Cosa Nostra agrigentina ed il sistema migranti: la profezia del pentito Maurizio...

Cosa Nostra agrigentina ed il sistema migranti: la profezia del pentito Maurizio Di Gati

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Maurizio Di Gati, il giorno dell'arresto

Cosa hanno in comune il proprietario di una struttura ricettiva, magari dal passato glorioso e stellato, ed il proprietario di un immobile in disuso, dismesso, segnato dal tempo e dalla non curanza? A primo impatto verrebbe da dire niente. Ma non è così. Difatti, se ci si fermasse ad analizzare più in profondità la questione, scopriremmo che qualcosina in comune ce l’hanno. Per esempio, aver scoperto il business di migranti. 

Trattare una tematica del genere, che raccoglie in se diverse sfumature, da quella prettamente sociale passando per quella economica, è pratica da maneggiare con cura. Soprattutto in una terra come la provincia di Agrigento, che rappresenta sia il primo snodo prettamente geografico e, dunque, una delle prime zone in cui il fenomeno migratorio insiste con più frequenza, sia una porzione di Sicilia in cui fattori come l’immobilismo sociale, la stagnazione economica e preoccupanti percentuali sulla disoccupazione condizionano e non poco la vita quotidiana dei suoi abitanti.

Dunque, appare abbastanza evidente come, più che in altre zone, il fenomeno migratorio faccia ormai parte di un tessuto sociale che è quello agrigentino. Quello che qui si vuole descrivere, analizzare e possibilmente comprendere in pieno sono i passaggi chiave che portano, oggi, un imprenditore ad investire in questo settore piuttosto che in altri, convertire alberghi stellati in centri di accoglienza e dare un contorno al fenomeno stesso: in che modo viene trattato e chi, ovviamente, ci guadagna. Che sia chiaro, quello che emerge non sono rose e fiori. Anzi, si riafferma ancora una volta la consueta equazione che domani gli equilibri: dove ci sono i soldi c’è criminalità organizzata.

E dove c’è criminalità organizzata c’è morte.

Ricordate l’ormai famosa frase intercettata, nell’ambito di “Mafia Capitale”, di Salvatore Buzzi, ras delle Coop sociali e braccio destro del “cecato” Re di Roma, Massimo Carminati? “Con gli immigrati ce faccio un sacco de sordi, rende molto di più del traffico di droga”. Era il dicembre 2014. Nella provincia di Agrigento, quasi dieci anni prima, nel 2007, Cosa Nostra si era mossa in tale direzione mostrando una spiccata propensione agli affari (come sempre) ma, ancora peggio, una velocità d’azione e di pensiero molto più concreta di quella mostrata da chi dovrebbe contrastarli. Prima, però, di addentrarci nell’inquietante binomio tra accoglienza migranti e Cosa Nostra, bisogna fare una doverosa premessa. In provincia di Agrigento appare ancora oggi veramente difficile avere una reale cognizione del fenomeno dal punto di vista numerico.

COSA NOSTRA SPA. Come si diceva, dove ci sono i soldi c’è Cosa Nostra. In particolare, in provincia di Agrigento, le famiglie mafiose cominciano ad interessarsi del possibile business ricavato dall’emergenza migranti quando, in realtà, non esiste ancora una vera e propria “emergenza migranti”.

Siamo nel 2005/2006: periodo di fermento, di ricerca di nuovi orizzonti scorrono nelle viscere delle famiglie agrigentine; cambia il vertice della Cupola dopo una lotta interna tra Maurizio Di Gati, il barbiere di Racalmuto, e il giovane rampollo di Campobello di Licata, Giuseppe Falsone. Lo scontro, terminato sul nascere con l’omicidio del braccio destro di Di Gati, Carmelo Milioti, sancì la vittoria di quello che sarebbe stato il capo indiscusso di Cosa Nostra agrigentina fino al suo arresto, a Marsiglia, nel 2010. Un anno dopo il suo arresto Maurizio Di Gati decide di collaborare con la giustizia: è la prima volta nella lunga storia mafiosa agrigentina che un capo mandamento sceglie di vuotare il sacco. E sono tante le cose che il barbiere di Racalmuto racconta: omicidi, appalti, nuove frontiere, tensioni interne,nascondigli,profili dei latitanti. Ma una, fra le tante cose dichiarate che fanno oggi di Di Gati uno dei più attendibili collaboratori di giustizia, risuona drammaticamente profetica visto che le dice nel 2007, quasi dieci anni prima dello scoppio dell’ “emergenza migranti”. Di Gati anticipa , e di molto, i tempi dichiarando come Cosa Nostra avesse da tempo individuato un’altra possibile fonte di guadagno, un business dal potenziale fine mai, nell’accoglienza dei migranti.

