Agrigento, Arnone rimuove gli striscioni anti-Firetto ma non finisce qui (il verbale)

Agrigento, Arnone rimuove gli striscioni anti-Firetto ma non finisce qui (il verbale)

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Le operazioni di rimozione dello striscione anti-Firetto

Le operazioni di rimozione dello striscione anti-Firetto
Le operazioni di rimozione dello striscione anti-Firetto

La vicenda dei manifesti, posterbus, striscioni con i quali Giuseppe Arnone ha aggredito il candidato sindaco di Agrigento, Calogero Firetto ha avuto oggi una prima soluzione davanti al giudice del Tribunale civile, Alfonso Pinto al quale si era rivolto, con procedura d’urgenza il deputato regionale che chiedeva la rimozione dai siti web, dalle mura della città e dai posterbus tutti i manifesti e comunque le frasi offensive ovvero ritenute tali. Ma non c’è stato un provvedimento perentorio del giudice. Le parti si sono accordate: Arnone si è assunto l’obbligo di rimuovere tutto e la controparte si è dichiarata soddisfatta. Più rovente invece il dopo rimozione con Arnone che ha cantato vittoria con un comunicato stampa affermando che i manifesti li avrebbe comunque rimossi per far posto ad altri di uguale tenore se non di maggiore potenzialità offensiva, ribadendo che ogni cosa da lui affermata corrisponde a verità.

Immediata la replica dello staff legale di Lillo Firetto (e dello stesso Firetto) che oltre a rispondere ad Arnone ricostruisce la storia in tutti i suoi passaggi: “Avrei fatto a meno di pubblicare il verbale di udienza e di replicare alla triste nota dell’Avv. Arnone, se non fosse che lo stesso nel mistificare, come al suo solito, la realtà dei fatti, violando ogni dovere di lealtà, che evidentemente non gli appartiene, non avesse ritenuto  di travisare il reale evolversi dei fatti. La vicenda giudiziaria che ha indotto il candidato sindaco di Agrigento Calogero Firetto a promuovere innanzi al Tribunale di Agrigento un giudizio d’urgenza contro Giuseppe Arnone prendeva le mosse dall’attività denigratoria intrapresa da quest’ultimo contro il competitore politico.

In particolare, l’Arnone, in passato sostenitore del Firetto, dopo avere annunciato la sua candidatura a sindaco di Agrigento ha intrapreso una sistematica campagna diffamatoria e calunniatrice in danno di Firetto, attraverso una serie di manifesti, posterbus, cartelloni e articoli postati sulla propria pagina  facebook e pubblicati su alcuni siti, in cui lo accusava di evasione fiscale, collusione con la mafia, sfruttamento del lavoro nero e quant’altro e ciò, con l’evidente fine di screditare l’avversario politico.

Ritenute che le accuse, manifestamente false, ledessero la propria immagine ed il proprio onore, il candidato Firetto, per non ulteriormente avvelenare la campagna elettorale, anziché replicare sulla rete, ha preferito percorrere la via del ricorso all’Autorità Giudiziaria per ottenere un provvedimento d’urgenza che disponesse la rimozione di tutti i manifesti, cartelloni ed articoli sino ad allora  pubblicati sul noto social network e sui siti internet.

Nel corso della prima udienza, tenutasi l’08 maggio innanzi al Giudice Dott. Alfonso Pinto, la difesa di Firetto evidenziava come l’Arnone, nonostante la gravità delle accuse mosse, non risultava in possesso di alcuna prova, o anche solo elemento, in grado di provare o anche solo sostenere la verità di quanto pubblicamente affermato, con la conseguenza che le accuse, non risolvendosi in una mera critica politica, dovevano considerarsi diffamatorie.

Il Giudice, considerato che nelle more e rispetto al deposito del ricorso erano stati pubblicati nuovi articoli di cui veniva altresì richiesta la rimozione, ha concesso alle parti un rinvio per ulteriori deduzioni fissando la successiva udienza per il 12 maggio, sollecitando le parti a trovare una soluzione concordata quale la possibile rimozione volontaria degli articoli diffamatori.

