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“A Castelvetrano tutto gira attorno a Matteo Messina Denaro”

di Redazione
Pubblicato il Nov 25, 2015
“A Castelvetrano tutto gira attorno a Matteo Messina Denaro”

A dirlo è stato Lorenzo Cimarosa, cugino del boss latitante, ascoltato in qualità di testimone al tribunale di Marsala, in una delle costole giudiziarie nate dall’operazione ‘Eden 2’, che nel dicembre 2014 smantellò una rete di favoreggiatori della famiglia mafiosa di Castelvetrano. Il procedimento vede imputati Luciano Pasini, di 27 anni, Andrea Pulizzi, di 50 anni, e Vito Tummarello, di 54 anni, e riguarda la rapina ad un deposito di un azienda di trasporti di Campobello di Mazara e un tentativo di estorsione ai danni di Giovanni Li Gambi. “Nonostante io non fossi un mafioso, ero visto come il cugino di Messina Denaro. Se io dicevo una cosa, quella era. Per vent’anni – ha aggiunto – io non ho avuto niente a che fare con la famiglia, ma dopo l’arresto di Giovanni Filardo del 15 marzo 2010 abbiamo ripreso i rapporti”.

Cimarosa, nonostante abbia contribuito agli approfondimenti giudiziari, non è mai stato riconosciuto come collaboratore di giustizia e lo scorso maggio è stato condannato dalla Corte d’Appello di Palermo a cinque anni e quattro mesi di detenzione. “Tutto gira attorno ai Messina Denaro a Castelvetrano – ha detto Cimarosa sulla rapina – non era possibile fare una rapina del genere senza chiedere il permesso alla famiglia. Un giorno si presentò in un mio magazzino Luca Bellomo, nipote acquisito di Messina Denaro, e mi chiese se potevo tenergli un bauletto. Accettai, ma poi diedi un occhiata e vidi due pistole. Ebbi paura e ne parlai con Francesco Guttadauro, nipote del cuore di Messina Denaro e poco dopo Bellomo se le venne a riprendere. Poi, il 6 novembre 2013, quando Giovanni Filardo uscì dal carcere si lamentò per la rapina perchè apparteneva ai Graviano, ne parlai con Guttadauro che mi disse di stare tranquillo visto che la società ormai era amministrata dallo Stato”.

La prossima udienza, il 18 dicembre, si svolgerà nell’aula bunker del Palazzo di giustizia di Milano per consentire l’audizione di alcuni collaboratori di giustizia.


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