Agrigento capitale della cultura: presentato il progetto

Agrigento capitale della cultura: presentato il progetto

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Monsignor Montenegro, il commissario Giammanco e il prefetto Diomede

Il bando del Ministero dei beni culturali per il titolo di capitale italiana della cultura recita chiarissimo già fin dal primo della decina di obiettivi prefissati: “L’iniziativa di selezionare ogni anno la “Capitale italiana della cultura” è volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la conservazione delle identità, la creatività, l’innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo”.

E il senso di questo primo punto del bando lo si è trovato stamane nel corso della conferenza stampa indetta dalla Commissario straordinario al Comune di Agrigento, Luciana Giammanco  che ha presentato al ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo “un progetto di partecipazione al bando per la candidatura di una città italiana come capitale della cultura per gli anni 2016 e 2017”.

Non c’è che dire, Agrigento finalmente ce la mette tutta per cercare di risolvere la sua prospettiva turistica, sempre declamata ma pochissimo rappresentata. E che lo faccia in un momento di  commissariamento del comune e nel bel mezzo di una campagna elettorale passi pure, data l’importanza dell’argomento, ma che lo faccia senza neanche avere invitato i candidati sindaci, almeno a prenderne visione ci sembra  francamente un gesto che non fa presagire nulla di buono.

Un gesto che già fin dall’inizio denota una carenza di cultura politica nel mettere paletti così poco democratici, aggravati anche dall’uscita infelice del prefetto Diomede allorchè, in chiusura di conferenza, alla richiesta del cronista  sul perché i candidati sindaco non fossero stati invitati  ribatte “il suo è un discorso distruttivo…”. Dopodichè  il dottor Diomede si è alzato invitando l’inclito pubblico a levare le tende. In perfetto stile di democratura imperante.

In verità un sindaco era presente, Calogero Firetto di Porto Empedocle, candidato ad Agrigento, che se ne è stato buono seduto in platea nonostante abbia un alto incarico notorio nel Distretto turistico. Ma lo stile non è acqua ……

Invitato alla conferenza  anche il cardinale Montenegro che della correttezza delle istituzioni siciliane avrebbe molto da dire e da ridire,  per questo la sua presenza ci è apparsa  come un piccolo risarcimento che da altri potrà anche essere letto come richiesta di alibi o di testimonial improvvisato. Di certo c’è solo che “l’integrazione senza conflitti” di cui al primo punto del bando citato, viene stravolta  in negativo e che per il futuro occorrerà proteggere la bontà di un progetto di cui Agrigento aveva disperato bisogno.  I parametri essenziali sono stati consegnati alla stampa per una necessaria divulgazione in tre cartelle dattiloscritte  che informano come  “il 6 marzo 2015 il Comune stipula un protocollo di collaborazione con il Consorzio Distretto turistico regionale “Valle dei templi” al quale affida il compito di programmare, promuovere ed organizzare le attività necessarie alla stesura del dossier di candidatura nonché la redazione del dossier stesso. Il Distretto si impegna gratuitamente a: predisporre una bozza del dossier di candidatura, raccogliere le proposte degli interessati, formare una commissione, d’intesa con l’amministrazione comunale, per la selezione delle iniziative, predisporre un secondo dossier di confronto, richiedere l’approvazione del programma al Comune, redigere il dossier definitivo della candidatura entro il 31 marzo 2015. Vengono coinvolte diverse realtà, istituzionali e non, pubbliche e private: diversi comuni, tra cui Porto Empedocle, Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei templi, Museo archeologico regionale “Pietro Griffo”, Consorzio universitario ed Università degli studi di Palermo, Ufficio beni culturali ecclesiastici dell’Arcidiocesi di Agrigento, Sezione di Agrigento del Fondo per l’ambiente italiano, Legambiente, Associazioni “Vallicaldi”, “Ecclesiaviva”, “Nonsostare”, “Ipogei”, Farm cultura! park di Favara, Fondazione Fitzcarraldo (Torino) (Alessandro Bollo e di Ugo Bacchella), operatori culturali e scientifici (Francesco Bellomo, direttore sagra del mandorlo, Tommaso Parrinello, direttore del festival della Scienza di Agrigento, Giada Lupo). I  Comuni che hanno presentato la candidatura: Agrigento, Anagni, Aquileia, Caltanissetta, Carinola, Como, Ercolano, Foligno, Frascati, Mantova, Modica, Novara, Oriveto-Todi, Parma, Pisa, Pistoia, Selargius, Spoleto, Sulmona, Tarante, Terni, Terracina, Tropea, Viterbo”.  Alla fine il documento contiene una precisazione rilevando che questa proposta è “la sintesi dello sforzo collettivo che si concreta in modo spontaneo da tempo unendo associazioni e istituzioni nell’idea di rilancio economico e sociale della città e nel nuovo sentire, manifestato soprattutto dalle giovani generazioni. Agrigento ha un ruolo di “comunità” la cui grandezza nella storia non è scritta nel nome della forza e della ricchezza, ma in quello della cultura e del suo umanesimo, che sono un patrimonio straordinario per un nuovo risorgimento Mediterraneo”.

Tutto il resto, compresi i candidati sindaci, è un discorso poco costruttivo.

 

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