Agrigento, Bersani chiude il corso di formazione su “La Sinistra e...

Agrigento, Bersani chiude il corso di formazione su “La Sinistra e l’Italia che vogliamo”

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Bersani chiude i lavori del convegno

Foto con Bersani
Foto con Bersani
Il ricercatore Svimez Provenzano e l'on. Maria Iacono
Il ricercatore Svimez Provenzano e l’on. Maria Iacono
Intervento del sindacalista Buscemi
Intervento del sindacalista Buscemi
Manifesto del convegno
Manifesto del convegno
Presente il segretario provinciale del PD Zambito
Presente il segretario provinciale del PD Zambito
Relatori del convegno
Relatori del convegno
Selfie con Bersani
Selfie con Bersani
Ricercatore dello Svimez Provenzano
Ricercatore dello Svimez Provenzano
Uno dei numerosi interventi sulla riforma scolastica
Uno dei numerosi interventi sulla riforma scolastica
Un fotogramma del filmato
Un fotogramma del filmato

Era l’11 ottobre 2013, circa due secoli fa, quando scrivevamo “Castagnetti e Bindi, Fassina e Civati, adesso il corso di formazione politica organizzata dai Demos agrigentini fa l’en plein con Pierluigi Bersani e Gianni Cuperlo che chiudono il dibattito “Dall’antipolitica alla buona  politica”.

Oggi, Stefano Fassina e Pippo Civati hanno lasciato il Pd che a sua volta si trova costretto a fare le sue scuse a Rosi Bindi presidente dell’antimafia rea di aver  fatto il suo dovere. Bersani e Cuperlo oggi hanno votato no alla riforma scolastica e Angelo Capodicasa ha confermato il suo no ai cronisti che glielo chiedevano. Questa la carrellata di alcuni dei personaggi che hanno contribuito al successo eloquente, anche senza il senno di poi, dei corsi di formazione politica organizzati dall’Associazione Demos, e visto le decisioni di Fassina e Civati, ognuno  potrà calcolare la preoccupazione di una sinistra e del suo futuro.  Gli ultimi due  corsi sono stati dedicati all’on. Giacomo Di Benedetto scomparso prematuramente l’anno scorso  e oggi è stato l’on. Pippo Digiacomo a ricordare il parlamentare agrigentino con una appassionata  relazione mentre un filmato ricordava i passaggi salienti della vita del sindaco di Raffadali che Di Giacomo ha definito “il prototipo di una personalità politica di grande umanità”. L’on. Capodicasa introduce i lavori con un lungo excursus della situazione attuale e della “sfida” così la chiama, della costruzione di un grande partito”. Contrariamente agli altri anni è presente il segretari provinciale del Pd Giuseppe Zambito e il presidente dell’Assemblea cittadina Pippo Sinesio. Che dopo le ultime elezioni poco trionfali, l’aria fosse cambiata, lo si è avvertito anche nel tono delle dichiarazioni dei relatori e degli interventi del pubblico (sindacalisti e insegnanti) tutti centrati sulla riforma scolastica. Una insegnante ha avuto toni e parole forti su Renzi: ”Voi avete un dittatore che dice bugie e voi gliele lasciate dire”, tanto da suggerire a Capodicasa l’annuncio in anteprima di un  grande convegno nella nostra provincia sulla scuola con la partecipazione di parlamentari del Pd. Scuola, Europa, lavoro sono i grandi rebus da risolvere, dice a chiare lettere questo convegno e “tutto invoca un dibattito che discuta la grande crisi che attraversiamo – ribadisce Capodicasa – gli avvenimenti incalzano e ci sono anche le difficoltà che il Pd sta incominciando ad incontrare dopo i primi successi. C’è un deficit di riflessione politica, di un riformismo senza progetto”.  E qui Capodicasa conferma, come faranno Bersani e Corsini, che “non vale la pena abbandonare il partito, l’obiettivo è di creare una moderna forza politica.”

Il parlamentare agrigentino poi prosegue ricordando una frase di Bersani in risposta a Fabio Mussi che lasciava il partito: ”La sinistra esiste in natura non si può facilmente eliminarla con un atto dimissionario”. Leit motiv di tutti questi ultimi convegni è stato il pensiero di Papa Bergoglio, anzi stavolta Capodicasa appare più simpatizzante e dice che “non c’è un punto di vista critico che ha solo Bergoglio”.

Per la cronaca nell’ultimo convegno uno dei relatori, D’Antoni, confessava candidamente che avrebbe voluto Bergoglio come segretario del Pd.

Da ricercatore dello Svimez, Giuseppe Provenzano si sofferma sul Mezzogiorno constatando che oggi nel Pd non c’è nessuno che ci pensi seriamente. Un fenomeno, quello del Sud, più strutturale che congiunturale e fa una rivelazione agghiacciante “I dati del nostro mezzogiorno sono peggiori di quelli della Grecia”, inutile cantare vittoria “abbiamo preso il mezzogiorno” come  fa l’incauto Raciti . “Già, e poi che ci fai?”- chiude amaramente Provenzano. Come dire che sia il riformismo baldanzoso che la generazione più disincantata dovranno fare i conti con una crisi che non è mai solo economica ma morale. E ai giovani che vogliono “costruire e non rottamare” sembra dedicare la sua relazione  l’on. Paolo Corsini, docente universitario e già sindaco di Brescia. Corsini apprezza la relazione di Provengano e rileva di trovare molta più audacia e bravura   nei giovani del sud piuttosto che in quelli del nord. Corsini, pur comprendendo le scelte di Civati e Fassina non li condivide e attacca le scelte e la condotta del governo che “investe sulla scuola per perdere un milione di voti”. Anche Corsini  non può fare a meno  della ”testimonianza profetica di Bergoglio”, consiglia al governo di richiamare in servizio personaggi rottamati  e sibila una battuta che è tutta un programma: ”Il Pd deve avere un leader ma non può essere il partito del leader. Guai se il Pd si riduce ad essere un partito a conduzione teatrale”. La solita bonomia di Pierluigi Bersani miete applausi soprattutto quando rivolgendosi a Renzi   dice “lo inviterei a non sollevare questioni disciplinari” e gli ricorda la  definizione  che “la sinistra è una idea, un sentimento dell’uguale dignità di uomini e donne del mondo, dimostrando di guardare il mondo dei più deboli, degli oppressi. Il riformismo è quello che ha più bisogno di idealità. Nel PD non si possono fare le riforme senza trasmettere questi concetti. Oggi la fiammella si sta appannando. Può esistere una sinistra che non si metta all’altezza di questi problemi?” E chiude con un “Caro Matteo, cerca di riconoscere, non di insultare, portiamo rispetto. Compito nostro è tenere la colonna del riformismo”.

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