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Agrigento: folla d’altri tempi per D’Alema che incita al “no” e preannuncia ritiro dalla politica dopo referendum

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Massimo D'Alema ad Agrigento con Gaetano Armao

Massimo D'Alema ad Agrigento
Massimo D’Alema ad Agrigento

Folla strabocchevole al Dioscuri Bay Palace di San Leone per il presidente di Italiani-Europei Massimo D’Alema e per il presidente dei Giuristi siciliani Gaetano Armao.

Ambedue chiamati a perorare le ragioni del “no” al referendum costituzionale dalla presidente del comitato agrigentino Ausilia Eccelso.

E’ presente la rappresentanza di tutto un arco trasversale di partiti mai visto prima in una convention politica ed è  superfluo sottolineare che mancava una buona parte di “facce” del Partito democratico.

In compenso non si è mai visto un D’Alema così disteso e sorridente forse per  il “si” di Prodi al referendum che conferma una sua frase di qualche decennio fa:“Veltroni è un ragazzotto e Prodi non capisce un cazzo di politica”. Testuale.

Senza poter escludere che il bagno di folla che circonda stasera il Massimo del Pd possa risultare l’ultimo visto che ha dichiarato “dopo il referendum lascio la politica”.

Altro discorso per l’on. Angelo Capodicasa che gli sta accanto e che in questo frangente referendario si ritrova  in perfetta solitudine a confessare il suo ”no” nel panorama dei deputati siciliani del Pd col risultato di dare nuovo significato alla famosa “sicilitudine”.

Dopo la presentazione di Ausilia Eccelso e l’intervento molto severo e molto applaudito di un giovane, tocca al presidente dei Giuristi siciliani, nonché del Cupa, Gaetano Armao, a perorare le ragioni del “no“ definendo la battaglia referendaria “un rigurgito di passione civile per un recupero dei valori della Costituzione. Il no sta a significare rispetto per tutti perché non si entra nel merito di questioni costituzionali con la semplificazione ma con regole condivise. Questa riforma è vittima della sindrome della fretta”.

I riferimenti che porta Armao sono palpabili con un Senato la cui trasformazione non è una prospettiva che porta a soluzioni con una Sicilia rappresentata per esempio da 7 senatori e un Trentino AltoAdige sovra-rappresentato da 6 senatori.

Tutta la riforma, dice Armao, costituisce un accentramento in controtendenza con l’Europa, è una forzatura alla Costituzione vigente, senza dimenticare l’Autonomia finanziaria siciliana  intaccata e oggi perfino rinunciataria di 5 milioni di crediti”.

Armao chiude il suo discorso con il richiamo di Pietro Calamandrei ad una maggiore umiltà nell’approccio alla Costituzione.

Massimo D’Alema smentisce categoricamente tutti i disastri annunciati dai fautori del “si” e sfodera durante il  discorso le sue ironie e le solite stoccate sardoniche.

”Il referendum riduce lo spazio di partecipazione dei cittadini, è un sistema totalmente autoreferenziale. Dal 5 dicembre con la vittoria del “no”  il confronto politico sarà più civile e avremo imparato a convivere e anche a dividerci in modo più rispettoso. Il no aiuta la democrazia a progredire senza demonizzazioni reciproche e ci aiuterà a partire da un nucleo di valori. La vittoria del “no” è una garanzia di stabilità mentre il “si” porta alla tentazione della spallata, i parlamentari eletti con voto diretto sono una garanzia costituzionale. Dopo il “no” al  referendum niente disastri, la legislatura continua e il dialogo si riapre senza la divisione del paese. Il metodo è sostanza quando si parla di Costituzione” e ricorda l’esempio di Alcide De Gasperi che non usò la forza per condizionare la stesura della Costituzione e fu capace di creare un patrimonio condiviso  persino con il gesto di andarsi a sedere tra i banchi dei deputati.

Dopo il Calamandrei di Armao, il riferimento di D’Alema va a Giuseppe Dossetti citando una sua frase profetica che accennava a un grande seduttore e svelava i suoi timori per quanti avessero posto mano in futuro alla riforma della Costituzione.

E D’Alema  ricorda che l’attuale maggioranza è frutto di un premio anomalo, fatto di trasformismo. “Non  è una situazione limpida che non può affidarsi al rito salvifico del referendum” sempre riferendosi e rimarcando i timori di Dossetti su un referendum abilmente manipolato.

Ad ambedue gli oratori sta soprattutto a cuore evidenziare l’accentramento del potere causato dalla riforma, lesivo dell’art. 5 della Costituzione che garantisce le comunità locali, un articolo tra l’altro scritto dal cattolico La Pira. Oggi il “no” sarebbe un grande valore innovativo e riaprirebbe il processo costituente che si potrà fare insieme.

E come una epigrafe, Massimo D’Alema rilegge per la platea la frase di una giovane che rivolta ai politici denuncia il disagio drammatico di una intera generazione: “Quando la finirete di sottrarci i diritti di cui voi avete goduto?”

 

 

 

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