Abusivismo Licata, intimidazioni infinite: minacciati anche i messi notificatori che rinunciano all’incarico

Abusivismo Licata, intimidazioni infinite: minacciati anche i messi notificatori che rinunciano all’incarico

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Monsignor Montenegro con il sindaco di Licata Cambiano (archivio)

Da Licata, sul fronte abusivismo e repressione si registra un’altra brutta storia.

Dopo l’incendio della casa estiva del padre del sindaco di Licata, Angelo Cambiano (per questo finito sotto scorta), le minacce inviate alla ditta che doveva abbattere gli immobili abusivi (che prima ha rinunciato e poi ha ripreso la regolare attività), dopo le resistenze alle forze dell’ordine durante una fase di abbattimento delle case abusive che hanno provocato arresti e ferite e l’incendio dell’autovettura di proprietà del capo dell’Utc di Licata, ing. Ortega (che ha dato il via alle demolizioni) adesso si registra un altro volgare episodio di intolleranza e violenza ai danni di tre messi notificatori del Comune di Licata, Calogero Iacopinelli, Vincenzo Cuttaia e Angelo Sottile i quali hanno rinunciato a portare a compimento il loro mandato perché pesantemente minacciati dai proprietari delle case abusive da abbattere.

I tre messi, evidentemente impauriti – hanno scritto al sindaco Cambiano e ad altri destinatari una lettera del seguente tenore: “Questo ufficio deve notificare sedici provvedimenti di demolizione di manufatti abusivi che riguardano 37 persone. Corre l’obbligo di rappresentare quanto avvenuto lo scorso 4 agosto. Nel dettaglio i messi notificatori Cuttaia e Sottile recandosi all’indirizzo riguardante i proprietari degli immobili abusivi hanno riscontrato da parte dei destinatari dei provvedimenti un atteggiamento aggressivo ed intimidatorio nei loro confronti, battendo i pugni sui mobili delle loro abitazioni, con alterazione dell’espressione facciale minacciosa, additandoci quali responsabili dei provvedimento di demolizione. Si desidera rappresentare la delicatezza delle situazioni che si vengono a creare le quali non ci permettono di espletare  il nostro servizio serenamente in quanto ci sentiamo minacciati della nostra incolumità. Per cui chiediamo di essere esonerati dal notificare i provvedimenti in oggetto i quali possono essere notificati con altre modalità”.

Della vicenda si sta occupando la Procura della Repubblica di Agrigento.

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