Agrigento, “Crimini del cuore” chiude il cartellone del “Pirandello”. Ma gli...

Agrigento, “Crimini del cuore” chiude il cartellone del “Pirandello”. Ma gli spettatori dov’erano?

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Il saluto insieme al regista Mattolini

Erroneamente informato dalla commissario straordinario Giammanco che firma la brochure, il consulente artistico del “Teatro Pirandello”, Mario Gaziano, informa dagli schermi di Teleacras che “Crimini del cuore” è tratto dall’omonimo film. E invece no, “Crimini del cuore” andato in scena l’altra sera è il testo teatrale  del 1978 scritto da Beth Hanley, premio Pulitzer del 1981, e da cui è stato tratto il film con la partecipazione alla sceneggiatura della Henley che per questo  si aggiudicò una nomination agli Awards.

La storia è ambientata nel Mississippi in un profondo sud americano dove l’American dream  ha illuso e deluso le  tre sorelle Margrath protagoniste di questo melodramma che con gli stilemi del melodramma però non vuole indulgere. La Henley, memore della lezione dei Williams e dei Faulkner tiene lontani i sentimentalismi (ci penserà poi Neil Simon a rinfrancare gli spettatori ringalluzzendo e  illudendo i sognatori americani) e il regista  Marco Mattolini coglie tutte le sfumature di un testo verboso come il milleriano “Erano tutti miei figli”  già passato sulla scena agrigentina.

Azzeccatissima la scenografia con quella casa dondolante al vento della prima scena che la fa apparire come un vecchio barcone ancorato ad una sponda del Mississippi, con cucina unta e bisunta, un frigorifero drammaticamente vuoto, porte e finestre trasparenti e una donnina, Lenny, che si trascina malinconica tra quegli assi nel giorno del suo compleanno. La cupezza di quell’atmosfera  verrà squarciata, ma solo per poco, dall’arrivo delle altre sorelle: Meg, cantante che veste country delusa dalla vendita dei suoi “vinile” e poi Babe ricca e infelice moglie di Zachary a cui ha sparato senza ucciderlo dopo essere stata sorpresa con un negretto adolescente.  Figurarsi cosa può succedere quando tre sorelle si incontrano, se le raccontano e se le danno di santa ragione tra ricordi smargiassi e post femministi.

Qualcosa del genere anche di più tragico ce lo aveva raccontato Edward Albee con le sue “Tre donne alte”  ma qui la Henley ama stemperare con un finale happy per niente forzato e ben calibrato dalla recitazione intensa delle tre attrici Fulvia Lorenzetti, Paola Bonesi e Benedicta Boccoli. Scene di Francesco Fassone, i costumi di Patrizia Pontesilli, le musiche originali di Daniele D’Angelo, le luci di Marco Alfieri.

Platea e palchetti  infelicemente semivuoti.

Il motivo? Forse per quella serie di “Crimini del cuore” che impazza su Real Time e conquista le truppe casalinghe. O forse perché Agrigento si ritiene soddisfatta e “perturbata” per quel “crimine del cuore” che ha visto l’ex-sindaco  Marco Zambuto accompagnare da Berlusconi l’on. Riccardo Gallo. Aveva ragione Sigmund Freud a scrivere “Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare“.

Come familiare e pertinente alla giurgintanità sarà “La sagra del signore della nave” in scena il prossimo  2 e tre maggio in chiusura definitiva di stagione teatrale.

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