Favara, agguato Nicotra: disposti esami irripetibili su Fiat Panda e Renault Modus

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Favara, agguato Nicotra: disposti esami irripetibili su Fiat Panda e Renault Modus

di Redazione
Pubblicato il Dic 13, 2017
Favara, agguato Nicotra: disposti esami irripetibili su Fiat Panda e Renault Modus

Dopo il mancato svolgimento, per cavilli burocratici, degli esami irripetibili, previsto per lo scorso 5 dicembre sulla Fiat Panda trovata nel magazzino di via Torino dove nell’immediata vicinanza venne compiuto l’agguato a Carmelo Nicotra, panettiere (ultimo mestiere conosciuto) di Favara, miracolosamente scampato ad un agguato compiuto a colpi di kalashnikov la sera dello scorso 23 maggio, la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Palermo attraverso il sostituto procuratore della Repubblica, Alessia Sinatra, raddoppia.

E ha disposto nuovi accertamenti irripetibili che verranno compiuti il prossimo 19 dicembre non solo sulla Fiat Panda ma anche sulla Renault Modus rivenuta bruciata il giorno successivo all’agguato in c.da Zingarello di Agrigento.

Scrive il pubblico ministero: Ritenuto  che  occorre  procedere  allo  svolgimento  di  accertamenti  finalizzati  alla individuazione di tracce biologiche  (sangue, saliva, ed altro) e di impronte digitali e di altro tipo sul materiale sottoposto a sequestro e non ancora deperito, ed in particolare: sulla autovettura Fiat Panda, rinvenuta all’interno del garage di pertinenza di Nicotra, la sera del 23.05.2017; sulla autovettura Renault Modus, rinvenuta incendiata in c.da Zingarello di Agrigento la mattina del 24.05.2017;

Dispone che detto accertamento verrà svolto dal Gabinetto provinciale di Polizia scientifica di Agrigento e fissa per l’inizio delle operazioni il giorno 19.12.2017, ed in particolare si rappresenta quanto segue:

19.12.2017, alle ore 09.00 avranno inizio presso i locali del Soccorso stradale di Pullara Salvatore, con sede a Favara, i procedimenti non ripetibili finalizzati alla ricerca ed al prelievo di residui di polvere da sparo, prelievo di eventuali tracce biologiche, evidenziazione di impronte latenti e rilievi fotografici sull’autovettura Fiat  Panda di colore azzurro.

Alle ore 15.00 sempre del 19.12.2017 avranno inizio presso i locali della ditta Gibilaro, sita ad Agrigento in c.da San Biagio, i procedimenti non ripetibili finalizzati alla ricerca ed al prelievo di  residui di polvere da sparo, prelievo di eventuali tracce biologiche, evidenziazione di  impronte  latenti  e  rilievi  fotografici  sull’autovettura  Renault  Modus.

La Fiat Panda risultata rubata a Catania nel febbraio 2016 venne trovata nel magazzino della vittima dell’agguato, Carmelo Nicotra il quale risponde di ricettazione.

L’auto ha una strana storia particolare: è stata sequestrata (in verità nuovamente sequestrata) con provvedimento del Pm della Dda di Palermo, Claudio Camilleri al fine di compiere accertamenti necessari per il prosieguo delle indagini.

La stessa auto è stata anche sequestrata dalla Procura di Agrigento (pm Federico Panichi) che ha avviato autonomamente un’indagine per riciclaggio sempre a carico del Nicotra.

Gli accertamenti irripetibili riguarderebbero anche un paio di mozziconi di sigarette e alcune impronte, più un video dove vi sarebbero stati  immortalati due uomini incappucciati e uno col casco integrale, i tre uomini del commando che avrebbe sparato quella sera di maggio in via Torino, mentre un quarto sarebbe rimasto a bordo del furgone utilizzato per l’agguato. Video che sarebbe stato ripreso da una videocamera in lontananza dalla zona del misfatto.

E’ un’indagine complicata, gravida di misteri, contraddizioni, grondante di sangue sparso sull’asse Liegi – Favara.

Come è noto, cinque persone sono indagate con l’accusa di tentato omicidio, possesso illecito di armi (anche da guerra) e munizioni mentre un’altra, la vittima del mancato omicidio, cioè Nicotra è chiamata a rispondere dei reati di ricettazione e favoreggiamento personale.