All’udienza del 12 maggio, Giuseppe Arnone ha manifestato sin dall’inizio la volontà di rimuovere volontariamente tutti gli scritti offensivi sino ad allora pubblicati, come da relativo verbale di udienza.

E’ evidente, che la rimozione volontaria cui si è obbligato l’Arnone entri tempi ristrettissimi, è stata strategicamente posta in essere per evitare che la stessa gli venisse, com’era prevedibile in ragione dell’infondatezza delle accuse, quindi, del relativo carattere diffamatorio, imposta dal Giudice e per evitare la relativa condanna alle spese.

Per cui, quanto richiesto dal candidato Firetto con ricorso all’Autorità Giudiziaria, è stato ottenuto, attraverso l’obbligo assunto dallo stesso Arnone.

Quella che definisce “ la mossa del Cavallo” di fatto serviva solo ad evitare il clamore avrebbe avuto un provvedimento giudiziale che glielo imponesse, specie se, poteva essere prevista una sanzione pecuniaria per ogni giorno di ritardo.

Del resto, secondo il meccanismi del processo civile, quando il convenuto riconosce le pretese dell’attore, cessa la materia del contendere. Per cui, poiché l’Arnone ha manifestato la volontà di eseguire, obbligandosi in tal senso, quello che aveva chiesto Firetto, alla difesa di Firetto non restava altro, dovendosi considerare cessata la materia del contendere, che compiacersi del risultato conseguito. Se si è pervenuti a questo risultato, è anche per la mediazione operata dal Giudice Dott. Alfonso Pinto, che in maniera saggia ed equilibrata ha gestito la vicenda. In definitiva, se Arnone si è impegnato a toglierli e solo perché altrimenti vi sarebbe stato comunque obbligato”. Avv. Angelo Farruggia

Il candidato Firetto commenta il risultato ottenuto in questo modo:

rispetto alle infamanti calunnie compiute in mio danno, ma anche in danno di integerrimi magistrati, dopo l’inizio della campagna elettorale, dal candidato Arnone Giuseppe, per ragioni di mero interesse elettorale, avrei potuto replicare evidenziando che lo stesso, a differenza del sottoscritto, risulta pluripregiudicato con sentenze passate in giudicato, già condannato in primo grado alla pena di anni due e mesi 4 di reclusione per calunnia in danno di un magistrato, e allo stato ancora sottoposto ad una serie innumerevoli di procedimenti penali, di cui uno per corruzione in atti giudiziari. Senza poi dire che a breve rischia persino la radiazione dell’Albo.

Ma, rispetto a questo modo di concepire la campagna elettorale, ritenendo che il consenso popolare, nel contesto di una Comunità matura e stanca di inutili veleni, quale può considerarsi la cittadinanza agrigentina, si conquista con l’esposizione delle proposte concrete che si intende porre in essere per la soluzione degli ormai atavici problemi che affliggono la città, ho preferito rivolgermi all’Autorità Giudiziaria.

Il risultato ottenuto, se da un lato in parte ripristina la lesione al mio onore, di certo non varrà ad impedire che il candidato Arnone Giuseppe si asterrà dal futuro da reiterare le stesse accuse e di farne di nuove, semmai risulta assai prevedibile il contrario, ossia che lo stesso oltre a reiterare le calunnie già pubblicate, ne farà di nuove.

Ma io, ottenuto questo risultato, preferisco dedicarmi alla città e non perdere ulteriormente tempo con l’Arnone, per cui preannuncio che, con riferimento ad ogni altra e futura falsa accusa, mi asterrò persino dal replicare, riservandomi di agire nelle sedi più opportune al termine della campagna elettorale.

Il verbale di concliazione che di sehuito pubblichiamo chiarirà ancor più le idee:

Verbale conciliazione Firetto – Arnone

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