Agrigento

Agrigento: tra pubblico e privato il Caffè letterario “Sulla strada della legalità”

Un singolare intreccio di pubblico e privato la quarta puntata del Caffè letterario promosso dalla questura di Agrigento.
Ospiti i libri di Raimondo Moncada “Il partigiano bambino” e di Daniela Spalanca “Il tango dell’anima”. Moderatore Enzo Alessi collaborato da Giuseppina Maria Terrasi e come sempre un pubblico attento e interessato allo svolgersi delle vicende narrate dai libri.
“Il partigiano bambino” è la storia narrata in forma di struggente colloquio col padre che ne fa il figlio Raimondo. L’autore, pagina dopo pagina, costruisce una sorta di “altare per il padre” che appena adolescente si trovò partigiano tra i partigiani.
Il libro è stato presentato in prima nazionale a Vignola in provincia di Modena, in varie città siciliane e presso il Centro Pasolini di Agrigento. Però diciamo che la sede più dignitosa e opportuna per la presentazione del “partigiano” è risultato il Caffè letterario della Questura agrigentina dove passano e sono passati libri scritti col sangue e con l’impegno civile di operatori delle forze dell’ordine.
“Un altare”, dicevamo, quello costruito da Raimondo Moncada per il padre Gildo, la cui memoria è recente e che un po’ tutti abbiamo conosciuto e apprezzato. Bisognerà stare attenti, però, che a questo “altare” accedano celebranti credibili e lettori amabili per una storia che inizia in anni adolescenziali, di un bambino diventato troppo presto adulto e che diede il suo contributo alla lotta partigiana di liberazione dal nazifascismo.
L’adolescente Gildo fu ferito a Sansepolcro (subì una dolorosa mutilazione) , incontrò a Perugia il generale Alexander e dopo le ineluttabili vicissitudini post belliche prese in mano con coraggio la sua vita “anche con una sola gamba – scrive il figlio Raimondo – ebbe una esperienza esaltante di artista nel nord Italia, conobbe Steiner e Guttuso e lui stesso poi inseguì il sogno di vivere di arte e in una ricostruzione intima racconto l’esistenza di un uomo che portò fino alla fine le ferite mai rimarginate della guerra”.
Un libro – scrive il prefatore Giulio Cavalli – che arriva come uno schiaffo paterno e sincero per risvegliarti dalla stanchezza morale, dalla disperazione dovuta alla noia e dal brodo di un paese che preferisce commemorare la memoria scordandosi di esercitarla.
Qualcosa che somiglia ad uno schiaffo è già accaduto ad Agrigento allorchè il Centro Pasolini, di appannaggio renziano, ha voluto onorare Gildo Moncada, forse in attesa che si dia una regolata consequenziale su certe eredità che il renzismo ha, col suo agire, rifiutato. O come diceva Cavalli “commemorare la memoria scordandosi di esercitarla”. Sarebbe utile un po’ meno di faccia tosta.
Di un intimo che appartiene alla rigorosa privacy è intessuto il libro di Daniela Spalanca “Tango dell’anima” con inserite opere figurative di Mauro Fornasero.
L’autrice che avevamo intervistato per Grandangolo alcune settimane fa, ne parla con pudore e riassume per il Caffè letterario quanto ci aveva allora riferito: ”Ho sempre amato scrivere e, sin da bambina, ho affidato alla scrittura il mio estremo bisogno di libertà di pensiero, di voglia di comunicare agli altri le mie emozioni e le mie sensazioni. Sono un’attenta lettrice, amo gli autori della nostra letteratura ma anche quelli stranieri e mi diletto, ormai da anni, a fare dei veri e propri “esperimenti letterari” passando dal saggio storico alla narrativa, dalla narrativa al saggio cinematografico e al racconto e adesso mi sono avvicinata con “Tango dell’anima” alla poesia che ho però interpretato in chiave moderna, facendone quasi dei “post” condivisi sui social per rendere più facile la lettura, per incuriosire il lettore, oggi sempre più propenso a trascorrere il proprio tempo libero su una chat o su Facebook e non leggendo un buon libro. A volte mi rattrista e mi fa rabbia la consapevolezza di vivere in una società in cui regna molta ipocrisia, ben camuffata da grandi valori e da orgoglioso furore in nome di presunte buone idee che possono essere facilmente veicolate attraverso la scrittura. Quindi non è facile distinguere i “falsari” e i “ cortigiani” in maniera obiettiva e certa, essendo spesso la realtà ” un insieme inestricabile di verità e falsità”.
Bisogna comunque almeno tentare, provarci anche a costo di rimetterci a livello lavorativo. Almeno la propria credibilità sarà salva!
mi-piace

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