Agrigento, ecco perchè Mimmo Fontana dovrebbe dimettersi da assessore comunale

Agrigento, ecco perchè Mimmo Fontana dovrebbe dimettersi da assessore comunale

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L'assessore - imputato Mimmo-Fontana in municipio con il sindaco Lillo Firetto

Come è noto, il Gip del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella ha disposto il giudizio immediato, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Carlo Cinque per Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente, direttore della riserva Macalube di Aragona ed assessore al Comune di Agrigento; Daniele Gucciardo, operatore della stessa riserva e Francesco Gendusa, dirigente regionale responsabile delle aree protette. Tutti sono imputati di omicidio colposo plurimo colposo in seguito al tragico evento che il 27 settembre 2014 costò la vita a due ragazzini i fratelli Laura e Carmelo Mulone seppelliti dalla colmata di fango provocata dall’esplosione dei vulcanelli di Macalube. Le accuse rivolte ai tre imputati sono le seguenti: “perché, cooperando colposamente tra loro ciascuno consapevole della condotta negligente ed imperita dell’altro, cagionavano la morte di Carmelo e Laura Mulone causata dal ribaltamento della collina dei vulcanelli all’interno della zona A della riserva naturale integrale delle Macalube di Aragona concessa in gestione all’associazione Legambiente. In particolare, per Fontana l’accusa specifica è questa: quale direttore della riserva naturale integrale “Macalube di Aragona”, ometteva di adottare le cautele necessarie per la messa in sicurezza dell’area ovvero: segnaletica informativa del pericolo per l’incolumità dei visitatori derivante dal fenomeno del ribaltamento; chiusura dell’area in assenza di un monitoraggio scientifico necessario per lo studio del fenomeno al fine di accertare la fruibilità della zona al pubblico in violazione dell’art. 8 dell’allegato n. 3 al decreto assessoriale n. 290/44 della Convenzione di affidamento in gestione della Riserva naturale integrale Macalube; si avvaleva per il monitoraggio dell’area di Gucciardo Daniele soggetto inidoneo in quanto privo delle capacità tecniche necessarie alla valutazione e comprensione del fenomeno del vulcanesimo sedimentario”
Risulta oltremodo chiaro dal capo di imputazione che la contestazione fa si riferimento alla morte dei due ragazzini, che costituisce l’ultimo atto di una tragedia che si è verificata – secondo la Procura – per la pessima condotta, come amministratore, di Fontana.
Ecco il punto: amministratore della riserva. Ma anche dipendente e direttore della riserva, nonché amministratore, quale presidente regionale, di Legambiente.
Fontana, come è noto, è anche assessore – amministratore, dunque – al Comune di Agrigento.
Ed è per questo che Grandangolo torna a chiedere le sue dimissioni. E’ l’amministratore Fontana che deve dimettersi, non l’imputato Fontana. Torniamo a ribadirlo: Fontana (con Arnone e Claudia Casa) per molto meno ha scatenato indegne gazzarre chiesto dimissioni e arresti di una moltitudine di persone poi risultate pulite in ogni ordine e grado di giudizio.
Le dimissioni di Fontana non devono essere la conseguenza dall’essere finito sotto processo (per Grandangolo, da sempre ogni processato è innocente sino al giudizio definitivo) ma dall’essere indicato quale amministratore poco accorto, diciamola così, della riserva di Macalube, direttore della stessa riserva sempre “poco accorto” e presidente regionale di Legambiente, ancora una volta amministratore, poco accorto.
Lillo Firetto, il sindaco biondo e sorridente ma anche intelligente, queste cose le sa. E se la morte dei due ragazzini potrebbe rappresentare un fatto eccezionale, l’amministrazione delle cose che Fontana doveva amministrare lascia veramente a desiderare.
A tutto questo vanno aggiunte un paio di cosette che ci consentono almeno di riflettere sulle qualità di amministratore di Fontana.
Vi raccontiamo un episodio cristallizzato in carte processuali sottoscritte davanti al Tribunale di Agrigento in data 7 giugno del 2005. E’ in corso un processo per risarcimento danni promosso dall’allora suo pigmalione Giuseppe Arnone nei confronti di Totò Petrotto, allora sindaco di Racalmuto. Petrotto ed Arnone si sono amati poco nonostante la comune (talvolta) appartenenza allo stesso schieramento politico. Avviene un tentativo di risolvere vicende giudiziarie con la remissione di querele e citazioni. Sul punto, Fontana, interrogato da giudice ed avvocati così risponde: L’incontro tra Arnone e Petrotto mi stupì particolarmente perché i rapporti tra i due erano pessimi. Arnone mi raccontò della disponibilità di Petrotto a conferire incarichi a professionisti dell’area di Legambiente ciò al fine di creare buoni rapporti tra Legambiente e lo stesso Petrotto nella qualità di sindaco. Effettivamente l’Arnone mi prospettò dei possibili incarichi per conto del Comune di Racalmuto nel settore dell’urbanistica e del restauro avendo parlato di ciò con il Petrotto. Io rifiutai perché dubitavo della buona fede del Petrotto”.
Nessun commento ci permettiamo di abbozzare. Poi, magari qualcuno che abbia più curiosità di Grandangolo ci faccia sapere cosa significa “creare buoni rapporti con Legambiente” coniugata con la possibilità di conferire incarichi “a professionisti di Legambiente”.
L’altro passaggio è più recente. Lo scrive Arnone nella sua ultima fatica editoriale in piena ultima campagna elettorale: “Fontana tal volta nutre aspirazioni ed ambizioni che non riesce a governare. Probabilmente non mi perdona una nota vicenda di dieci anni addietro. Eravamo legatissimi non solo perché lo avevo individuato come il mio erede dentro Legambiente, lo avevo fatto assumere dalla Riserva, lo avevo designato al mio posto in segreteria nazionale, nonché presidente regionale, ma anche per ragioni importanti di natura familiare. Siamo nel 2005. Da consigliere comunale mi sto occupando di gravissimi imbrogli per miliardi di lire di uno dei peggiori palazzinari agrigentini. Viene da me Fontana e mi dà la magnifica notizia (a suo dire) che il signor palazzinaro vuol realizzare un moderno albergo con vista sui templi ed essendo rimasto incantato dalla lucida mente di Mimmo, vuole affidare proprio a Mimmo il progetto dell’albergo. Ed è pronto il palazzinaro a pagare fior di parcelle al novello Renzo Piano “pelato”. Aggiunge che vi è un problema da nulla, un’inezia, l’incarico verrà conferito a condizione che io, Giuseppe Arnone, sia disponibile ad incontrare il palazzinaro e a discutere con lui della mia attività di consigliere che si stava occupando dei suoi abusi. Ognuno può immaginare che fine abbia fatto la richiesta di Mimmo Fontana e di conseguenza l’albergo non si è mai realizzato”. Poi chiosa così: “Claudia Casa e Mimmo Fontana, che da me avevano avuto tutto, mi isolarono. Mi abbandonarono”.
Altro da aggiungere?
Si, una sola cosa: Prosit!

http://www.grandangoloagrigento.it/comune-agrigento-ecco-perche-mimmo-fontana-assessore-imputato-dovrebbe-dimettersi/

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