Agrigento: Forgione e il procuratore Fonzo spiegano la ‘ndrangheta

Agrigento: Forgione e il procuratore Fonzo spiegano la ‘ndrangheta

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Da sinistra Firetto, Forgione, Fonzo e Zaccaria

Un pocket di 63 pagine. Più agile di così un libro non può essere, agile anche nella comprensione per i lettori che di ‘ndrangheta sanno poco. L’ha scritto Francesco Forgione, giornalista, ex presidente della Commissione antimafia e deputato regionale e nazionale. “La ‘ndrangheta spiegata ai turisti” Forgione l’ha scritta sicuramente come controcanto a quel che racconta il figlio di Provenzano ai turisti sui luoghi della mafia. Un fatto che è diventato un caso scatenando un putiferio di opinioni. Forgione inizia benissimo affidando la presentazione del pocket al Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone che ricorda anche le parole di Papa Francesco a Cassano allo Ionio: “La ‘ndrangheta è adorazione del male, gli uomini della ‘ndrangheta non sono in comunione con Dio, sono scomunicati“.


Il libro è stato presentato ieri sera nello spazio Temenos dallo stesso Forgione con il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e il sindaco di Agrigento Lillo Firetto. Moderatore il giornalista del quotidiano La Sicilia, Stelio Zaccaria. Nel libro tutto è raccontato con immediatezza, 63pagine che svelano l’altra faccia della luna “ndrangheta”, l’adorazione del male con riti che ricopiano cerimonie religiose, i rapporti con le altre mafie e la massoneria, gli eventi tragici che da San Luca si estendono a Duisburg e al mondo intero. Il penultimo capitolo squarcia il velo e parla di speranza: “Non sono invincibili, possono essere sconfitti”, mentre l’ultimo capitolo titolato “Buon viaggio in una terra bellissima” si apre alla poesia di una regione che ha dato i natali e ospitato, filosofi, santi e scrittori, “tra Scilla e Cariddi nell’affascinante mistero di una storia senza tempo”.
Chi vorrà approfondire meglio la tematica ‘ndrangheta, troverà alcuni suggerimenti nelle note finali che dimostrano come il fenomeno calabrese non abbia mai trovato nei media la rievocazione che c’è stata per la mafia. L’unico film di riferimento è il pluripremiato di quest’anno, “Anime nere” di Francesco Munzi . Pochissime risultano le serie tv italiane mentre cresce l’interesse mediatico in Francia, in Germania soprattutto dopo la strage di Duisburg e in Australia con il documentario “Underbelly files” della Nine Network.
Qui riportiamo una conversazione che abbiamo intrattenuto col procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e lo scrittore Francesco Forgione.
Forgione , a che punto è la notte della commissione antimafia? Mi sbaglio o siamo rimasti allo scetticismo di Pantaleone?
“La presidente Bindi sta facendo bene. E’ un ruolo difficile, l’allarme corruzione sta oscurando i temi la lotta alla mafia e soprattutto nella sfera della politica non c’è la consapevolezza adeguata della gravità e dell’allarme sociale che oggi le mafie determinano sul territorio. Quindi la Commissione antimafia oggi sta facendo bene e anche il contributo che viene dato a Mafia capitale che oggi è la principale inchiesta che c’è nel nostro paese prova il sistema di relazioni che ha svelato il rapporto tra la politica, la pubblica amministrazione, la criminalità della capitale d’Italia, non ad Agrigento, a Palermo o a Reggio Calabria. Su questo non sono pessimista. Sono più pessimista sulla consapevolezza e sulla volontà politica dei partiti”.
Volontà che appare sempre aleatoria.
“Non vedo adeguata determinazione, del resto basta vedere le elezioni regionali per comprendere come i partiti ancora non abbiano la consapevolezza della gravità del fenomeno. E anche l’interpretazione delle norme è spesso una interpretazione che lascia a desiderare come dimostra la vicenda della Campania e le candidature in Puglia, alcuni sindaci che già sono stati sospesi, insomma se la politica rivendica il proprio primato vuol dire che deve arrivare prima della magistratura”.
Probabilmente abbiamo ereditato la consapevolezza di convivere con le mafie…
“Guardi, se la politica non avesse deciso di convivere con le mafie avrebbe fatto scelte nette di rottura. Purtroppo da un secolo e mezzo, dall’unità d’Italia ha fatto un’altra scelta, quella di conviverci. E di volta in volta, sulla base dell’allarme sociale, dell’emotività creata nell’opinione pubblica si è decisa una reazione. Così è stato per la “legge La Torre”, così è stato dopo le stragi con l’approvazione della legge sui pentiti. Abbiamo una legislazione che è frutto di stati emotivi ed emergenziali, quando invece siamo di fronte a un fenomeno che da un secolo e mezzo non è emergenziale ma strutturale sul quale dobbiamo ancora interrogarci. Il fatto che siamo qui ad Agrigento a discutere di ‘ndrangheta dimostra che bisogna stimolare l’opinione pubblica e attraverso questa costringere la politica ad assumersi le proprie responsabilità”.
