziale! La Cgil era apertamente schierata con il no, un no sul merito di una “riforma” che avrebbe determinato un pericoloso aumento delle prerogative del “capo partito” vincitore delle elezioni. Il no agrigentino (al pari di quello di tutto il meridione) è ovviamente un no a Renzi, al suo racconto della realtà, uno “storytelling” che dice che l’Italia va avanti e che “tutto va bene madama la marchesa, ma la gente vive sulla propria pelle che così non è! Vive sulla propria pelle l’aumento della precarietà e della insicurezza, la distanza della forbice tra chi sta bene e chi sta male; ha vissuto sulla propria pelle che la “buona scuola” non era così buona e che il “Jobs act” era una fregatura: dove erano le “tutele crescenti”? Per questo attendiamo con ansia che l’11 Gennaio la Corte ci dica se potremo votare sui Referendum della Cgil sul lavoro, sui 3 quesiti che abbiamo posto per riconsegnare un po’ più di diritti nel lavoro. Ecco che potremmo dire i nostri si! E lì misureremo anche quelli che dicevano che “bastava un sì” se staranno dalla parte dei lavoratori e dei loro diritti o, ancora una volta, con Confindustria o con chi pensa che “voucher è bello!” Mi auguro che Cisl e Uil su questo possano decidere fuori da ogni tatticismo decidendo di stare non con la Cgil, ma per affermare insieme a noi la necessità di rimettere al centro il lavoro”.

Saia: “In questo referendum ho votato si, i cambiamenti non mi preoccupano anzi devono servire da stimolo per migliorare, credo che non avremo mai la possibilità di votare la riforma perfetta, che metta d’accordo l’intero arco costituzionale. Purtroppo il referendum ha avuto solo i connotati di uno scontro politico e non ne abbiamo colto l’aspetto positivo. Il risultato del referendum, come quello della Brexit e l’elezione di Trump negli Usa sono il risultato della crisi e delle discutibili scelte politiche che stanno condizionando l’economia mondiale. Il no è stato determinato chiaramente dal netto dissenso ad una politica che dovrebbe creare percorsi a favore della persona, dei più deboli, di contrasto alla povertà, mettendo da parte gli interessi delle lobby che stanno minando i delicati equilibri della nostra società”.  

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