Per i reati di tentato omicidio ed il possesso e l’uso delle armi in luogo pubblico, sono indagati i favaresi Calogero e Antonio Bellavia, 27 e 44 anni, Calogero ed Emanuele Ferraro, 39 e 41 anni, e Carmelo Vardaro, 39 anni. Per tutti anche per Nicotra i reati ipotizzati sono gravati dall’articolo 7 (favoreggiamento mafia).

Nicotra è accusato di favoreggiamento personale perché secondo gli inquirenti non avrebbe voluto rivelare i nomi di chi la sera del 23 maggio, in via Torino, attentò alla sua vita. Gli investigatori sono convinti: la vittima conoscerebbe l’identità dei suoi sicari.

Intanto, le indagini sull’agguato proseguono anche su altri fronti e gli investigatori della Squadra mobile di Agrigento hanno tentato di interrogare  la moglie e il cognato di Nicotra nella speranza di ottenere informazioni utili. Ma entrambi i testimoni convocati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere perché stretti congiunti dell’indagato.

Tutta la storia merita di essere ricostruita partendo da un fatto: Carmelo Nicotra doveva morire. Soltanto un inconveniente accaduto durante l’agguato – lo scorso 23 maggio – gli ha salvato la vita riuscendo ad uscire quasi indenne, fu ferito ad un gluteo, da una pioggia di proiettili sparati da un kalashnikov e una pistola calibro 9.

L’AGGUATO. Era lo scorso 23 maggio quando – in una apparente e tranquilla serata – una raffica di colpi di kalashnikov e di una pistola calibro 9 furono indirizzati verso il 35enne mentre si trovava nelle adiacenze del suo garage, in via Torino. Ma qualcosa non è andato per il verso giusto e il commando organizzato per compiere il delitto dovette rinunciare al desiderio di sangue.  Nicotra, soccorso da qualcuno ma lasciato nelle vicinanze dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento con il chiaro scopo di non farsi identificare, è stato notato in seguito da una coppia di fidanzati che percorreva la stessa strada, alla zona industriale. Il 35enne favarese si è mostrato fin dall’inizio reticente nei confronti degli agenti della Mobile di Agrigento che lo interrogavano: non ricorda granché dell’accaduto o di chi potesse avercela con lui.

LE INDAGINI. Fu così che la presa della Squadra Mobile si fece sempre più pressante: fu ritrovata l’auto usata per l’agguato, una Renault Kangoo in contrada Bisaccia, carbonizzata. Nel garage del Nicotra gli investigatori trovarono anche una Fiat Punto, risultata rubata a Catania nel 2016, motivo per il quale lo stesso 35enne è stato iscritto nel registro degli indagati per ricettazione. Calogero e Antonio Bellavia , 27 e 44 anni, sono attualmente in carcere perché – lo scorso giugno – “pizzicati” dai carabinieri in auto con due pistole: una “Taurus 375 magnum”, risultata poi esser stata rubata a Carmelo Nicotra, e una Smith & Weston 38 special con matricola abrasa.

LA SCIA DI SANGUE. Comincia il 14 settembre 2016 con l’omicidio dell’empedoclino Mario Jakelich, 28 anni, freddato con un colpo alla testa all’interno di un condominio di Liegi ed il ferimento – quasi mortale – di Maurizio Di Stefano, 40 anni di Favara. Neanche un mese dopo si ritorna a sparare, questa volta a Favara: a cadere sotto i colpi, 4 per la precisione, è Carmelo Ciffa, 42 anni di Porto Empedocle, ucciso da un sicario in pieno giorno mentre stava potando alcune piante. Ma il sangue continua a non placarsi: il 5 maggio viene assassinato a Liegi, Carmelo Sorce, 51 anni di Favara: stava uscendo dal suo ristorante quando una pioggia di proiettili di kalashnikov lo uccidono. Un ristoratore assassinato come un boss. Venti giorni dopo si ritorna a Favara e le dinamiche sono le stesse: un commando attende Carmelo Nicotra, 35 anni di Favara, davanti il suo magazzino e spara con un kalashnikov.

Nicotra, che di mestiere faceva il panettiere con un trascorso a Liegi, rimane ferito ma miracolosamente salvo.


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