Agrigento, alle Fabbriche Chiaramontane l’Aria nuova di Franco Mazzucchelli

Agrigento, alle Fabbriche Chiaramontane l’Aria nuova di Franco Mazzucchelli

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Mostra di Franco Mazzucchelli

Mostra di Franco Mazzucchelli, opera
Mostra di Franco Mazzucchelli, opera
Mostra di Franco Mazzucchelli, opera
Mostra di Franco Mazzucchelli, opera
Mostra di Franco Mazzucchelli, opera
Mostra di Franco Mazzucchelli, opera
Mostra di Franco Mazzucchelli, opera
Mostra di Franco Mazzucchelli, opera

In questi giorni ad Agrigento può capitare di entrare nell’ex collegio dei Filippini e visitare una mostra di pittura  che in pochi minuti ti fa comprendere tutto dell’arte, delle baracche e delle berecche. Pare sia stata una intuizione  ereditata dalla commissario Giammanco.  Se poi fai una capatina alle Fabbriche Chiaramontane  e osservi la mostra di Franco Mazzucchelli, allora sei costretto a capire, a sederti su un divanetto, senza lasciarti condizionare da quanti annuiscono per timore di non aver capito, e riesumare vecchi studi classici, visioni sepolte  e interrogarti, chessò, sull’arte tecnologica e sulla semiologia grafica. O più umilmente sulla propria ignoranza emotiva ed espressiva che fa sempre bene.  Se poi decidi di alzarti dal divanetto e andare a toccare per verificare le rotondità di quelle “sculture d’aria”, meglio chiudere gli occhi perché sarà più facile sognare che siano  i glutei di Mimì Le Mieux, la regina del Burlesque e se non la conoscete sognate pure Marilyn Monroe o giù di lì. Mazzucchelli ne ha per tutti i gusti e il suo mordente provocativo continua ad avere una eloquenza testimoniale come auto-impugnazione di una pittura (?!) la cui spontaneità è stata ottenuta a forza di sapienza, di perseveranza, di istinto educato, di ingegno e raffinatezza.

Oggi si parla giustamente di “civiltà del consumo” ma ciò che non si dice con la dovuta ampiezza è che i comportamenti dell’arte sono mentalmente condizionati da questo ciclo implacabile. Tutti sappiamo  che ci sono due culture, quella di massa e la minoritaria da un lato e dall’altro quella scientifico tecnica e la artistico letteraria. Due versanti strutturali che, o si trovano divisi oppure si decidono a stabilire tra loro  connessioni anomale. L’artista, come gli altri attori della scena culturale, si muove come in una specie di acquario dove l’essere indipendente diventa una fantasia quasi indispensabile. Per questo l’opera di Mazzucchelli potrebbe risultare (negli ambienti delle gallerie, dei musei, del  cenacolo estetico e della supervalutazione collezionistica) come insolente e perfino grossolana. Però  l’arte contemporanea, immersa negli scandali, nelle quotazioni, nel mercato dei mercanti, dei collezionisti e degli agenti culturali, se si confessa archiviata ed etichettata, non vale più come arte. E’ necessario riaffermare sempre la propria singolarità, essere creativamente il proprio oppugnatore, negarsi con instancabili invenzioni, cambiare rotta e proclamare la propria indi pendenza.

A scorrere le note biografiche e artistiche di Mazzucchelli, (1939) ovviamente si comprende che  non sono state “rose e fiori” e i suoi curatori  nella presentazione della mostra lo fanno rilevare:” Franco Mazzucchelli è un artista la cui ricerca verte in una direzione differente da quella di un normale scultore che lavora con materiali durevoli. Mazzucchelli decide di scolpire l’aria: leggerezza e flessibilità, contro pesantezza e rigidità. Le sue opere sono forma di ricerca “ambientale e sociale”, sia perché interagiscono con lo spazio in cui vengono inserite, sia perché coinvolgono attivamente il fruitore. La mostra ripercorre tutta l’esperienza maturata dall’artista, attraverso la documentazione di frammenti di performance storiche e opere appartenenti alla serie definita Bieca decorazione a cui fanno seguito REC e A.on A. Bieca Decorazione nasce per esprimere l’aspetto estetico dell’arte, basato sul concetto di effimero, della logica di oggetto da ammirare, da distribuire, mentre i REC mirano ad un recupero delle esperienze, realizzate racchiudendo frammenti di vecchie istallazioni logorate dal tempo e dalla polvere in bolle di trasparente pvc. Rievocano la stessa memoria in una nuova composizione anche gli A.on A. (Art on Art ) arricchiti dall’intervento grafico del pubblico. In tutte le opere gioca un ruolo importante il colore, che acquista corpo e solidità, una solidità morbida fatta di aria, da cui il nome Aria Nuova. Abbandoni sono opere gonfiabili a grande scala installate e abbandonate in luoghi aperti. Il pubblico non vede/ammira passivamente l’opera, ma sente l’esigenza di toccarla. Con la sigla A.To A. (1970-1973), Mazzucchelli continua il tema dell’ abbandono in spazi urbani, scrupolosamente documentato con foto e video. L’esperienza dei gonfiabili prosegue con la sostituzione del 1973 dove la natura artificiale dell’opera trasforma il regolare accesso alla Triennale di Milano, generando una nuova fruibilità. Seguono le riappropriazioni che, dal 1975 al 1977, ripropongono all’esterno l’esperienza della Sostituzione al fine di offrire al pubblico una percezione dei luoghi diversa da quella consueta, inedita. Dagli anni ottanta Mazzucchelli si occupa di una serie di interventi ambientali volti a sovrapporre l’opera a quella di alcuni monumenti del passato, per dare un nuovo significato all’esistente e per produrre, nella stessa logica delle precedenti performance, fenomeni di interferenze cognitive”

Questa ulteriore esperienza visiva, francamente, non è poco per Agrigento. Una città in attesa, come ha annunciato il ministro Alfano l’altro giorno, di un grande evento. Un “Bernini” che  ci dovrebbe trasportare in altra temperie, in altre emozioni più profondamente fruibili.

 

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