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A Licata (per ora) vince l’illegalità: la ditta minacciata rinuncia ad eseguire le demolizioni

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Le ruspe scappano da Licata

Clamorosi sviluppi della vicenda relativa alle demolizioni di case abusive a Licata.

La ditta aggiudicataria dell’appalto, Salvatore Patriarca di Comiso, è stata oggetto di pesantissime intimidazioni : “se non te ne vai da Licata ti ammazziamo !”.

Questo il tenore della lettera minatoria ricevuta dal titolare dell’impresa nella sua sede comisana.

Sulla vicenda la Procura della Repubblica ha subito aperto un’indagine, affidata alla squadra mobile di Ragusa che ha già interrogato il titolare della ditta. Alla fine dell’interrogatorio Salvatore Patriarca ha accusato un malore ed è stato ricoverato in ospedale.

Patriarca, nel frattempo, terrorizzato ha sbaraccato da Licata, riportando a Comiso quasi tutti i mezzi meccanici impiegati fino a stamattina.

Le minacce, dunque, sembrano aver sortito l’effetto sperato: bloccare le demolizioni.

La vicenda non può certamente concludersi così, ed investe anche precise responsabilità istituzionali, sia a livello comunale sia a livello statale.

Patriarca, evidentemente, è stato lasciato solo, alla mercé dei violenti e di coloro che vogliono impedire il ripristino della legalità violata in una zona peraltro a notoria alta densità mafiosa.

Anche la Procura di Agrigento, immaginiamo, avvierà accertamenti sulla vicenda.

Ma noi ci chiediamo, dove sono le istituzioni?

Cosa pensano di fare il sindaco ed il prefetto?

Può passare questo devastante messaggio di illegalità?

Ed il Ministro dell’Interno può permettere che nella sua terra d’origine il rispetto della legge vada a farsi benedire?

 

 

 

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