Agrigento, gli studenti del liceo Politi in scena con Shakespeare

Irene Milisenda

Agrigento

Agrigento, gli studenti del liceo Politi in scena con Shakespeare

Pubblicato il Giu 8, 2018
Agrigento, gli studenti del liceo Politi in scena con Shakespeare

Si conclude l’anno scolastico per i studenti del Liceo delle Scienze Umane “R.Politi ” di Agrigento. Durante l’anno, guidati dall’attore agrigentino Salvatore Rancatore e dai professori Angela Rancatore e Edoardo Savatteri, i ragazzi si sono cimentati in un laboratorio teatrale e hanno deciso di mettere in scena “THE DR!!M”  commedia di Shakespeare, che i ragazzi hanno voluto dedicare alla memoria dell’ insegnante scomparsa prematuramente Virginia Bellomo che ha fatto del teatro la sua vita.

In questa rappresentazione del “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare,  in lingua inglese, tutto è affidato alla parola e al suo potere evocativo. Sono i personaggi, interpretati dagli alunni del Liceo Politi di Agrigento, a trasportarci man mano nel sogno, in ambienti diversi, grazie alle loro azioni. Un ritorno alle origini del teatro, che oggi viene percepito come novità. Un teatro semplice, non spettacolarizzato e con scenografie ridotte all’essenziale.

The dr!!m, titolo di questo adattamento che ricorda il suono onomatopeico di una campanella oltre alla parola inglese dream (sogno), commenta la professoressa Angela Rancatore, non è solo un racconto di due storie d’amore, ma anche un luogo dell’anima, dove Bottom, il diverso per eccellenza, per un’ora o per sempre ritorna “uguale”.
Ha senso fare teatro oggi? Ha senso fare teatro oggi nelle scuole? Non solo ha senso, ma è necessario.
In un’epoca dominata dall’apparenza e dalla superficialità, noi uomini siamo ossessionati dall’idea di dover emergere a ogni costo e con ogni mezzo, e andiamo di fretta e vogliamo tutto subito. All’interno di questo contesto sociale, conclude la Rancatore, il teatro è uno dei pochi strumenti ancora in grado di farci fermare e riflettere, producendo esattamente l’effetto opposto a quello della tecnologia che ormai ci ha invasi e divisi. In fondo il teatro è un sogno che, per un breve periodo, può farci dimenticare la realtà. Shakespeare lo aveva capito, ma noi lo abbiamo dimenticato”.


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