Agrigento, il peggior Ferragosto della storia: consigli per il futuro

Agrigento, il peggior Ferragosto della storia: consigli per il futuro

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Ferragasto a San Leone

Qualche tempo fa il ferragosto di San Leone, lido di Agrigento, era annoverato tra i più belli del nostro Paese.

Ricordo, negli anni, i servizi televisivi dei tg nazionali parlare dell’imponente flusso di turisti che si riversava sul litorale agrigentino per prendere parte a quella festa religiosa, trasformata in consuetudine di allegria, a cui gli agrigentini nei decenni hanno sempre partecipato.

Un’occasione per riavviare una parte della città, richiamare anche curiosi e turisti a godere di una serata in compagnia per fruire, sotto il cielo stellato, di un bagno notturno allo scoccare della mezzanotte: con la magia della luce luce calda del fuoco che con i suoi falò asciugava la pelle dei natanti ed illuminava la sabbia dorata delle dune.

Il Ferragosto ad Agrigento è sempre stata una tradizione bella ed autentica, figlia dell’estate e dell’amicizia tra i gruppi che in spiaggia godevano di birre ghiacciate, meloni rosse e strimpellate di chitarra. Un appuntamento atteso che aiutava anche i commercianti della zona con i bar, i panifici e market che alla vigilia facevano registrare incassi ben oltre la media quotidiana che, per un’economia povera e limitata come quella agrigentina, è certamente cosa positiva.

Quest’anno la notte di ferragosto è sembrata una cerimonia funebre, un’osservanza al coprifuoco durante una guerra, un divieto alla caratterizzazione del luogo. E’ stata, alla fine, una serata spezzata dai divieti di chi forse ha paura di amministrare prendendosi delle responsabilità sicuramente importanti, ma se il costo da pagare deve essere la sottrazione a qualcosa di bello che appartiene alla memoria storica di una città che di suo offre già ben poco, non va bene.

Migliaia di persone si sono riversate in provincia dove i falò sono stati invece intelligentemente gestiti dai comuni pur attuando delle disposizioni di legge e preservando spiagge dagli incivili. Sicuramente, dopo i tavoli tecnici con Capitaneria e Prefettura, i falò potevano istituirsi: debitamente autorizzati ed approntati da operai comunali e magari con l’aiuto di qualche imprenditore. La polizia municipale invece di dare la caccia a macchine da multare, in un viale delle dune deserto, si sarebbe potuta impegnare in altro modo e per la buona riuscita del vero ferragosto .

L’ultimo ferragosto non appartiene a nessuno se non a chi lo ha pensato così, non è riconosciuto, sottrae Agrigento ed i suoi cittadini da un pezzo di storia. Fra i delusi non vanno dimenticati anche quelli che nel ferragosto vedono la preservazione di un messaggio religioso: il fuoco dei falò significa luce e l’acqua con il bagno a mezzanotte è sinonimo di purificazione. Ad ogni modo è stato triste guardare dopo le 24:00 i dj suonare nei chioschi vuoti, pieni invece erano quelli di tutta la provincia di Agrigento. Saper amministrare farà pure rima con vietare, ma non si possono e non si devono sterminare le cose buone e belle per una città.

In tantissimi sono rimasti attoniti nel vedere quella San Leone di metà agosto così silenziosa, così piatta e morente. I Ferragosto, con buona pace di quegli ambientalisti che non vanno mai oltre il proprio punto di vista, si possono continuare a festeggiare se una amministrazione sa come gestirlo ovviamente sotto il segno delle regole. Questo è stato sicuramente un ferragosto da non ripetere, basta chiedere a qualsiasi agrigentino che vi risponderà: “Questo ferragosto si ricorderà … “ Si ricorderà come il più brutto ed inesistente ferragosto di sempre.”

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