Agrigento

Tra i sommersi e i salvati di Agrigento

Chiamateli pure “sommersi” (ma nel senso di esperti subacquei) e chiamateli pure “salvati” (ma nel senso che si salvano da se).
Sono i personaggi di un’Agrigento più o meno segreta che andiamo incontrando da alcuni anni a questa parte su “Grandangolo”.
Giovani, quarantenni o cinquantenni che vivono lontano da qualsiasi welfare statale o comunale, lontano da qualsivoglia sindaco (figuriamoci da quello di Agrigento ruminante della cultura), casalinghe che tra una lavata di piatti e una spolverata in salotto trovano il tempo per stilare poesie che non parteciperanno mai a un concorso o caffè letterario. Tutto un mondo a parte che puoi trovare inerpicandoti tra le viuzze del centro storico, colloquiando tra i quartieri popolati di extracomunitari . Un mondo che non avrà mai l’onore di assurgere alla cronaca, di apparire in un talk-show. Anzi che non ambisce ad avere questo onore o questa possibilità, un mondo guardingo ma non chiuso quando dimostri di prenderlo in considerazione, capace di grandi gesti di umanità. Come quella signora extracomunitaria abitante dei quartieri semiabbandonati che dopo la morte in solitudine di una vecchietta vicina di casa ne lavò il corpo, lo vestì di tutto punto, lo depose su un improvvisato catafalco in attesa che giungesse qualche parente ad occuparsene.
Forse seppellire i morti, è da mettere ormai nel catalogo di quei lavori che gli italiani non vogliono più fare?
O quell’altra signora magrebina che scrive racconti fantastici che invia al suo fidanzato in Africa, “Appena avrò messo da parte un po’ di soldi – mi diceva con orgoglio – andrò a trovarlo in Africa e farò un figlio con lui, non voglio seme straniero nel mio corpo”.
O di quell’imprenditore edile che (ne scrivemmo alcuni anni fa) ci fece vedere accatastati nel sotterraneo del suo palazzo circa tremila di sue opere (dipinti, sculture e mobili di stile da lui creati) e che dietro nostra richiesta si convinse a farne una mostra.
Tutti personaggi alla ricerca di un proprio equilibrio di felicità, anche desiderosi di spartirla con gli altri e magari condividere le domande esistenziali, esorcizzare depressioni più o meno marcate, momenti di bilancio inclemente della propria insoddisfazione personale o dell’assenza di motivi per essere felici.
Errabondo tra i quarantenni e cinquantenni abbiamo trovato Gerlando Pisano. Per caso. Attraversando Via Duomo ci siamo accorti di un pittore alle prese con un grande murale in piazza Bibbirria.
Ci siamo fermati per fotografare lui e i grandi affreschi che oggi coprono una intera parete della strada e che faticano a farsi ammirare a causa del posteggio di auto che ne coprono la visuale. Tra i dipinti che raffigurano prati e case, archi, porte, palmizi e fichidindia troviamo affisso un attestato di pranoterapeuta. Di questa sua naturale risorsa, il signor Pisano è prodigo di notizie.
Scopriamo anche la sua popolarità nel quartiere del Duomo dove di “sommersi e salvati” ne trovi a iosa. Pisano oltre ai murales per abbellire il suo quartiere si adopera ad affrescare le pareti interne di case e attualmente è alle prese con la pittura di un locale, presso Santa Maria dei Greci, che verrà adibito a bigliardino.


E’ conosciutissimo nel quartiere e quando ci invita a visitare il suo studio d’arte in via Giardinello ci accompagnano la fotografa Maria Latino insieme a Mattia e Stefano, notissimi chierichetti di don Pontillo. Quando arriviamo le sorprese non mancano perché l’entrata si trova alla base di uno strapiombo di roccia, una gallery costellata di piccoli e fantasiosi dipinti che corredano anche vari angoli della via Giardinello.
Una volta entrati ci si accorge che la stanza è scavata nella roccia, lo studio d’arte è una affollata officina ricolma di quadri, sculture, oggetti stilizzati.
La solita confusione creativa dove ancora si ritrovano in bella evidenza gli attestati di pranoterapeuta del signor Pisano e le testimonianze firmate da decine di pazienti guariti. Quando gli chiediamo se ci possa far parlare con qualcuno dei suoi pazienti non esita a indicarci una signora bionda che gli siede accanto.
“E’ diventata la mia fidanzata e l’ho guarita da un malanno causatole da uno sforzo fatto per aiutare un’altra persona”. L’elenco dei casi risolti – a detta di Pisano — sono parecchi soprattutto nei due anni e mezzo di collaborazione col dottor Catania.
Pisano racconta che ha avuto certezza delle sue doti naturali di pranoterapeuta, parecchi anni fa a Caltanissetta, durante un mercato rionale allorchè una signora gli si rivolse dopo una caduta.
“Allora capii quello che mi diceva mio nonno e capii la forza che avevano le mie mani”.
Da allora Gerlando Pisano non si sottrae al benessere che può dare ai suoi simili, lo fa con umiltà e generosità mentre non riesce a sottrarsi alle sue capacità pittoriche e le coltiva affrescando le case in via Duomo. Probabilmente a insaputa del bisogno di cultura che alligna nelle stanze comunali, delle vigilanze urbane e della strada degli scrittori esclusivi .
mi-piace

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