Accusato di corruzione impropria: nuovo processo per ex presidente Provincia D’Orsi

Accusato di corruzione impropria: nuovo processo per ex presidente Provincia D’Orsi

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Eugenio D'Orsi

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale diAgrigento Alessandra Vella ha disposto il giudizio immediato per l’ex presidente della Provincia di Agrigento Eugenio D’Orsi, 57 anni, che fu eletto con il Movimento per l’autonomia (Mpa). L’ex amministratore, oggi dirigente scolastico, e’ accusato di corruzione perche’ in qualita’ di presidente della Provincia avrebbe ottenuto, in cambio dell’acquisto da parte dell’ente dell’intero patrimonio vegetale di un vivaio diAgrigento, quarante palme del tipo “washingtonia” che avrebbe collocato nella sua villa di Montaperto, alla periferia di Agrigento.Si tratta di una nuova imputazione del reato di “corruzione per l’esercizio della funzione”. Si tratta della ormai famosa vicenda delle 40 palme piantumate nella villa dell’ex presidente che non sarebbero mai state acquistate e destinate a fini istituzionali. A firmare il provvedimento giudiziario sono stati il procuratore aggiunto, Ignazio Fonzo e il sostituto Carlo Cinque i quali di fatto stanno dando corso ad una precisa disposizione del Tribunale di Agrigento che nell’emettere sentenza a carico dell’esponente politico per una serie interminabile di reati (per molti è intervenuta l’assoluzione) a qualificato il reato di peculato in “corruzione per l’esercizio della funzione”. D’Orsi, è difeso dagli avvocati Daniela Posante e Giuseppe Scozzari.
Ma non è finita.
Sempre il procuratore aggiunto, Ignazio Fonzo e il sostituto Carlo Cinque hanno presentato appello avverso la sentenza di condanna ad un anno di reclusione emessa dai giudici del Tribunale di Agrigento ((presidente Giuseppe Melisenda Giambertoni, a latere Michele Contìni e Agata Anna Genna) per abuso di ufficio (la vicenda degli scontrini poi rimborsati). L’inchiesta riguardava anche l’affidamento di diversi incarichi di progettazione da parte dell’Ente che guidava, nonché l’acquisto di alcuni regali e il pagamento di pranzi e cene definite di rappresentanza.
Il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e il sostituto procuratore Carlo Cinque, con la loro requisitoria che ritengono troppo mite la condanna e per questo hanno presentato appello, avevano chiesto 6 anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

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