La mafia agrigentina, dunque, aveva le idee ben chiare.

Recuperare grandi locali magari in disuso (magazzini, capannoni attrezzati e locali simili) ristrutturarli e con l’aiuto della politica gestire l’assistenza e il ricovero degli extra comunitari. E, coincidenza vuole, che proprio in quegli anni comincia un proliferare di continue manifestazioni e iniziative volte a sfruttare il fenomeno della migrazione.

Di conseguenza, ad aumentare sono anche le richieste, in nome della solidarietà e della fratellanza, di apertura di centri di accoglienza per minori. Attenzione, fortunatamente c’è chi dell’accoglienza la fa veramente. Tante brave persone che mettono a disposizione competenza,passione e tempo per uno scopo nobile, per aiutare realmente i migranti in una operazione di inserimento e coinvolgimento sociale. Ma forse a qualcuno è sfuggito qualcosa. Perché risulta abbastanza prevedibile, in un contesto socio-economico devastato come quello agrigentino in cui Cosa Nostra,peraltro, dimostra da decenni di avere un controllo quasi capillare del territorio ed una capacità di riorganizzazione notevole, possibili infiltrazioni delle cosche, in un affare a molti zeri, con il rischio di tangenti per comprare e aggirare le leggi in materia di permessi e licenze.

A tal proposito, appare indispensabile fare una riflessione su quanto detto, e riportato nero su bianco, il collaboratore di giustizia ed ex primula di Cosa Nostra agrigentina, Maurizio Di Gati.

Vincenzo Lo Giudice
Vincenzo Lo Giudice

E’ il 21 marzo 2007, ore 15.56. L’ex capo della mafia agrigentina siede, in un carcere di una località non resa nota per motivi di sicurezza, davanti al  sostituto procuratore della Repubblica e componente della Dda di Palermo Gianfranco Scarfò (oggi in servizio in altra città). Sono ancora le prime ore di un pomeriggio di primavera ma il colloquio va avanti da diverse ore e sfiora tanti temi: omicidi, tangenti e politica. Proprio su quest’ultima si sofferma e, guardando il sostituto procuratore, narra di un  uomo vicino all’allora Onorevole Vincenzo Lo Giudice, deputato dell’Ars di Canicattì, coinvolto e arrestato nel blitz “Alta Mafia” del 2004. “Devo riferire che quest’uomo è un soggetto che opera a Favara ed è molto vicino a Vincenzo Lo Giudice, tanto da essere stato favorito dallo stesso nella sua attività. La sua impresa si occupa della posa di cavi elettrici. Quest’uomo inoltre ho successivamente appreso essere collegato ad un soggetto che lavora alla Questura di Agrigento e che si occupa della allocazione degli extracomunitari provenienti da Lampedusa. Tramite Giuseppe Quaranta di Favara quest’uomo mi propose di trovare dei capannoni per ospitare gli extracomunitari a spese dello Stato. So che quest’uomo ha realizzato questo progetto ma non con me. Per esempio una cosa simile è successa in contrada Noce a Racalmuto dove Vaccaro Antonio, del mandamento di Favara e consigliere di Falsone Giuseppe per la provincia ha, attraverso prestanome, affittato capannoni a questo scopo”.  Il quadro che già allora si era delineato appariva preoccupante. La politica aveva chiesto alla mafia di concretizzare un affare dai ricavi miliardari. Oggi, a distanza di quasi un decennio, osserviamo le conseguenze.

