Catania

Blitz “Illegal duty”: boss comandava da carcere, ‘dazio’ a imprenditori

Nonostante fosse detenuto, il boss Giuseppe Scarvaglieri, capo del clan Scalisi di Adrano, collegato alla cosca Laudani di Catania, continuava dal carcere a mantenere la leadership del gruppo impartendo ordini e disposizioni.
Il boss continuava ad essere, come riferito da un collaboratore di giustizia, ‘l’autorità suprema del gruppo’, che, oltre a compiere rapine ed estorsioni, imponeva una sorta di ‘dazio’ ai fornitori di generi alimentari che volevano fare entrare la loro merce ad Adrano ed in particolare nel mercato ortofrutticolo del paese.
Il gruppo inoltre compiva attentati intimidatori sia per costringere gli imprenditori a pagare sia o a pagare di più. https://youtu.be/vkDD60Su6UI
Sono alcuni dei particolari dell’operazione, denominata ‘Illegal duty’, sfociata stamane nell’arresto da parte della Polizia di Stato di 36 presunti appartenenti alla cosca Scalisi di Adrano, che è stata così disarticolata con l’arresto di 36 presunti appartenenti al clan accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di droga, tentativo di omicidio, estorsione, rapina, furto, ricettazione e danneggiamento.
Questo un altro importante passaggio: “Carissimo e stimatissimo fratuzzo mio… chi può permettersi di giudicarvi a te e a mio figlioccio? Voi siete le persone storicamente più vicine alla mia famiglia, voi avete dato tanto a me. Niente e nessuno può giudicarvi all’infuori del sottoscritto. Voi siete e fate parte integralmente della mia famiglia. se c’è qualche individuo che crea confusione, a quale titolo? Chi è e cosa rappresenta?”. E’ un passo di una missiva – scritta in carcere dal boss Giuseppe Scarvaglieri e letta da Alfredo Mannino ad un componente del gruppo. Ad intercettare la lettura di uno messaggi con i quali il boss continuava dal carcere ad impartire disposizioni al clan, sono stati gli investigatori della Polizia di Stato.

“Ho dato incarico – prosegue Mannino leggendo la missiva di Scarvaglieri – a mio figlioccio. Devi essere a fianco a lui, uniti su tutti i punti di vista. Chi si ritiene vicino alla mia famiglia deve rispettare le mie decisioni. Tutti devono stare vicini a voi. Chi non accetta questo non fa parte della mia famiglia. Chi fa uso e consumo del mio nome per i propri interessi avrà ciò che merita. Voglio solo che si fanno cose buone con serenità e lealtà”.

L’ordinanza eseguita dalla polizia di Stato su delega della Dda di Catania ha riguardato 39 presunti appartenenti al clan Scalisi di Adrano, tre dei quali sono riusciti a sfuggire all”arresto perchè all’estero.
1) SCARVAGLIERI Giuseppe (cl.1968) inteso “Pippu ‘u zoppu”, pregiudicato, già detenuto
per altra causa;
2) MACCARRONE Pietro (cl.1969) inteso “Fantozzi o Occhialino”, pregiudicato, già
detenuto per altra causa;
3) MANNINO Alfredo (cl.1964) inteso “‘u Caliaru”, pregiudicato;
4) BIONDI Vincenzo (cl.1977) inteso “Enzo Trevi”, pregiudicato;
5) MANNINO Giuseppe (cl.1963) inteso “’u Caliaru”, pregiudicato;
6) ZERMO Claudio (cl.1980) inteso “Ficaruni”, tratto in arresto a Genova;
7) SEVERINO Salvatore (cl.1979) inteso “‘u Cunigghiu “, pregiudicato;
8) SEVERINO Pietro (cl.1957) inteso “‘u Trummutu”, pregiudicato, già detenuto;
9) DI PRIMO Salvatore (cl.1991) inteso “Pisciavinu”;
10) MANNINO Biagio (cl.1987) inteso “’u Caliaru”, pregiudicato;
11) BULLA Alfredo (cl.1984) inteso “’a Zotta”, pregiudicato;
12) LA MANNA Alessio (cl.1988) pregiudicato;
13) MERLO Massimo (cl.1972) pregiudicato, già detenuto per altra causa;
14) ALONGI Roberto (cl.1976) con precedenti di Polizia;
15) FURNARI Antonino (cl.1996) inteso “Ogghiu Vecchiu”, pregiudicato;
16) LEANZA Agatino (cl.1994);
17) LEANZA Antonino (cl.1996) inteso “Pasticcino”;
18) SCAFIDI Carmelo (cl.1967) inteso “Testa rossa”, pregiudicato, già detenuto per altra
causa;
19) SANTANGELO Nicola (cl.1976) inteso “Cola’ a niura”, pregiudicato;
20) PERNI Agatino (cl.1977) pregiudicato;
21) MACCARRONE Giuseppe (cl.1988) pregiudicato;
22) CASTRO Pietro (cl.1997) pregiudicato;
23) VALASTRO Vincenzo (cl.1995) inteso “‘a Giraffa o Enzu ‘u longu”;
24) PELLEGRITI Vincenzo (cl.1994) pregiudicato;
25) SCAFIDI Salvatore (cl.1997) inteso “Testa rossa”, pregiudicato;
26) SALICOLA Sebastiano (cl.1989) inteso “Sebi”, pregiudicato;
27) SINATRA Giuseppe (cl.1995) pregiudicato, già detenuto per altra causa;
28) BULLA Angelo, (cl.1975) inteso “’a Zotta”, pregiudicato;
29) SALAMONE Mauro Giuliano, già RACITI Mauro Giuliano (cl.1991) inteso “L’indianu”, pregiudicato;
30) CALAMATO Angelo (cl.1980) pregiudicato;
31) LUCIFORA Giuseppe Pietro (cl.1977) inteso “Pietro Diecimila”, pregiudicato;
32) LO CURLO Alfio (cl.1992) inteso “’u Patataru”, pregiudicato;
33) AMENDOLIA Maurizio (cl.1969) pregiudicato;
34) PINZONE Alfredo (cl.1964) pregiudicato;
35) DI MARIA Massimo nato (cl.1978) pregiudicato, già detenuto per altra causa;
36) BUA Emanuel (cl.1990) pregiudicato;

ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso (clan Scalisi), con l’aggravante di essere l’associazione armata, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio delle medesime, tentato omicidio, estorsione, rapina, furto, ricettazione, reati in materia di armi, danneggiamento seguito da incendio, con l’aggravante di aver commesso il fatto in nome e per conto dell’associazione di tipo mafioso denominata clan Scalisi e al fine di agevolarne le attività illecite.
“Non abbiamo avuto nessuna denunzia da parte delle vittime e questo lo registro come un dato che continua ad essere negativo anche se qualche timida speranza mi viene dal fatto che qualcuno ha avuto la forza di ribellarsi e le organizzazioni, per evitare in alcuni casi di andare incontro ad una più immediata repressione, hanno deciso di desistere”. Lo ha detto il Procuratore a Catania Carmelo Zuccaro incontrando i giornalisti in merito all’operazione ‘Illegal Duty’, con la quale è stata disarticolata la cosca Scalisi di Adrano che dal 2014 al 2016 sarebbe stata responsabile di 14 estorsioni e di otto tentativi di estorsione.
“Questo è un aspetto – ha concluso – che mi fa pensar che comunque queste organizzazioni siano consapevoli de fatto che lo Stato è su di loro e può intervenire sol che loro diano adito a delle manifestazioni un po’ più eclatanti”.

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