Agrigento, case abusive ancora non abbattute: l’ultimatum del procuratore Fonzo

Agrigento, case abusive ancora non abbattute: l’ultimatum del procuratore Fonzo

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Il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo

La lettera è stata inviata e già notificata al Sindaco di Agrigento, all’Ufficio Tecnico Settore VI – Territorio ed Ambiente Servizio II – Vigilanza Edilizia del Comune di Agrigento e per conoscenza anche alla Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Agrigento all’Ente Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento. Per il procuratore aggiunto, Ignazio Fonzo, non basta solo rispondere agli inviti perentori della giustizia ma anche agire. E, si capisce molto bene dal tono della missiva, ad Agrigento, con riferimento all’abbattimento delle costruzioni abusive, l’azione è carente.
E così il procuratore Fonzo ha scritto nuovamente. Questo il testo della lettera: Questo Ufficio ha preso atto di quanto comunicato il 30.06.2015, con particolare riferimento alla circostanza che: “entro pochi giorni si procederà ad indire la gara per appaltare i lavori” e, riguardo agli immobili ricadenti in zona archeologica, alla preannunciata fissazione di ulteriore riunione con il Prefetto di Agrigento. Tuttavia, dopo la predetta nota, non è stato comunicato, senza ritardo come previsto dall’art. 328 c.p, quali successivi e conseguenziali atti si stiano adottando né si è aggiornata costantemente questa Autorità Giudiziaria sulle ulteriori iniziative intraprese.
Si vorrà, pertanto e senza ulteriori inutili e defatiganti note interlocutorie prive di valenza giuridica, apprestare nel rispetto delle norme vigenti ogni necessario provvedimento finalizzato alla demolizione dei manufatti abusivi di cui alle precedenti note di questa Autorità Giudiziaria.
Trascorsi giorni trenta senza concreta attuazione di quanto sollecitato si provvederà conseguenzialmente.
A buon intenditor poche parole: o le case vanno giù o si procederà penalmente allo scadere “dell’ultimatum”.
Per il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, tutto sarà fatto secondo legge: “Riteniamo congruo e ragionevole il termine dei trenta giorni e siamo sicuri di riuscire ad onorarlo. D’altronde condividiamo l’esigenza di non assumere atteggiamenti dilatori e di fare presto”.

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