Dopo il magistrato Gratteri che spiega la ‘ndrangheta, come possiamo spiegare in sintesi il fenomeno ‘ndrangheta ai lettori di Grandangolo.
“Oggi è la mafia più forte nel mondo. Credo che siamo di fronte alla prima vera organizzazione criminale globale, che ha avuto la capacità di riprodurre il proprio modello criminale ovunque sia arrivata coi suoi uomini e non c’è inchiesta che riguardi la Lombardia, la Liguria, il Piemonte, l’Emilia, Roma che non ci sia la ‘ndrangheta come protagonista. Non c’è proiezione internazionale criminale, in qualunque posto al mondo che non abbia la ‘ndrangheta come protagonista e penso che il successo della ‘ndrangheta sta anche nell’avere scelto una linea totalmente diversa da quella di Cosa Nostra. Cioè quella di vivere inabissata, di non sfidare mai lo Stato ma di farsi essa stessa Stato. E’ una linea totalmente diversa che l’ha portata oggi ad essere criminalmente vincente nel mondo. Quindi più difficile da contrastare e anche più difficile da raccontare, per questo ho scritto questo libro anomalo, la ‘ndrangheta spiegata ai turisti, per raccontare ai turisti, agli stranieri che cosa è questo fenomeno criminale totalmente sconosciuto”.
Più che ai turisti, agli indifferenti e agli infingardi.
“Si, lo dice anche nella prefazione il Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. A chi non conosce la ‘ndrangheta questo libro lo spiega, una sorta di Bignami della ‘ndrangheta, l’obiettivo era proprio questo, spiegare la sua capacità di vivere nascosta con gli svelamenti della sua natura”.
Evidentemente è ancora poco un Gratteri che lotta contro le mafie….
“Non c’è solo Gratteri, ci sono molti magistrati e la lotta alla ‘ndrangheta nella procura di Reggio Calabria è stata segnata dalla presenza del procuratore Pignatone che ne ha cambiato il corso nel nostro paese. Dobbiamo smontare anche l’idea degli eroi solitari. Non ce n’è eroi solitari, né Gratteri, né Forgione, né altri, ci sono magistrati che hanno scelto la linea della coerenza nella lotta alla ‘ndrangheta, ci sono tanti parroci, tanti giovani, ci sono tanti sindaci impegnati che vivono una dimensione sociale e non solo una dimensione penale. Se c’è una dimensione sociale in questa lotta, non ci sono gli eroi solitari”.
In definitiva cosa fare e fare di più?
“Deve fare di più la politica, devono fare di più le istituzioni e lo Stato. Bisogna fornire alla magistratura buone leggi e strumenti investigativi, bisogna garantire alla magistratura autonomia e indipendenza. Ma i partiti devono ripulire se stessi. Le pratiche consociative, il clientelismo, lo scambio di favori sono il retroterra sul quale poi le organizzazioni criminali gettano le basi del loro consenso”.
Dottor Fonzo, superfluo dire che questo incontro stasera abbia creato serie preoccupazioni soprattutto per l’immagine esibita da Forgione di uno Stato groviera nella lotta alla ‘ndrangheta.
“Diciamo che non c’è stata l’attenzione e il contrasto, come si è fatto, per mafia e camorra. Credo che adesso la portata del fenomeno e della sua pericolosità siano stati compresi in tutta la loro evidenza e quindi ci si sta cominciando a impegnare nella comprensione del fenomeno e per meglio contrastarlo”.
Ha destato impressione questo inabissamento della ‘ndrangheta nei fondali dello Stato per poi emergere essa stessa come “Stato”.
“Si è già visto nel passato per quanto riguarda la mafia siciliana, si è trascurato, come dicevo prima, quello che accade in Calabria e quindi si è consentito al crimine di trovare spazi vitali e di nutrirsi anche all’interno dello Stato. Però da ultimo si sono cominciati a sviluppare tutta una serie di anticorpi che hanno dato l’avvio affinchè per questo fenomeno criminale ci siano gli stessi risultati del contrasto alla mafia siciliana”.
In uno dei suoi interventi stasera, ha ricordato una frase di Deng Hsiao Ping “non importa che il gatto sia bianco o nero, importa che prenda i topi”. Ma questi topi chi li deve prendere?
“Tutti. Tutti quelli che hanno compiti e ruoli istituzionali. In più da chi ha compiti e ruoli politici”.

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