Il pentito ed ex boss di Cosa nostra, Maurizio Di Gati

IL VERBALE DI GATI. 21 febbraio 2007 ore 15.50 in struttura carceraria che si omette di indicare per ragioni di sicurezza, avanti al Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Gianfranco Scarfò: “Tornando ad omissis, devo riferire che è soggetto che opera a Favara ed è molto vicino a Vincenzo Lo Giudice, tanto da essere stato favorito dallo stesso nella sua attività. La sua impresa si occupa della posa di cavi elettrici. Questo omissis inoltre ho successivamente appreso essere collegato ad un soggetto che lavora alla Questura di Agrigento e che si occupa della allocazione degli extracomunitari provenienti da Lampedusa. Tramite Giuseppe Quaranta di Favara omissis mi propose di trovare dei capannoni per ospitare gli extracomunitari a spese dello Stato. So che omississ ha realizzato questo progetto ma non con me. Per esempio una cosa simile è successa in contrada Noce a Racalmuto dove Antonio Vaccaro, del mandamento di Favara e consigliere di Giuseppe Falsone per la provincia ha, attraverso prestanome, affittato capannoni a questo scopo”.

Lampedusa, l'ultimo incendio al centro di accoglienza (archivio)
Lampedusa, l’ultimo incendio al centro di accoglienza (archivio)

CONFUSIONE SUI NUMERI. Le motivazioni che ci portano sostanzialmente ad essere impreparati sono diverse: i monitoraggi finora effettuati non permettono un’analisi concreta e minuziosa. I comportamenti illegali all’interno di questo circuito sono tanto silenziosi quanto presenti:strutture vincolate ad un numero limite di migranti che, in realtà, ne ospitano il doppio. Rimborsi di quote destinate al pagamento di figure professionali necessarie che vengono spese o, peggio ancora, intascate da altri. E’ un business senza fine proprio perché al momento incontrollabile. Per un centro di accoglienza che apre seguendo gli standard imposti ce ne sono altri due, abusivi, possibilmente in case private, B&B o magazzini che aprono. I dati non vengono calibrati con quelli comunali o provinciali (basti collegarsi al sito internet di entrambi gli Enti). Addirittura, i dati ufficiali del Ministero dell’Interno si fermano al 2014. Non proprio un aggiornamento costante. Analogamente avviene con il portale della Prefettura di Agrigento che, nientedimeno, è fermo al 2013. L’unica possibilità che si ha per far un quadro generale sul fenomeno dell’accoglienza è quella di confrontare i numeri che derivano dalla Regione e dal Comune che poi sono quelli che si occupano dell’accreditamento delle strutture per minori non accompagnati. Seguendo, dunque, questo criterio è possibile tracciare un percorso. Per esempio, si evince come per il triennio 2016-2019 i costi previsti per l’accoglienza nelle strutture per richiedenti asilo si avvicinino a quasi 15 milioni di euro, per la precisione 13.291.845€. L’epicentro del fenomeno, in provincia, è la città di Agrigento dove ufficialmente i posti accreditati sono 165. Anche qui, però, si presenta il problema del monitoraggio effettivo e della scadente qualità dei controlli che lasciano presupporre come, di fatto, i numeri possano essere ancora più corposi di quelli qui effettivamente presentati. Subito dopo il capoluogo, ci sono altri centri come Licata, 100 posti, Racalmuto, con 60 posti, e Santa Elisabetta, con 50. Anche in questo caso i numeri servono più da indicazione piuttosto che una reale e minuziosa opera di schedatura e monitoraggio. La cosa più grave, peraltro abbastanza logica, è che più piccoli sono i paesini più difficile è avere un effettivo rendiconto. Occorre salire su un’auto, girare i piccoli centri della provincia di Agrigento, e guardare con i propri occhi. Teoricamente, ma molto teoricamente, la stella polare da seguire sarebbe il rapporto (non ancora vincolante ma che lo sarà si spera presto) del Ministero dell’Interno che dice: tre migranti per ogni abitante. Ad oggi, appunto, è pura teoria.

(ansa)
(ansa)

Discorso ancora più complicato per i cosiddetti MSNA (Minori stranieri non accompagnati). In tal caso vi è ancora più confusione. Chi si occupa di questo settore è l’assessore regionale alla Famiglia. Anche questa volta, visitando il sito internet, appare quasi impossibile riuscire ad avere contezza reale della portata del fenomeno. Agrigento e Licata, ancora una volta, hanno la maggiore concentrazione di posti, rispettivamente 83 e 53. Ma questi sono centri dichiarati di “primissima accoglienza” anche se, realmente, non è sempre stato così. Le coop sociali che si occupano di questo fenomeno, soltanto ad Agrigento, sono 133 e tendenzialmente sono piccole strutture , che ospitano al massimo 10 migranti. Nell’ultimo anno, da Gennaio a Settembre, sono stati circa 12.000 i migranti giunti tra Lampedusa e Porto Empedocle.

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