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Cosa nostra agrigentina e la riorganizzazione: lavori in corso tra vecchi e nuovi boss

Lotta alla mafia in provincia di Agrigento: si riparte da dove le ultime operazioni di polizia hanno svelato nuove alleanze e nuove prospettive.

Le operazioni Icaro e Triokolà sono particolarmente indicative e foriere di ulteriori spunti investigativi che vanno coniugati con le risultanze, non solo giudiziarie, della maxi retata “Nuova cupola”.

Si riparte anche tenendo in considerazione che è morto Calogero Cesare Lombardozzi e che proprio recentemente è finito in carcere Salvatore Di Gangi, peraltro coinvolto anche nell’inchiesta Triokolà.

Un paio di altre novità sono venute fuori e meritano di essere approfondite (come, peraltro, sta avvenendo) e cioè che le cosche, in maniera più intesa di prima, oltre alle tradizionali attività illecite del pizzo, del controllo dei grandi appalti, ha nuovamente puntato sull’affare legato al traffico e spaccio di stupefacenti e si fanno sempre più numerose le alleanze con le ndrine calabresi.

Cosa hanno evidenziato le ultime inchieste?

Innanzi tutto la capacità organizzativa di Cosa nostra che ha sempre sostituito i boss caduti in disgrazia o finiti in carcere. E in tal senso significative sono le dichiarazioni dei numerosi collaboratori di giustizia agrigentini che hanno tracciato, un base alla loro esperienza ed al loro sapere, gli ipotetici nuovi ordini gerarchici.

Calogero Rizzuto, inteso “cavigliuni” che della zona belicina compresa quella che fu dominio del cugino Leo Sutera narra parecchio cose come si evince dalle carte dell’inchiesta Eden-Triokolà: “Rizzuto ha indicato Genova Giuseppe, inteso Salvatore (recentemente condannato ad otto anni di carcere) quale soggetto “a capo” della famiglia mafiosa di Burgio, in “ottimi rapporti” con Falsone Giuseppe (esponente mafioso di vertice, al tempo latitante).

Rizzuto ha operato una chiamata in correità diretta.

Il collaboratore ha dichiarato di aver avuto personale contezza della organica appartenenza del Genova a Cosa nostra perché ritualmente presentatogli da Imbornone Salvatore. Ha raccontato che  Genova  ebbe a presenziare  a taluni  incontri  nell’ambito dei quali il medesimo collaboratore ed lmbornone ebbero a trattare, e risolvere, questioni di interesse delle famiglie  mafiose del territorio agrigentino.

Questo il passo di interesse dell’interrogatorio reso da Calogero Rizzuto: “… circa i capi famiglia  delle varie zone posso  dire che a capo della famiglia  di Burgio c’era Salvatore Genova, compaesano di Derelitto Giovanni e imparentato con Riggio, già arrestato nell’operazione  Cupola. lo non so  i rapporti esistenti  tra loro. So  che  in un certo periodo  Derelitto fu  messo  da parte  e  a comandare  era  in quel periodo questo Genova,  il collegamento  tra Falsone  e Genova era Imbornone. Genova mi fu presentato da Imbornone  nel corso di un appuntamento che ebbi con lo stesso Imbornone e in quella occasione mi fu detto che a Burgio comandava questo Genova, aveva una età di circa 40 anni, di capelli credo scuri portati sempre all’indietro. Aveva  gli  occhiali.  Negli  incontri  che  ebbi successivamente  con  Imbornone  era presente  questo  Genova.  Rammento era presente anche quando si parlò della fornitura a Rocco Forte. Successivamente al periodo  predetto  Derelitto  rientrò  nella famiglia  di Burgio  ma non come  capo, questo mi fu detto dall’Imbornone e il capo rimaneva questo Genova. Se Genova aveva qualche problema nella sua zona con i Capizzi sicuramente non veniva a riferire a me ma si sarebbe dovuto lamentare con il capo mandamento che era Imbornone. Il loro territorio era formato  da Lucca Sicula, Caltabellotta, Burgio, Ribera e Villafranca Sicula”.

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