Agrigento, Arnone scampa il carcere ma non la museruola: divieto di comunicare (per ora)

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Agrigento, Arnone scampa il carcere ma non la museruola: divieto di comunicare (per ora)

di Redazione
Pubblicato il Mar 12, 2018
Agrigento, Arnone scampa il carcere ma non la museruola: divieto di comunicare (per ora)

Il Tribunale di sorveglianza, chiamato a decidere se revocare o meno l’affidamento in prova ai servizi sociali dell’ex ambientalista ed ex consigliere comunale di Agrigento, Giuseppe Arnone condannato definitivamente ad un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di calunnia, non ha accolto la richiesta del procuratore generale di mandarlo in gattabuia.

Ancora una volta, Arnone può ringraziare il suo Dio (ammesso che ne abbia uno) e resta libero di lavorare e di frequentare l’associazione di Giovanni Russo Cirillo che sembrerebbe essere il suo tutore.

Niente reclusione per Arnone, dunque.

Lo ha stabilito il Tribunale di sorveglianza che, per la seconda volta, lo ha graziato e lo mantiene in libertà.

Ma ha cambiato le prescrizioni. Non potrà più parlare.

E se a tale decisione arriva un Tribunale che lo ha ripetutamente (e immeritatamente) graziato, vuol dire che la misura è colma.

Anche Grandangolo rifugge il bavaglio. E ciò vale anche per Arnone. Ma se il pensiero è distorto…. (provate a vedere cosa ha combinato per quattro lustri insieme alla tv di Salamone e Miccichè).

Le nuove prescrizioni – ce lo comunica proprio Arnone con il post di addio ai suoi (pochi) seguaci su Facebook – sono diventate tassative rispetto le precedenti.

Tenuto conto delle violazioni compiute – il Tribunale ne prende coscienza e le certifica – dopo la notifica del primo provvedimento, adesso il divieto di comunicare di Arnone con l’esterno è assoluto. Anche mediante terze persone.

Ed Arnone si lamenta abbondantemente di tale imposizione pur ringraziando i giudici di non averlo sbattuto in galera (ad altri simile trattamento, per condanne meno gravi, non è stato riconosciuto).

E ci dice anche  che il figlio chiederà la grazia (il giovane ha tutta la nostra solidarietà) senza specificare che i figli delle persone innocenti da lui accusate non hanno avuto tale possibilità. C’era un solo accusatore, un solo giudice, un solo carnefice: lui.

Arnone  tace su questo:  il prossimo 29 maggio diventerà definitiva la sentenza che ad oggi lo vede condannato a 2 anni e quattro mesi di carcere ancora una volta per calunnia (non diffamazione, si badi bene) ai danni del giudice Marino.

Poi, il medesimo condannato si lascia andare ad una ricostruzione di fatti e avvenimenti, per alimentare l’immagine di un uomo senza macchia e senza paura, che lascia basiti.

A cominciare da come, sono parole sue, si interessava (a che titolo?) di far trasferire in sede opportuna un sostituto procuratore (allora)  della Repubblica di Agrigento definito suo migliore amico.

E sono gli anni in cui un capo della Squadra mobile di Agrigento, oggi apprezzato dirigente di Polizia a Roma, si rivolgeva a lui per chiedere aiuti e interrogazioni parlamentari a sostegno della sua attività di poliziotto, che puntualmente venivano presentate, nel tentativo di spezzare le mani a giornalisti impertinenti

Arnone, questo talvolta è vero – ogni tanto deborda e nella foga di difendersi non sa dove va a parare con quello che dice.

Il quesito sorge spontaneo: ma negli anni 90 pezzi delle istituzioni che governavano Agrigento si rivolgevano a lui per ottenere favori?

Non possiamo credere a tutto ciò.

Anche se Arnone non fa mistero di essere stato determinante in quegli anni su molte cose.

Anche il resto del messaggio di commiato rivolto ai suoi lettori ma indirizzato al giudice Trizzino è denso di (le vogliamo chiamare così?) inesattezze.

Specie con riferimento alla mafia che voleva ucciderlo (è una sua libera interpretazione, il pentitoDi Gati posto davanti a tale quesito, sorrise), sui suoi rapporti con il giudice ucciso Borsellino, sui taciuti rapporti con i condannati per mafia Montalbano e Salamone e sulle dichiarazioni di pentiti che lo davano per nemico della mafia (il boss Lombardozzi si rivolta nella tromba).

Mille altre cose sono inesatte.

Provvederemo a dare giusto corso, atti alla mano, a queste improponibili deviazioni.

E solo in favore della verità, non certo per impietosire un giudice.

Nuove prescrizioni Arnone


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