Agrigento, Carmelo Presti e le sue composite architetture

Agrigento, Carmelo Presti e le sue composite architetture

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Notti e nebbie agrigentine

Figure di Presti
Figure di Presti
Foglie essiccate e dipinte
Foglie essiccate e dipinte
Interno della mostra
Interno della mostra
Muri e increspature
Muri e increspature
Opera di Presti
Opera di Presti
Un varco nella trama metallica
Un varco nella trama metallica
Lo “scandalo” negli anni 50 delle opere di Burri (almeno qui in Italia) è lontano. Per critica e pubblico ci vollero anni prima di assorbirlo e valorizzarlo anche per merito dello stesso Burri che continuò imperterrito, implacabile con i suoi sacchi, i suoi legni, i ferri e le plastiche. Figurarsi cosa accade nella negletta Agrigento quando un Carmelo Presti insiste, pervicace nella sua espressione pittorico-materica che aggroviglia le trame, che brucia e incolla , fa emergere superfici in tutta la loro crudezza. Presti ha trovato la galleria di Nello Basili complice consapevole del rischio agrigentino e che ci sembra giusto venga affrontato. In una città che non ha nulla da perdere, ormai, la “novità fuori dal coro” di Carmelo Presti potrà essere ingoiata dai più schizzinosi tradizionalisti con pochi attacchi di conato. Dario Orphèe l’ha presentata l’altra sera nella “cave” di via Atenea, sotterraneo del vecchio palazzo che ospitò Wolfgang Goethe nell’ambito di una rassegna ,ormai annuale, “Trovarsi” nei luoghi di Pirandello.
A differenza delle altre mostre che abbiamo visto di Presti, stavolta l’artista empedoclino che si nutre di mare-fa notare Orphèe – ma di un mare brunito che esaspera i paesaggi campestri avvelenati dalle torri eoliche e impasta i colori nelle vulve preistoriche e mummificate con foglie di piante che Presti fa essiccare asservendole al suo estro, alla fine del percorso visivo, l’attento visitatore potrà placare la sua visione in un angolo della sala dove improvvisamente il brunito di Presti si evolve e si distende in muriccioli color pistacchio, con una dolce miniaturizzazione di fessure, di incastri . Una “macro” che ha chiuso il mondo fra due zolle di terra, un mondo placato senza spaccature e cupi orditi. Ostentazione di un futuro di pace? Un transito, un riscatto dal tormento della materia così duramente manipolata? Presti ce lo saprà dire più ampiamente, Isis permettendo, con altre ricomposte architetture.
Foto di Diego Romeo

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